Gli alibi di un governo “maledetto”

120323governo1Lo chiama "governo maledetto", ed ha ragione. Ma più che un autocritica quella di Monti appare come una palese difesa dell'operato di un esecutivo che ha reso ancora più incerta la situazione politica del Nostro paese. Si rifugia dietro il paravento della tecnocrazia attaccando i partiti, quasi ne fosse escluso. Non è così e lo sappiamo benissimo! Se si fosse trattato di un vero tecnico avrebbe compreso e messo in pratica provvedimenti equi, distanti da ogni logica di appartenenza,

Silenzio, parla Draghi!

Mario-DraghiMentre cresce l'attesa per l'esito delle consultazioni elettorali in Sicilia, evento che potrebbe fornire dati estremamente interessanti, la Finanza europea lancia il suo attacco.  Udite udite, a farlo è niente meno che Mario Draghi. Forse qualcuno ha sottovalutato l'importanza ed il ruolo (o il compito?) del presidente della Banca centrale europea. Sono i numeri a fare i fatti, e forse anche a decidere, specialmente in un momento storico come questo, lo stesso destino delle popolazioni.

Quando la realtà conta più degli “annunci”

berlusconi_riflessioneBerlusconi conquista ancora una volta la pole position nelle prime pagine dei quotidiani. La cronaca, almeno per quanto ci riguarda, potrebbe (e dovrebbe) finire qui. E' vero che si parla volente o nolente, dell'uomo che per diciotto anni ha monopolizzato la scena politica italiana, così come altrettanto innegabile è il fatto che non si può dimenticare quello ha significato e comportato. Tuttavia, le considerazioni che soprattutto a livello politico dovrebbero essere fatte, sono ben altre.

Israele schiera la flotta contro Estelle

Riuscire a scrivere senza avvertire un nodo che ti stringe lo stomaco è davvero difficile. Alle 10,30 di ieri, sabato 20 ottobre, la nave-veliero Estelle, con a bordo attivisti per i diritti umani e addirittura membri del parlamento di diverse nazionalità europee, è stata attaccata in acque Internazionali dalle navi da guerra Israeliane. Il cargo pacifista era diretto a Gaza, la striscia ormai conosciuta come terra di sofferenze e di morte.

Vendola sfida Monti. Salta il patto di stabilità in Puglia

vendola4Fatti, e non parole. Incurante di chi (tal Matteo Renzi da Firenze..) annuncia proclami e cambi di fase che dovrebbero portare alla presentazione di veri e propri programmi, Nichi Vendola trasforma le parole in atti concreti. Lo ha fatto ieri (giovedì 18 ottobre, ndr.) con l'annuncio alla stampa della decisione della giunta regionale di violare il patto di stabilità per la spesa europea.

Mentre Renzi latita, il "suo" partito cambia le regole dello Statuto

assemblea naz. PDL'Assemblea nazionale del PD modifica lo statuto e tutti vissero felici e contenti. Ma è proprio così?  In realtà era la sola maniera che i Bersaniani potevano avere per non rischiare di perdere la corsa prima di staccarsi dai blocchi di partenza. Chi sottovaluta la scaltrezza rampante del sindaco di Firenze, al secolo Matteo Renzi, dovrebbe ricredersi ampiamente. Sa quel che vuole e dove può arrivare. 

Assemblea Onu: Obama si prepara alle Crociate!

USA UNITED NATIONS GENERAL ASSEMBLY Assistiamo alla stessa farsa da decenni, eppure la trama riesce a colpire egualmente il "cuore" dell'opinione pubblica!
Culture secolari, religioni, e costumi altrettanto antichi, rimangono ogni volta imprigionati nel mirino di un meccanismo che privilegia la tutela del sistema Occidentale.
Ormai c'è la tendenza (voluta?) a generalizzare, non pensando che il "buono" e il "cattivo" esiste in ogni dove.

Hollande, investitura ufficiale all' Eliseo. Un vento nuovo soffia sull’ Europa?

sarkozy-hollande-victory-dayLa mattina dell'incoronazione. In una cornice bagnata dalla pioggia Francois Hollande si è insediato oggi quale presidente della Quinta repubblica francese. Il primo passo ufficiale è iniziato con l'omaggio al milite Ignoto all'Arco di Trionfo, al quale ha fatto seguito il giuramento all'Eliseo ed il tradizionale corteo tra la Gente a bordo di una Citroen DS decapottabile, moderna ed ecologica, da Lui stesso fortemente voluta. Ai più è apparso come un inizio all'insegna della sobrietà e della concretezza.

Pompei, nuovo caso di suicidio: conseguenza di una condizione sociale diffusa e non più sostenibile?

suicidio2Ancora un episodio di suicidio. Questo pomeriggio a Pompei, Arcangelo Arpino, imprenditore 63enne, si è sparato con una pistola calibro 7,65 regolarmente denunciata, nel piazzale del parcheggio di un Santuario. Il decesso è avvenuto poco dopo nell'ospedale di Castellammare di Stabia. Vorremo fermarci qui, perché è già rilevante il fatto che un'altra vita sia scomparsa. Da quel che è dato sapere ha lasciato due lettere, in una delle quali si rivolge alla Madonna scusandosi per il gesto compiuto e pregandola di aiutare la famiglia, e nell'altra rivolge accuse ad Equitalia per le diverse cartelle esattoriali inviate. In quest'ultima parla anche di un altro episodio che riguarda ancora l'Ente di riscossione collegandolo ad un commercialista con il quale probabilmente lo stesso imprenditore aveva avuto un rapporto di lavoro. Sono particolari da chiarire ovviamente, sui quali gli investigatori stanno svolgendo indagini, ma che tuttavia riportano l'attenzione al dramma sociale che sta allargandosi a macchia d'olio e in forme assolutamente devastanti. Le accuse incominciano a levarsi da più di una parte. Abbiamo visto le reazioni dello stesso Pdl e di Berlusconi dopo le parole pronunciate da Monti nel corso di un dibattito a Roma nei giorni scorsi. Il Premier ha poi voluto precisare che non si riferiva ai suicidi dei quali, afferma "non mi permetterei di parlare in un contesto come questo", ma di "conseguenze umane", sottolineando che "non mi si era riferito a nessun particolare governo".
Resta il fatto che c'è un disgregamento sociale che getta nello sconforto tantissime persone e non può essere sottovalutato. L'Ente di riscossione dello stato, Equitalia, è nel mirino di molti. Perché, ci chiediamo, non deve essere fatta chiarezza sull'operato di questo? Nessuna accusa ma la situazione non può che richiedere un tempestivo intervento al fine di far luce sulla regolarità del lavoro fatto in questo ambito. La situazione ci consegna un quadro di ampio e diffuso disagio, spesso collegandolo proprio alla stessa Equitalia. A denunciarlo apertamente è lo stesso Gigi Bonfanti, segretario generale della Fnp-Cisl che non si fa scrupoli ad affermare come sia "assolutamente inconcepibile ciò che Equitalia ha fatto ai danni di alcuni cittadini di Catanzaro che si sono ritrovati con pensioni e paghe improvvisamente pignorate". Nella nota diffusa alle agenzie Bonfanti prosegue puntando il dito sul fatto che "Non è possibile che un pensionato o un lavoratore, sulla base di una decisione assolutamente arbitraria, si possa ritrovare improvvisamente privato di quella che, a volte, rappresenta l'unica fonte di sostentamento senza poter in alcun modo difendersi; una norma che presenta carattere di dubbia costituzionalità, in merito alla quale chiediamo si faccia chiarezza".
Può dirsi dunque estraneo a tutto questo, un governo che fin dall'inizio del suo mandato ha puntato prevalentemente sull'etica del rigore? La stessa Fornero ammette la durezza dei provvedimenti presi specificando che era però impossibile fare diversamente. Come dire, "assumete questo farmaco se volete salvarvi la vita, malgrado dia effetti collaterali che rischiano di portarvi conseguenze gravissime". Forse è ora che si capisca che siamo Persone, e in quanto tali viviamo molto del riflesso che ci viene dall'esterno che in questo caso potremo identificare nella società regolata attraverso leggi e provvedimenti sempre più restrittivi. Il rispetto per la vita umana, ultimo ma non per importanza il caso dell'imprenditore di Napoli suicidatosi questo pomeriggio, ci impone di vedere oltre la notizia di cronaca. Lo stato sociale sta andando incontro ad una vera e propria dissoluzione, dando ragione al premio Nobel per l'economia Paul Krugman, che insieme ad altri suoi illustri colleghi hanno lanciato recentemente un appello allo stesso Obama. E' proprio in questo contesto di sgretolamento dello stato sociale che finisce l'aspettativa e la tutela dei diritti del Cittadino. Primo tra tutti quello di vivere una vita "possibile"!
In una nota rilasciata lo scorso Martedì, il premier Monti affermava che "Le sofferenze economiche e sociali che derivano da questa crisi sono grandi, sono visibili, sono evidenti anche se si sono accompagnate finora ad un grande senso di responsabilità dei cittadini nel capire e devo dire di gran parte delle forze politiche nello spiegare. Il governo si adopera per immaginare ogni tipo di temperamento delle conseguenze sociali della crisi. Deve anche chiedersi, e questa è la cosa che dà più pena a chi deve riflettere e prendere la decisione, se un ampio e immediato rilascio della pressione al risanamento non finirebbe per comportare, sull'arco di un tempo un po' più lungo, conseguenze umane ancora più grandi".
Meglio 100 morti oggi che 2000 domani? Forse sarebbe meglio che l'uomo di ghiaccio, l'ex rettore della Bocconi, chiamato a gran voce da chi ha politicamente fallito il proprio compito durante questi ultimi 15 anni, provasse a darsi qualche risposta anche questa sera. Dopo l'ennesima, atroce fine, di una Persona che lascia la propria Famiglia nel dolore e nello sconcerto. 



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Palermo: in discussione il conteggio dei voti. Legge male interpretata o siamo su “scherzi a parte”?

leoluca orlandoNon cambia il significato politico di una scelta che vede comunque Leoluca Orlando come la vera sorpresa di queste Amministrative palermitane. L'impressione è che si voglia creare confusione sulla probabile affermazione del candidato a sindaco sostenuto, oltre che dal suo partito, l'Idv, anche dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi.
La confusione sembra essere scaturita dal presunto errore d'interpretazione della nuova legge elettorale, la n.6 del 2012 che si sovrappone alla 35 del 1997, varata dalla Regione Sicilia. In sostanza, per la Regione il conteggio va fatto sul numero dei voti validi, per i comuni invece, il calcolo si basa sulle sole preferenze attribuite ai sindaci. "Nel regolamento che ci è stato fornito - si apprende da un presidente di sezione elettorale a Palermo - era specificato che da quest'anno non vale più il voto di trascinamento, ma solo da un'attenta lettura del verbale si poteva desumere che era necessario inserire anche i voti solo per il sindaco e poi solo per le liste (senza preferenze). Questo ha rallentato in moltissimi casi lo scrutinio e alcune sezioni hanno dovuto cominciare da capo". Le reazioni non si sono fatte attendere.

Mentre Orlando parla di "vulnus della democrazia. Noi andiamo avanti lo stesso - prosegue il candidato di Idv - Fds e Verdi - Eventualmente ci sarebbe un problema per i consiglieri comunali, alcune liste che al momento hanno superato lo sbarramento del 5 per cento non sarebbero rappresentate in consiglio, questo sarebbe un vulnus". A rincarare la dose, Pippo Russo, segretario Idv di Palermo: "Apprendiamo di una interpretazione della normativa elettorale da parte della Regione tanto bizzarra, quanto aberrante, che vorrebbe tener conto delle schede bianche per il calcolo delle percentuali riportate dai candidati sindaco". L'esponente di punta dell'Idv palermitano continua aggiungendo che "Non possiamo che sottolineare l'assoluta bizzarria di tale interpretazione, evidenziando che comunque, se fosse confermata andrebbe applicata tanto ai candidati sindaco quanto alle liste per il Consiglio comunale le cui percentuali andrebbero ricalcolate tenendo presente l'altissimo numero di schede bianche per il Consiglio (cioè le circa 45.000 schede che riportavano solo il voto per il sindaco e vanno quindi considerate bianche per il Consiglio)". Russo evidenzia ancora quanto sia "Importante sottolineare che in tal modo, mentre non cambierebbe la sostanza del voto sul sindaco, sarebbe stravolta la geografia del consiglio comunale. Da un calcolo da noi fatto, applicando tale bizzarra interpretazione della Regione, a Palermo ci sarebbero ancora meno liste che supererebbero il 5%, facendo saltare per esempio le liste "Amo Palermo", "Cantiere Popolare", "Grande Sud", "Ora Palermo" e mettendo a rischio le liste del Pd e dell'Udc. La speranza che tutti i nodi vengano sciolti è ora nelle mani dell'assessore regionale per le autonomie locali, Caterina Chinnici, che in una nota afferma che gli uffici "stanno provvedendo a fare le verifiche del caso per sciogliere i dubbi sulla differente interpretazione della norma elettorale". Resta l'inquietante interrogativo: ma siamo davvero su "Scherzi a parte"?





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Monti, dopo Sarkozy nuovo “socio” della Merkell. Quale futuro per l’Italia?

Mario Monti e Angela Merkel a BerlinoFiumi di inchiostro stanno monopolizzando il mondo dell'informazione. L'incoronazione a Presidente della Repubblica di Francois Hollande, tiene ovviamente banco. E' giusto che ci sia attenzione e speranza, ma non è così semplice prevedere ciò che accadrà in Europa malgrado l'importante risultato ottenuto dalla sinistra francese. Il dato certo è che si è incrinato l'asse franco-tedesco, ma non si può certo dire che la vittoria della sinistra francese costituisca la soluzione definitiva

Sarkozy in affanno. Il confronto televisivo con Hollande atteso da milioni di francesi.

confronto tv sarko vs hollandeUna serata diversa, quella di questa sera, per il Cittadino francese. I due contendenti allo scettro di Presidente della Repubblica, ovvero Nicolas Sarkozy e Francois Hollande, si sfideranno in un confronto televisivo che molti giudicano essenziale per spostare il consenso degli indecisi. La situazione è tutt'altro che delineata e prevedibile.

Francia al voto: la sinistra sogna, l'Europa spera…

Hollande1Il primo round delle Presidenziali francesi è dunque andato a Francois Hollande. L'appuntamento Francese non è un evento qualsiasi e potrebbe davvero cambiare il corso di un lungo periodo storico che attraversa l'Europa da anni, segnato da una profonda crisi sistemica oltre che finanziaria. Negli editoriali comparsi questa mattina (23 aprile, ndr.) si usano termini intrisi di stupore per la battuta d'arresto del Presidente uscente Sarkozy.

Lacrime padane. Roma, accogliente per anni, ritorna ad essere “ladrona”!

senaturLa preoccupazione più grande è rivolta a quel distacco che il Cittadino amplierà di fronte all'ennesimo esempio di "mala politica". In una democrazia il garantismo è d'obbligo, ma ovviamente le premesse non sono incoraggianti nei confronti del "capo" delle truppe politiche padane. Esiste un limite anche all'irruenza e all'arroganza, e Bossi, il Senatur, sta forse superando anche questo. Per anni ha condiviso, accettato, e sostenuto, anche se sarebbe interessante conoscerne i particolari, una politica governativa che ha devastato l'Italia. O forse sarebbe meglio dire senza incertezze che senza il suo sostegno lo scempio politico portato avanti dal Cavaliere non sarebbe avvenuto. Oggi in risposta alle accuse che gli sono state rivolte, lo stesso Senatur grida ancora Roma ladrona! Come si può definire un simile atteggiamento? Fino al momento in cui era al governo non diceva che Roma era “ladrona”, ma anzi, ci andava volentieri permettendosi di mostrarsi sprezzante nei confronti di tutti coloro che non erano allineati al (suo) potere.
Fa sorridere il pianto di un uomo che ha le stesse colpe di quel Berlusconi che ha tenuto politicamente in vita fino all'ultimo secondo, e per anni! Oggi piangere è diventata una moda. Ma gli italiani, saccheggiati, impoveriti, offesi e privati di molte opportunità, cosa dovrebbero fare? Le agenzie ci raccontano dell'emozione di una "platea" che non ha retto alle lacrime del "capo". Il capo?? Non ci deve interessare oggi quelli che sono fatti da provare. Lo abbiamo scritto più volte che la colpa deve essere accertata e provata. Ma non passiamo sopra ad un atteggiamento che ha dell'incredibile. Non ci interessa se lo stesso "capo" ha probabilmente preso in giro i suoi stessi "soldati", quanto ciò che quest'uomo ha fatto politicamente contraddicendo quei principi che demagogicamente andava sbandierando. Ed oggi abbiamo la riprova che si trattava di pura e semplice demagogia, rozza e pericolosa! Proviamo poca comprensione verso chi è stato complice di un malgoverno durato per anni. Tra le sue fila sono state partorite idee tramutate in leggi barbare, assurde, tanto da venir definite dai suoi stessi collaboratori (Calderoli se ci sei batti un colpo!) addirittura con termini quali "porcate".
Bene, è giunta quindi l'ora in cui anche il "capo" debba pensare a diventare adulto. Le lacrime siano messe da parte e sia fatta chiarezza su qualcosa che forse potrebbe portarci a capire meglio i meccanismi attraverso i quali, il Popolo italiano, (e non uno sedicente spicchio di Territorio neo ribattezzato), ha potuto subire di tutto e di più.

Fornero continua imperterrita l'avanzata. Sale la preoccupazione di chi vuol difendere i diritti acquisiti

Fornero da FazioMentre dall'Estero anche la stampa, vedi Financial Times, non manca di alimentare il fuoco sotto la cenere, la ministro Elsa Fornero continua la sua marcia forzata e ostinata sulla via della riforma del lavoro. Assicura attraverso le agenzie di stampa che dovrebbe essere già pronta per domani. Ma intanto prosegue una vera e propria propaganda sull'argomento (segno di debolezza nei contenuti espressi) che già da febbraio scorso era arrivata a dipingere questa riforma come il toccasana persino per offrire più vantaggi alle donne. Ci chiediamo dove, in che modo, e attraverso quali provvedimenti possa avvenire questo. Sicuramente non attraverso l'abolizione dell'Art.18 che semmai indebolisce maggiormente il ruolo delle stesse donne nell'ambito del lavoro. Forse la Sig.ra Fornero non ha ben compreso (o non vuol comprendere) quali siano i risultati della precarietà e su quali "figure" sociali si è abbattuta maggiormente questa crisi. Sale ancora, alla "borsa del dubbio", l'incertezza e lo scetticismo dello stesso Bersani. Il segretario del Partito Democratico non stacca la mano dal freno a mano: "“In questi giorni ho cercato di lanciare messaggi di ragionevolezza, ma per ora non c'è nessuna concreta novità sulla riforma del mercato del lavoro e in particolare sull'articolo 18”. Lo stesso Bersani aveva proposto misure alternative con il chiaro scopo di "tamponare le falle" contenute nella Riforma proprio sul capitolo del trattamento di fine rapporto. In pratica la vecchia frase "niente di nuovo sul fronte... della Riforma", è ancora in vigore. A quanto sembra le intenzioni del governo, Fornero e Monti in testa, sono le stesse. Susanna Camusso, segretaria della Cgil, rilancia ovviamente la sua linea in contrapposizione con quella del progetto governativo. Si continua a parlare di scioperi e di proteste diffuse. Più ottimista sembra essere Enrico Letta, vicesegretario dello stesso PD. Il buon Letta sogna ancora la possibilità di correggere alcuni punti del testo che verrà presentato in Parlamento. In realtà non si tratta di "roba di poco conto" né di punti sporadici, quanto semmai di una concezione conservatrice che aprirebbe le porte a una deregolamentazione del mondo del lavoro che priverebbe gli stessi lavoratori dei diritti fondamentali finora acquisiti. L'esempio più eclatante viene dall'episodio della "controversia" Marchionne. Tre sindacalisti licenziati e poi riassunti dopo la decisione del Tribunale. Ma in che modo? Il Sig. Marchionne si è permesso di imporre a questi lavoratori l'ottenimento del loro solito stipendio a patto che non mettessero più piede in Fabbrica! Immaginiamo dunque se l'Art. 18 fosse stato abolito, quale potrebbe essere il destino di queste Persone?! Eppure lo stesso Premier, ben coadiuvato dal presidente della Repubblica Napolitano, ha sempre minimizzato sulla questione dei licenziamenti facili, promettendo una vigilanza attenta ed escludendo episodi come quello citato. Come possiamo vedere la credibilità viene rapidamente a mancare. Contemporaneamente le crepe non tardano a far capolino neppure in Parlamento. Lo stesso Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, forse non proprio attento al vero significato delle sue dichiarazioni, ha comunque sollevato alcune ipotesi che fanno riflettere: "Sono pronto a scommettere che una gran parte dei licenziamenti economici si ribalteranno in quelli discriminatori ma i giudici del lavoro saranno bravissimi ad aggirare l'ostacolo". Fiducia a priori sulla funzione dei Giudici quindi, ma anche indicazione della veridicità di un possibile percorso che è facilmente ipotizzabile! L'esponente del PDL continua, e sempre sull'articolo 18 afferma che "Sarà il caso di riesaminare qualche altro aspetto riguardante i licenziamenti disciplinari, dove la scelta del giudice è molto vincolata ma non sarà' difficile trovare una soluzione". L'ottimismo viene invece sostituito dal buonsenso di chi si chiede ancora quali benefici portino questi nuovi paventati provvedimenti in funzione di un miglioramento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Non si capisce cosa lega l'articolo 18 allo sviluppo di opportunità nuove in “ingresso”.
Il "panzer" guidato da Lady Fornero continua dunque la sua avanzata senza lasciare intravedere spiragli diversi da quelli finora proposti. Parlare del vissuto delle Persone, sia pure che si tratti di un Ministro, è sempre difficile, ma certamente in molti continuano a chiedersi il perché di tante lacrime sparse, quando poi a queste hanno fatto seguito atteggiamenti intrisi di una decisione ed una determinazione raramente riscontrabili. Sono solo i fatti, come ben si vede, che possono parlare.




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Alta velocità: il governo motiva, il Territorio risponde!

no tavQuesta mattina la Camera ha approvato la mozione unitaria per le iniziative volte a finanziare le opere e gli interventi previsti dal piano strategico per il territorio interessato dalla Tav Torino Lione. Il testo è stato approvato con 390 voti favorevoli, l'astensione dell'Idv e un solo voto contrario, quello di Fabio Granata di Fli. Interessante, o meglio, importante ai fini della comprensione di ciò che sta accadendo sul fronte di questa "assurda contesa", cercare di capire

Monti sponsor di se stesso, lancia un monito ai partiti ma “santifica” Berlusconi!

b. e montiIl Premier mostra il suo vero volto. Lo fa sparando attraverso le agenzie di stampa, usando la comunicazione per far sapere che è più forte dei partiti. Non riflette però sul fatto che sono stati proprio Loro a chiamarlo a svolgere questo compito. Inutile che l'ex Preside della Bocconi si mascheri da tecnico quando sta facendo più politica del politico più consumato! Non sembra essere più l'uomo che si era messo a disposizione del Parlamento, quanto Colui il quale mostra spavaldamente un volto deciso che lo aiuta nell'esternare affermazioni che non lasciano dubbi. Dall'altro capo del Mondo giungono le sue dichiarazioni che hanno il chiaro sapore di un monito nei confronti degli stessi partiti che lo hanno fortemente voluto: "Nonostante il calo degli ultimi giorni, a causa delle misure sul mercato del lavoro, il governo gode di un forte consenso nei sondaggi di opinione, ma i partiti no", afferma infatti lo stesso Premier. Si cautela sottolineando che il compito dell'esecutivo tecnico "è e deve essere un'eccezione, quindi la vita politica tornerà ai partiti", ma subito riprende lo scettro e lancia in resta, detta il suo duro segnale: "Quando però Questi torneranno al potere saranno un po' diversi perché più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance da parte degli italiani, mentre in passato l'offerta è stata carente".
Su quali basi poggiano queste riflessioni non è dato saperlo. Evidentemente Monti non vede, non sente e se c'era dormiva! Da mesi non passa giorno in cui non ci sia una protesta, uno sciopero, una dimostrazione; le trattative con le parti sociali e le Forze politiche sono sempre altalenanti e trovano ampio sconcerto tra i Cittadini che sono stanchi di essere trattati come le ultime ruote del carro. L'Italia di Monti sta diventando sempre di più un paese a due velocità con un divario tra ricchezza e povertà che ha ampliato la sua forbice. Si parla solo di tasse e tagli, che oltretutto colpiscono prevalentemente i lavoratori dipendenti. Si è voluto, inspiegabilmente, rinunciare all'applicazione di una patrimoniale sui "mega redditi"; si parla solo ed esclusivamente della fase in uscita dal mondo del lavoro come se questa fosse la soluzione che crea nuove prospettive!? Ma di quale consenso sta parlando quest'Uomo?? Addirittura ripesca e rivaluta l'uomo politico che negli ultimi anni ha devastato l'Italia facendola diventare lo zimbello d'Europa. Il riferimento di Monti alla "saggezza" di un leader come Silvio Berlusconi, definito come l'uomo al quale si dovrebbe riconoscenza per essersi dimesso "senza essere stato battuto in Parlamento" ha veramente qualcosa di incredibile.
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla collocazione politica di questo "Tecnico" intriso di valori candidi e circoscritti solo ai numeri, è servito! Le conclusioni di queste incredibili dichiarazioni fanno riferimento alla speranza che "Questo sia un anno di trasformazione per Italia, non solo per rimediare alle cause della crisi, ma per consolidare la situazione finanziaria e per porre le basi di una crescita più forte".
Ricapitolando: monito ai partiti, accusa alle precedenti gestioni politiche, santificazione del passato governo Berlusconi! La contraddizione è oltretutto evidente: Monti critica i partiti che hanno "lavorato" in questi ultimi anni e poi elogia il Cavaliere. Ci chiediamo se queste note rilasciate dal Premier alla stampa verranno lette anche in casa PD. Ci chiediamo ancora, se il marchio politico indelebile che queste dichiarazioni portano con sé, verrà preso in considerazione dal maggior partito della sinistra presente in Parlamento! Ci chiediamo infine (e tremiamo al solo pensiero!) che cosa avverrà quando gli Eletti dovranno alzare la mano per votare questa scellerata riforma del lavoro proposta dallo stesso governo Monti.  Se la politica onesta vuole recuperare credibilità non può votare a favore di una proposta che ripercorre palesemente il solco in cui sguazzava il precedente governo Berlusconi. Non è solo un semplice augurio, quanto una vera e propria speranza! Se non ci sarà una vera presa di coscienza su quella che si presenta come una situazione drammatica, l'Italia dei lavoratori e di chi crede nel lavoro come valore e fonte di vita, svanirà come neve al sole. La perdita dei diritti acquisiti in decenni di lotte infliggerebbe un colpo letale alla società italiana e non produrrebbe alcun tipo di prospettiva futura. In silenzio Berlusconi se la ride. Spavaldamente Monti e la Fornero sguainano la spada pronta a brandirla contro chi si opporrà ai loro voleri.




Riforma del lavoro: avanti tutta! Esiste ancora il Parlamento?

Il dato è certo, le problematiche del Lavoro ed in particolare la questione dell'articolo 18, hanno bisogno di una condivisione e di una convergenza ampia, e non di una prova di forza unilaterale. Il Presidente della Repubblica si è ancora una volta espresso dando più che una semplice impressione di fare sponda a possibili (se non quasi certe) decisioni assunte dal governo. "Quello delle crisi aziendali è il problema più drammatico, le aziende chiudono e i lavoratori rischiano di perdere il posto", ha spiegato Napolitano. E tutto ciò succede non a causa "dell'articolo 18 ma attraverso il crollo delle attività produttive". La confusione che si sta generando sembra più che certa. In risposta alla parole del Presidente non sono mancate quelle rilasciate dal capogruppo alla camera Massimo Donadi che non ha mancato di sottolineare l'insensatezza della decisione del governo: "Ha ragione Napolitano quando dice che il problema principale è la crisi che porta migliaia di aziende a chiudere ogni anno. Come dimostrano i 100.000 licenziamenti collettivi l'anno che ci sono stati dall'inizio della crisi ad oggi. Oltre ai 600.000 che stanno per arrivare per le aziende che hanno ormai concluso tutto il periodo di cassa integrazione e di mobilità. Il parlamentare dell'IDV non fa sconti e rilancia affermando che "Questa pseudo-riforma toglierà soltanto diritti e tutele a chi già oggi ne ha poche di fronte alla gravità della crisi e non rafforzerà in nessun modo le aziende italiane. L'eliminazione dell'Art.18, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, produrrà soltanto due cose: tensioni sociali e maggiori licenziamenti e, con riferimento a questi ultimi, una generalizzata 'rottamazione dei cinquantenni". 
Il fronte politico sembra frammentato, ma in realtà, quando si pone la domanda sull'appoggio al governo Monti, rispuntano gli istinti velleitari che hanno mosso a suo tempo gli stessi sponsor della “soluzione tecnica” da affidare a Monti (con il PD ovviamente in testa!).  Crediamo sia necessario che le parole dello stesso Presidente della Repubblica siano analizzate bene e meglio, specialmente quando, rivolgendosi alla stampa, afferma di "Non credere al fatto che noi stiamo per aprire le porte ad una valanga di licenziamenti facili sulla base dell'articolo 18". Ci chiediamo su quali basi lo stesso Napolitano, di fronte alla preoccupazione dilagante nel Paese, risponde ai giornalisti affermando che "Bisogna sapere a cosa si riferisce l'articolo 18". C'è una netta discordanza tra Napolitano (che parla di "non conoscenza del significato dell'art.18) e la posizione sia dei sindacati che di storici conoscitori dell'argomento quali Sergio Cofferati che non mostra dubbi in proposito: "Lotta dura e cambiamenti profondi da parte del governo sulla riforma del lavoro. Se non avverranno il PD deve votare contro il testo annunciato. Così com'è non può essere votato dai democratici". L'europarlamentare del PD rincara la dose affermando che "Aggiustamenti piccoli potrebbero non bastare". Lo storico ex leader della Cgil spiega che "la discussione sul mercato del lavoro è fuorviante, e che il tema principale è la crescita", a dimostrazione del fatto che "Monti impegna le sue energie a discutere la riorganizzazione di una cosa che non c'è. Questa cosa che manca è il lavoro".  La "creatura" del nostro sistema politico parlamentare sta forse diventando più forte dei suoi antichi sostenitori? O forse lo è sempre stato? Le divisioni nel PD ne sono la testimonianza. Vannino Chiti, personaggio storico di questo Partito, afferma di non voler votare un provvedimento sul lavoro di quella fatta. Bersani si dichiara dalla parte dei lavoratori ma non ufficializza alcun tipo di richiesta che corrisponda ad una posizione unitaria del suo stesso partito e da tempo ha lasciato a Monti l'onore e l'onere di fare e disfare. A fargli notare la netta contrarietà della sinistra è lo stesso Nichi Vendola leader di Sinistra Ecologia e Libertà: "Il PD dovrebbe togliere la fiducia a Monti per non vedersi tolta la fiducia da parte dell'elettorato. Non è in gioco un qualunque ingrediente del teatrino della politica è in gioco un pezzo della civiltà del Paese. Se il Governo Monti dovesse mantenere la sua ossessione ideologica, se continuasse ad andare contro i diritti dei lavoratori - aggiunge il Presidente della Puglia - il PD dovrebbe votare contro la fiducia. Noi non possiamo immaginare che i partiti siano delle mummie. Bisogna seppellire quelle culture che per 30 anni hanno ferito e impedito il futuro del nostro Paese. Il mondo del lavoro sta affogando nell'acqua sporca da troppo tempo. Negli ultimi 30 anni i redditi da lavoro subordinato hanno visto diminuire il proprio peso. La ricchezza si è trasferita dal lavoro alla rendita. Nell'economia, la finanza ha preso il posto del lavoro. L'Europa intera deve fare i conti con le nuove povertà. Il lavoro è come una porta girevole, si entra e si esce. La precarietà è presentata come una catastrofe. Ma chi l'ha portata questa precarietà? La cicogna? La politica non ha la colpa di essere una casta ma di essere il maggiordomo della casta". Mentre Bersani alza gli scudi a protezione del governo che ha fortemente voluto, rispedendo al mittente le dichiarazioni di Vendola, sempre da sinistra echeggia tuonante la voce del segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: "Il popolo italiano ha ormai la consapevolezza che gli avevano raccontato che c'era un film e invece ne hanno trovato un altro". Secondo Ferrero "le prossime settimane peseranno molto o in bene perché il popolo riprenderà in mano il suo destino, oppure in male perché passa l'annichilimento. Saranno settimane decisive e noi saremo là ad organizzare la rivolta contro questa politica".  Una girandola di comunicati, di dichiarazioni, di "si", "ma", però", che finisce con la solita farsa dipinta dallo stesso segretario del PD: "La riforma del mercato del lavoro messa a punto dal governo può e deve essere corretta in Parlamento". Bersani specifica ancora una volta (e questo non può che essere visto come preoccupante!) che la riforma contiene molti elementi positivi".
A quale Bersani (o "anima" del PD) bisogna credere? Al paladino dei lavoratori, o a colui il quale esalta il lavoro fatto dallo stesso Parlamento? La selva di dichiarazioni da Lui stesso rilasciate non sono incoraggianti, specialmente quando afferma che: "In tutti i decreti arrivati, ovviamente il Parlamento è intervenuto, su tutti ha sempre modificato qualcosa. Io sono sicuro sul fatto che si vorrà ragionare, se no chiudiamo il Parlamento, ma non so se così i mercati si tranquillizzano. Il Parlamento c'è quindi discuteremo". 
Possiamo quindi affermare con sicurezza che il Parlamento esiste ancora? Quali sono e come si presentano le forze politiche che ne fanno parte? La Signora Fornero è stata chiara: "Nessuna marcia indietro» e nessun cedimento a pressioni!". Se Bersani individua nelle forze politiche presenti in Parlamento la diretta espressione del voto e della volontà Popolare, bè, allora faccia il suo mestiere e tenga conto che non possono essere accettati diktat basati su convinzioni che in realtà non sono suffragate da una vera maggioranza. Sempre che non si voglia preferire a questo la politica dell'inciucio e delle mezze verità.




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Consigliere comunale ferito gravemente a Torino. L'episodio richiama l'attenzione del Governo.

agguato musyQualcosa non convince. Il gesto è grave, ferma e indiscutibile la condanna verso l'agguato che ha colpito gravemente il consigliere comunale di Torino, Alberto Musy, in quota UDC. La cronaca sarebbe ovviamente semplice, oltre che conosciuta e ormai diffusa, ma il contorno che si agita su questo episodio desta più di un dubbio.  Il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri, convoca urgentemente una riunione del comitato nazionale per l'ordine pubblico.

Sciopero Fiom: cadono le ultime resistenze nel PD. L'unità del centrosinistra sembra allontanarsi ancora di più!

fiom-scioperoSinceramente non è facile esprimere una valutazione sui meccanismi in atto, ma la cosa certa è che il PD sta veramente avviandosi lungo una china disastrosa, per il paese e per la sua stessa politica. In molti stavano guardando a Stefano Fassina con speranza, come a colui il quale (malgrado abbiamo a suo tempo doverosamente ricordato che è pur sempre il Direttore scientifico di NENS, il periodico di Bersani & Visco) poteva mantenere saldo l'anello di congiunzione con una vera politica di sinistra. Così non sembra più. All'indomani dell'annunciata partecipazione allo sciopero della FIOM, il Responsabile economico dei Democratici ha fatto dietrofront! La motivazione sembra essere l'annunciata partecipazione allo sciopero di esponenti del movimento NO TAV. Il quadro si sta ormai definendo in tutta la sua chiarezza: siamo in presenza di una vera svolta a destra dello stesso PD. Sgombriamo il campo dagli equivoci, non è l'ossessione della collocazione politica in quanto tale, ma bensì la presa d'atto del fatto che sul palco di Roma la FIOM ha invitato tutti quei soggetti che ad oggi si riconoscono in un progetto alternativo al governo Monti. Così è se vi pare! Illustrando il programma della manifestazione, la stessa organizzazione sindacale dei metalmeccanici italiani ha indicato la presenza di Sandro Plano, presidente della Comunità montana della Val di Susa, di un rappresentante del Movimento per l'acqua, oltre ovviamente ai numerosi lavoratori metalmeccanici soprattutto appartenenti ai grandi Gruppi industriali quali Fiat, Fincantieri, Finmeccanica e Wagon lits. Significativa la presenza di Yannis Stefanopoulos, presidente del sindacato dei metalmeccanici greco (POEM) e di molti altri esponenti del mondo della cultura italiana. Il segretario della FIOM, Landini, non si nasconde dietro a un dito affermando che "La nostra manifestazione mette al centro la democrazia, il lavoro, inteso come numero di posti di lavoro e difesa dei diritti, la riconquista di un nuovo contratto nazionale degno di questo nome e la conferma della nostra contrarietà rispetto alle scelte della Fiat". Il mondo dei lavoratori che si riscontrano nell'alternativa al liberismo di Monti e Soci si ritroverà dunque compatto a Roma il 9 marzo. Questa è una linea politica precisa, sia pur portata avanti da un'organizzazione sindacale che comunque ha riscosso ad oggi l'adesione di molte altre forze politiche che vanno dall'IDV a SEL fino ai Comunisti di Rifondazione e della Federazione della Sinistra. Il no al liberismo Montiano è netto e lampante. Questo accade nel momento in cui le tensioni interne al maggior partito dell'ex opposizione parlamentare stanno implodendo con effetti devastanti. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, noto per le sue doti di equilibrio e buonsenso, è tra i più sorpresi e preoccupati per quanto sta accadendo nel suo stesso partito e non manca di sottolinearlo con tono diretto e sofferto: "Guardando allibito l'incredibile dibattito che si è aperto nel nostro gruppo dirigente nazionale, posso sommessamente far presente a tutti che tra 60 giorni si vota per le amministrative e che nei 28 comuni capoluogo e in centinaia e centinai di altri comuni andremo con un'alleanza di centrosinistra? Potreste anche solo un pochino farvi carico del fatto che ci sono migliaia di militanti e candidati che si stanno battendo per vincere contro la destra e che non è proprio un'idea geniale quella di sbranarsi con troppa facilità, attraverso le pagine dei giornali, proprio su questi temi e in questi momenti? Grazie. Ve ne saremo grati". Le frasi di Zingaretti richiamano l'attenzione sui recenti e aperti scontri avvenuti tra Enrico Letta e Bersani, le due "anime" del PD che sembra (su questo nutriamo ancora ulteriori perplessità) vogliano contendersi lo scettro della leadership dello stesso partito, o meglio, la titolarità di poter indicare la via politica che resta comunque sempre più tendente ad un avvicinamento verso il centro moderato. Si riaprono dunque i giochi all'interno del centrosinistra, e si mettono ancora una volta in discussione le paventate alleanze tra SEL, IDV e PD. Detto così sembrerebbe la fotografia di quarant'anni di obsoleta politica, ma nei fatti si parla di qualcosa di ben più sostanzioso: una linea del Piave che potrebbe decretare una spaccatura significativa nel quadro politico italiano. Le "spiegazioni" date da Bersani non reggono. Il PD non parteciperà allo sciopero di Roma cogliendo il pretesto della presenza di esponenti della NO TAV (andrebbe ricordato che il presidente della comunità montana della Val Susa, Sandro Plano, è iscritto al PD ed è stato sindaco di Susa) ed in quanto tale evidenzia il camuffamento del vero motivo di questa "rinuncia". Inutile affermare che "la piattaforma della FIOM per il 9 marzo non è contro il governo Monti ma coglie aspetti centrali delle rivendicazioni che lo stesso PD sostiene", perché questo non è assolutamente vero. La piattaforma rivendicativa della FIOM, come abbiamo scritto sopra, abbraccia un vasto arco di rivendicazioni che sono il cardine della contrarietà alla politica portata avanti dall'ex Rettore della Bocconi da tempo ormai nel cuore del Partito Democratico. La Telenovela continua, la saga di un partito dalle mille ambiguità prosegue tra lo stupore e lo sconcerto di moltissimi militanti e sostenitori. 




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