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Fornero continua imperterrita l'avanzata. Sale la preoccupazione di chi vuol difendere i diritti acquisiti

Fornero da FazioMentre dall'Estero anche la stampa, vedi Financial Times, non manca di alimentare il fuoco sotto la cenere, la ministro Elsa Fornero continua la sua marcia forzata e ostinata sulla via della riforma del lavoro. Assicura attraverso le agenzie di stampa che dovrebbe essere già pronta per domani. Ma intanto prosegue una vera e propria propaganda sull'argomento (segno di debolezza nei contenuti espressi) che già da febbraio scorso era arrivata a dipingere questa riforma come il toccasana persino per offrire più vantaggi alle donne. Ci chiediamo dove, in che modo, e attraverso quali provvedimenti possa avvenire questo. Sicuramente non attraverso l'abolizione dell'Art.18 che semmai indebolisce maggiormente il ruolo delle stesse donne nell'ambito del lavoro. Forse la Sig.ra Fornero non ha ben compreso (o non vuol comprendere) quali siano i risultati della precarietà e su quali "figure" sociali si è abbattuta maggiormente questa crisi. Sale ancora, alla "borsa del dubbio", l'incertezza e lo scetticismo dello stesso Bersani. Il segretario del Partito Democratico non stacca la mano dal freno a mano: "“In questi giorni ho cercato di lanciare messaggi di ragionevolezza, ma per ora non c'è nessuna concreta novità sulla riforma del mercato del lavoro e in particolare sull'articolo 18”. Lo stesso Bersani aveva proposto misure alternative con il chiaro scopo di "tamponare le falle" contenute nella Riforma proprio sul capitolo del trattamento di fine rapporto. In pratica la vecchia frase "niente di nuovo sul fronte... della Riforma", è ancora in vigore. A quanto sembra le intenzioni del governo, Fornero e Monti in testa, sono le stesse. Susanna Camusso, segretaria della Cgil, rilancia ovviamente la sua linea in contrapposizione con quella del progetto governativo. Si continua a parlare di scioperi e di proteste diffuse. Più ottimista sembra essere Enrico Letta, vicesegretario dello stesso PD. Il buon Letta sogna ancora la possibilità di correggere alcuni punti del testo che verrà presentato in Parlamento. In realtà non si tratta di "roba di poco conto" né di punti sporadici, quanto semmai di una concezione conservatrice che aprirebbe le porte a una deregolamentazione del mondo del lavoro che priverebbe gli stessi lavoratori dei diritti fondamentali finora acquisiti. L'esempio più eclatante viene dall'episodio della "controversia" Marchionne. Tre sindacalisti licenziati e poi riassunti dopo la decisione del Tribunale. Ma in che modo? Il Sig. Marchionne si è permesso di imporre a questi lavoratori l'ottenimento del loro solito stipendio a patto che non mettessero più piede in Fabbrica! Immaginiamo dunque se l'Art. 18 fosse stato abolito, quale potrebbe essere il destino di queste Persone?! Eppure lo stesso Premier, ben coadiuvato dal presidente della Repubblica Napolitano, ha sempre minimizzato sulla questione dei licenziamenti facili, promettendo una vigilanza attenta ed escludendo episodi come quello citato. Come possiamo vedere la credibilità viene rapidamente a mancare. Contemporaneamente le crepe non tardano a far capolino neppure in Parlamento. Lo stesso Cazzola, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera, forse non proprio attento al vero significato delle sue dichiarazioni, ha comunque sollevato alcune ipotesi che fanno riflettere: "Sono pronto a scommettere che una gran parte dei licenziamenti economici si ribalteranno in quelli discriminatori ma i giudici del lavoro saranno bravissimi ad aggirare l'ostacolo". Fiducia a priori sulla funzione dei Giudici quindi, ma anche indicazione della veridicità di un possibile percorso che è facilmente ipotizzabile! L'esponente del PDL continua, e sempre sull'articolo 18 afferma che "Sarà il caso di riesaminare qualche altro aspetto riguardante i licenziamenti disciplinari, dove la scelta del giudice è molto vincolata ma non sarà' difficile trovare una soluzione". L'ottimismo viene invece sostituito dal buonsenso di chi si chiede ancora quali benefici portino questi nuovi paventati provvedimenti in funzione di un miglioramento dell'ingresso nel mondo del lavoro. Non si capisce cosa lega l'articolo 18 allo sviluppo di opportunità nuove in “ingresso”.
Il "panzer" guidato da Lady Fornero continua dunque la sua avanzata senza lasciare intravedere spiragli diversi da quelli finora proposti. Parlare del vissuto delle Persone, sia pure che si tratti di un Ministro, è sempre difficile, ma certamente in molti continuano a chiedersi il perché di tante lacrime sparse, quando poi a queste hanno fatto seguito atteggiamenti intrisi di una decisione ed una determinazione raramente riscontrabili. Sono solo i fatti, come ben si vede, che possono parlare.




Pubblicato su Dazebaonews.it

Monti sponsor di se stesso, lancia un monito ai partiti ma “santifica” Berlusconi!

b. e montiIl Premier mostra il suo vero volto. Lo fa sparando attraverso le agenzie di stampa, usando la comunicazione per far sapere che è più forte dei partiti. Non riflette però sul fatto che sono stati proprio Loro a chiamarlo a svolgere questo compito. Inutile che l'ex Preside della Bocconi si mascheri da tecnico quando sta facendo più politica del politico più consumato! Non sembra essere più l'uomo che si era messo a disposizione del Parlamento, quanto Colui il quale mostra spavaldamente un volto deciso che lo aiuta nell'esternare affermazioni che non lasciano dubbi. Dall'altro capo del Mondo giungono le sue dichiarazioni che hanno il chiaro sapore di un monito nei confronti degli stessi partiti che lo hanno fortemente voluto: "Nonostante il calo degli ultimi giorni, a causa delle misure sul mercato del lavoro, il governo gode di un forte consenso nei sondaggi di opinione, ma i partiti no", afferma infatti lo stesso Premier. Si cautela sottolineando che il compito dell'esecutivo tecnico "è e deve essere un'eccezione, quindi la vita politica tornerà ai partiti", ma subito riprende lo scettro e lancia in resta, detta il suo duro segnale: "Quando però Questi torneranno al potere saranno un po' diversi perché più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance da parte degli italiani, mentre in passato l'offerta è stata carente".
Su quali basi poggiano queste riflessioni non è dato saperlo. Evidentemente Monti non vede, non sente e se c'era dormiva! Da mesi non passa giorno in cui non ci sia una protesta, uno sciopero, una dimostrazione; le trattative con le parti sociali e le Forze politiche sono sempre altalenanti e trovano ampio sconcerto tra i Cittadini che sono stanchi di essere trattati come le ultime ruote del carro. L'Italia di Monti sta diventando sempre di più un paese a due velocità con un divario tra ricchezza e povertà che ha ampliato la sua forbice. Si parla solo di tasse e tagli, che oltretutto colpiscono prevalentemente i lavoratori dipendenti. Si è voluto, inspiegabilmente, rinunciare all'applicazione di una patrimoniale sui "mega redditi"; si parla solo ed esclusivamente della fase in uscita dal mondo del lavoro come se questa fosse la soluzione che crea nuove prospettive!? Ma di quale consenso sta parlando quest'Uomo?? Addirittura ripesca e rivaluta l'uomo politico che negli ultimi anni ha devastato l'Italia facendola diventare lo zimbello d'Europa. Il riferimento di Monti alla "saggezza" di un leader come Silvio Berlusconi, definito come l'uomo al quale si dovrebbe riconoscenza per essersi dimesso "senza essere stato battuto in Parlamento" ha veramente qualcosa di incredibile.
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla collocazione politica di questo "Tecnico" intriso di valori candidi e circoscritti solo ai numeri, è servito! Le conclusioni di queste incredibili dichiarazioni fanno riferimento alla speranza che "Questo sia un anno di trasformazione per Italia, non solo per rimediare alle cause della crisi, ma per consolidare la situazione finanziaria e per porre le basi di una crescita più forte".
Ricapitolando: monito ai partiti, accusa alle precedenti gestioni politiche, santificazione del passato governo Berlusconi! La contraddizione è oltretutto evidente: Monti critica i partiti che hanno "lavorato" in questi ultimi anni e poi elogia il Cavaliere. Ci chiediamo se queste note rilasciate dal Premier alla stampa verranno lette anche in casa PD. Ci chiediamo ancora, se il marchio politico indelebile che queste dichiarazioni portano con sé, verrà preso in considerazione dal maggior partito della sinistra presente in Parlamento! Ci chiediamo infine (e tremiamo al solo pensiero!) che cosa avverrà quando gli Eletti dovranno alzare la mano per votare questa scellerata riforma del lavoro proposta dallo stesso governo Monti.  Se la politica onesta vuole recuperare credibilità non può votare a favore di una proposta che ripercorre palesemente il solco in cui sguazzava il precedente governo Berlusconi. Non è solo un semplice augurio, quanto una vera e propria speranza! Se non ci sarà una vera presa di coscienza su quella che si presenta come una situazione drammatica, l'Italia dei lavoratori e di chi crede nel lavoro come valore e fonte di vita, svanirà come neve al sole. La perdita dei diritti acquisiti in decenni di lotte infliggerebbe un colpo letale alla società italiana e non produrrebbe alcun tipo di prospettiva futura. In silenzio Berlusconi se la ride. Spavaldamente Monti e la Fornero sguainano la spada pronta a brandirla contro chi si opporrà ai loro voleri.




Riforma del lavoro: avanti tutta! Esiste ancora il Parlamento?

Il dato è certo, le problematiche del Lavoro ed in particolare la questione dell'articolo 18, hanno bisogno di una condivisione e di una convergenza ampia, e non di una prova di forza unilaterale. Il Presidente della Repubblica si è ancora una volta espresso dando più che una semplice impressione di fare sponda a possibili (se non quasi certe) decisioni assunte dal governo. "Quello delle crisi aziendali è il problema più drammatico, le aziende chiudono e i lavoratori rischiano di perdere il posto", ha spiegato Napolitano. E tutto ciò succede non a causa "dell'articolo 18 ma attraverso il crollo delle attività produttive". La confusione che si sta generando sembra più che certa. In risposta alla parole del Presidente non sono mancate quelle rilasciate dal capogruppo alla camera Massimo Donadi che non ha mancato di sottolineare l'insensatezza della decisione del governo: "Ha ragione Napolitano quando dice che il problema principale è la crisi che porta migliaia di aziende a chiudere ogni anno. Come dimostrano i 100.000 licenziamenti collettivi l'anno che ci sono stati dall'inizio della crisi ad oggi. Oltre ai 600.000 che stanno per arrivare per le aziende che hanno ormai concluso tutto il periodo di cassa integrazione e di mobilità. Il parlamentare dell'IDV non fa sconti e rilancia affermando che "Questa pseudo-riforma toglierà soltanto diritti e tutele a chi già oggi ne ha poche di fronte alla gravità della crisi e non rafforzerà in nessun modo le aziende italiane. L'eliminazione dell'Art.18, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, produrrà soltanto due cose: tensioni sociali e maggiori licenziamenti e, con riferimento a questi ultimi, una generalizzata 'rottamazione dei cinquantenni". 
Il fronte politico sembra frammentato, ma in realtà, quando si pone la domanda sull'appoggio al governo Monti, rispuntano gli istinti velleitari che hanno mosso a suo tempo gli stessi sponsor della “soluzione tecnica” da affidare a Monti (con il PD ovviamente in testa!).  Crediamo sia necessario che le parole dello stesso Presidente della Repubblica siano analizzate bene e meglio, specialmente quando, rivolgendosi alla stampa, afferma di "Non credere al fatto che noi stiamo per aprire le porte ad una valanga di licenziamenti facili sulla base dell'articolo 18". Ci chiediamo su quali basi lo stesso Napolitano, di fronte alla preoccupazione dilagante nel Paese, risponde ai giornalisti affermando che "Bisogna sapere a cosa si riferisce l'articolo 18". C'è una netta discordanza tra Napolitano (che parla di "non conoscenza del significato dell'art.18) e la posizione sia dei sindacati che di storici conoscitori dell'argomento quali Sergio Cofferati che non mostra dubbi in proposito: "Lotta dura e cambiamenti profondi da parte del governo sulla riforma del lavoro. Se non avverranno il PD deve votare contro il testo annunciato. Così com'è non può essere votato dai democratici". L'europarlamentare del PD rincara la dose affermando che "Aggiustamenti piccoli potrebbero non bastare". Lo storico ex leader della Cgil spiega che "la discussione sul mercato del lavoro è fuorviante, e che il tema principale è la crescita", a dimostrazione del fatto che "Monti impegna le sue energie a discutere la riorganizzazione di una cosa che non c'è. Questa cosa che manca è il lavoro".  La "creatura" del nostro sistema politico parlamentare sta forse diventando più forte dei suoi antichi sostenitori? O forse lo è sempre stato? Le divisioni nel PD ne sono la testimonianza. Vannino Chiti, personaggio storico di questo Partito, afferma di non voler votare un provvedimento sul lavoro di quella fatta. Bersani si dichiara dalla parte dei lavoratori ma non ufficializza alcun tipo di richiesta che corrisponda ad una posizione unitaria del suo stesso partito e da tempo ha lasciato a Monti l'onore e l'onere di fare e disfare. A fargli notare la netta contrarietà della sinistra è lo stesso Nichi Vendola leader di Sinistra Ecologia e Libertà: "Il PD dovrebbe togliere la fiducia a Monti per non vedersi tolta la fiducia da parte dell'elettorato. Non è in gioco un qualunque ingrediente del teatrino della politica è in gioco un pezzo della civiltà del Paese. Se il Governo Monti dovesse mantenere la sua ossessione ideologica, se continuasse ad andare contro i diritti dei lavoratori - aggiunge il Presidente della Puglia - il PD dovrebbe votare contro la fiducia. Noi non possiamo immaginare che i partiti siano delle mummie. Bisogna seppellire quelle culture che per 30 anni hanno ferito e impedito il futuro del nostro Paese. Il mondo del lavoro sta affogando nell'acqua sporca da troppo tempo. Negli ultimi 30 anni i redditi da lavoro subordinato hanno visto diminuire il proprio peso. La ricchezza si è trasferita dal lavoro alla rendita. Nell'economia, la finanza ha preso il posto del lavoro. L'Europa intera deve fare i conti con le nuove povertà. Il lavoro è come una porta girevole, si entra e si esce. La precarietà è presentata come una catastrofe. Ma chi l'ha portata questa precarietà? La cicogna? La politica non ha la colpa di essere una casta ma di essere il maggiordomo della casta". Mentre Bersani alza gli scudi a protezione del governo che ha fortemente voluto, rispedendo al mittente le dichiarazioni di Vendola, sempre da sinistra echeggia tuonante la voce del segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: "Il popolo italiano ha ormai la consapevolezza che gli avevano raccontato che c'era un film e invece ne hanno trovato un altro". Secondo Ferrero "le prossime settimane peseranno molto o in bene perché il popolo riprenderà in mano il suo destino, oppure in male perché passa l'annichilimento. Saranno settimane decisive e noi saremo là ad organizzare la rivolta contro questa politica".  Una girandola di comunicati, di dichiarazioni, di "si", "ma", però", che finisce con la solita farsa dipinta dallo stesso segretario del PD: "La riforma del mercato del lavoro messa a punto dal governo può e deve essere corretta in Parlamento". Bersani specifica ancora una volta (e questo non può che essere visto come preoccupante!) che la riforma contiene molti elementi positivi".
A quale Bersani (o "anima" del PD) bisogna credere? Al paladino dei lavoratori, o a colui il quale esalta il lavoro fatto dallo stesso Parlamento? La selva di dichiarazioni da Lui stesso rilasciate non sono incoraggianti, specialmente quando afferma che: "In tutti i decreti arrivati, ovviamente il Parlamento è intervenuto, su tutti ha sempre modificato qualcosa. Io sono sicuro sul fatto che si vorrà ragionare, se no chiudiamo il Parlamento, ma non so se così i mercati si tranquillizzano. Il Parlamento c'è quindi discuteremo". 
Possiamo quindi affermare con sicurezza che il Parlamento esiste ancora? Quali sono e come si presentano le forze politiche che ne fanno parte? La Signora Fornero è stata chiara: "Nessuna marcia indietro» e nessun cedimento a pressioni!". Se Bersani individua nelle forze politiche presenti in Parlamento la diretta espressione del voto e della volontà Popolare, bè, allora faccia il suo mestiere e tenga conto che non possono essere accettati diktat basati su convinzioni che in realtà non sono suffragate da una vera maggioranza. Sempre che non si voglia preferire a questo la politica dell'inciucio e delle mezze verità.




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“Bamboccioni” parte seconda? In realtà nel mirino di Monti c'è l'Articolo18

precariato-lavoroIl Professore questa volta ha mostrato il suo vero volto. Restio a suo tempo quando dichiarò la sua poca voglia di "socializzare" attraverso i mezzi televisivi, non ha retto al fascino furbesco della logica comunicativa.
Che l'art. 18 sia ormai la linea del Piave è cosa risaputa, e che tutto passi da una vera discussione sulle tematiche del lavoro ci sembra scontato. Ma in questo caso, il Premier, che in realtà è un politico che si spaccia per "tecnico", ha ben compreso quanto sia importante preparare sempre e comunque il terreno che si vuol dissodare. La cornice lo sta facilitando, tanto che persino l'uomo della strada, disgustato da ciò che accade ancora oggi nei partiti politici, è arrivato a vederlo come "la Persona seria che si spende per far pulizia degli errori fatti dagli stessi partiti". In questo varco si insinua abilmente la scure del "teutonico" ex Rettore della Bocconi. Sembra che con il passare del tempo aumenti la sua sicurezza. Il volto del potere, perché di questo si tratta, si abbatte sulle speranze di molti, giovani ma anche meno giovani. Difficile non trasformare un articolo di stampa in una lettera aperta, anche se la voglia sarebbe tanta. Queste le precise parole pronunciate dallo stesso Premier: "I giovani devono abituarsi al fatto che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Tra l'altro, che monotonia il posto fisso. È meglio cambiare ma bisogna accettare le sfide".
Vediamo con calma di aprire una sorta di dialogo immaginario con lo stesso Professore. Intanto registriamo l'assenza dal suo vocabolario del termine "analisi sociale", visto che si parla molto di giovani (per il motivo ben preciso che a Loro si può "promettere il mondo" contando sul tempo che poi puntualmente modifica ogni cosa) escludendoli da un contesto sociale che è ben più ampio, che soprattutto prevede un cospicuo aumento di anziani e di soggetti meno giovani a cui dovrà essere data una valida "risposta". Probabilmente si tratta di una svista quella di non "vedere" più la presenza di tutti quei soggetti che sono ancora attivi a livello lavorativo malgrado non siano più catalogabili come giovani, con famiglia o meno, disoccupati, inoccupati e ovviamente socialmente non garantiti. Che tipo di risposta darebbe ad uno di questi "soggetti" il Nostro serafico Presidente? Quella di trovarsi un lavoro diverso, visto che per mille ed un motivo il vecchio non ce l'hanno più? Qualcuno ha forse rubato dal vocabolario il termine PERSONA. La prassi è la solita. Dividere, scomporre per far fuori intere generazioni o addirittura per metterle l'una contro l'altra. Il precariato è la forma più vigliacca di gestire un lavoratore, a qualsiasi età! Lo si tiene sulla corda, gli viene impedito l'accesso al credito, alla vita di società, alle aspirazioni e magari anche a qualche piccolo ma sacrosanto sogno. Ma ragioniamo per assurdo (sottolineo ASSURDO!). Proviamo per un attimo a dar ragione a Monti. Il Professore ha forse parlato o proposto di investire risorse in percorsi di FORMAZIONE CONTINUA che possano ovviare alla MONOTONIA del posto fisso? E' stato disegnato un quadro di accompagnamento per il lavoratore che ha perso il lavoro o per lo stesso precario che viene sbattuto da un posto all'altro e per il tempo che serve? Si lascia che sia compito della sola fantasia individuale quella di riciclarsi cambiando posto di lavoro?? La risposta al momento ci sembra sia NEGATIVA. Ed allora, ma di che cosa parla il Professor Mario Monti?! Crede forse che tutti possano vantare i suoi innumerevoli privilegi? Questo per rispondere sul piano tecnico. Mentre sul piano sociale ci chiediamo come sia possibile ignorare il vissuto delle Persone. Crede forse che Queste vivano per lavorare o magari lavorino per vivere?? Sta decollando nuovamente un bieco individualismo che isola la Persona intesa come figura sociale, da un ambito ben più complesso, che prevede la Famiglia, la casa, (il problema abitativo..Professore..il problema abitativo esiste!!) il raggiungimento di uno status di serenità necessario per vivere in maniera decorosa e molto altro ancora. Già, come fare a porre queste problematiche ad uno dei massimi appartenenti all'establishment finanziario europeo, se non mondiale?! Si scenda nel concreto e non si faccia demagogia partendo da punti di forza arroganti e inaccettabili. Esiste la possibilità di passare da un lavoro ad un altro? NO. Quali sarebbero le eventuali condizioni per mettersi in gioco?? Ne conosciamo poche, ma da queste sicuramente non si possono escludere la Scuola e l'ambito formativo a livello continuato. Finché mancano queste condizioni si consiglia al Professor Monti di pesare bene le parole che impattano contro una realtà drammatica, e non incoraggia la ripresa di una coesione sociale che ormai è solo un ricordo! Libertà di scelta, aspirazioni, attitudini, sogni, sono per il Presidente del Consiglio ormai solo un lusso. Mancando una valida e vera alternativa politica, viene a mancare anche il contraddittorio che vorrebbe, a giusta ragione, che questi termini fossero irrinunciabili, e se qualora dovesse esserci un motivo più che valido e condiviso per accantonarli, che almeno vengano forniti gli strumenti adatti per ovviare!
Ormai è chiaro che l'italiano è per Monti solo un contribuente, come si usa dire da sempre in America. Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di distruggere la dignità umana, la Persona e il suo vero significato. E' un sistema che sta crollando sotto l'opera demolitrice di politiche sociali ed economiche che risalgono addirittura al dopoguerra. Raschiando il barile siamo arrivati a vederne il fondo. Adesso vorremo rimediare chiedendo ai Cittadini di "ricapitalizzare" lo stesso "barile", in modo che i soliti noti possano attingerci a piene mani.
La frase di Monti non ha suscitato reazioni solo per il "tono" con il quale è stata offerta agli italiani, ma bensì per quello che nasconde. Il vero obiettivo è la distruzione dell'articolo 18. Nelle intenzioni della Signora Fornero infatti c'è quella di porre fine al diritto dei lavoratori di non essere licenziati senza una giusta motivazione. Questo si pensa favorisca la rinascita dell'occupazione e la fine del precariato? Aspettiamo risposte e magari consigliamo, se ci è concesso, di pensare a regolamentare l'accesso al mondo del lavoro, prima di metter nuovamente le mani su faticose conquiste che ad oggi hanno fatto in modo che la tragedia non fosse totale.

Liberismo o statalismo? La “via di mezzo” secondo Monti…

Fazio e MontiNessuna voglia ne ambizione di sostituirsi ai "maghi" della finanza e dell'economia, ma la situazione italiana non ci convince e ci spaventa. Parliamo soprattutto di quella cornice che non è avulsa da un quadro complessivo dentro al quale il mondo del lavoro dovrebbe recitare una parte determinante. Monti ha perentoriamente sottolineato che le questioni inerenti l'economia sono solo ed esclusivamente appannaggio del suo Esecutivo. Parlerà e dialogherà con i sindacati solo su temi specifici.

Manovra o carta bianca? Assist di Napolitano a Monti, ma il dialogo resta un sogno.

Toni paterni, distensivi, o forse meglio dire "anestetizzanti". Da più parti si richiama al dialogo. Esordisce Monti, segue la replica di fine anno (con altrettanta quanto efficace retorica) del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il richiamo al dialogo è più che giusto, e nessuno lo vuol mettere in discussione, ma ci sembra che qualcosa strida con la realtà del momento. In poche parole si chiede comprensione, o forse ahimé, obbedienza?

Confusione, smarrimento o tattica? Fornero rettifica sui salari e riflette “a sorpresa” sui temi del lavoro.


Ci resta difficile non immaginare il Cittadino come smarrito e incredulo, specialmente di fronte al tam tam che un giorno "dice" una cosa e quello successivo afferma il suo contrario. Non siamo visionari e neppure faziosi. Teniamo alla chiarezza e così continueremo. Il ministro Elsa Fornero nel breve volgere delle 24 ore ritorna sui problemi del lavoro, afferma di non aver mai messo in discussione l'art.18 e di essere stata fraintesa.

Articolo 18: prove tecniche di demolizione. Sindacati e lavoratori sul piede di guerra!


Altro giro altro regalo. Oggi è in atto lo sciopero dei dipendenti pubblici, gli "statali" (compreso il Servizio Sanitario, Medici e lavoratori del settore). La domanda sorge spontanea: se la "manovra" fosse stata ritenuta valida ed equa, perché tutte queste categorie sarebbero scese in piazza per protestare? Potrebbe sembrare una riflessione banale ma non lo è. 

Fornero incassa il plauso sulle pensioni. Intanto a Termini Imerese la Fiat manda a casa 1600 lavoratori.

fornero-cna Tutto bene e tutti contenti. Con la sola eccezione dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese che da oggi chiuderà i battenti spedendo in cassa integrazione circa 1600 lavoratori dell'indotto. Intervenuta in videoconference all'assemblea Nazionale della CNA, il ministro del Lavoro Elsa Fornero ribadisce i criteri già a suo tempo esposti dal Premier Monti: rigore, equità e crescita. Ormai con questo slogan si cerca di risolvere ogni cosa. L'economista Torinese parla soprattutto di "Riforma pensionistica largamente già fatta, con alcuni elementi che potranno essere accelerati". Di fatto conferma che il governo si muoverà nel solco delle indicazioni date a suo tempo dalla Bce e dal governo Berlusconi. Forse non molti, specialmente tra i politici, hanno ben chiara cosa sta accadendo. Bersani plaude il "bel" discorso del ministro Fornero, probabilmente dimenticandosi di quello che sta accadendo in Sicilia. E' ancora il ministro del Lavoro a riprendere però la spinosa questione, tranquillizzando tutti sul fatto che il governo farà la sua parte. Come? In che modo? I lavoratori saranno da oggi fino al 31 dicembre in cassa integrazione! Quali risposte verranno date a queste persone? L'offerta del governo in questo caso rappresentato dalla Fornero è vaga e lo si evince dalle sue stesse parole: "Nel pieno rispetto dell'autonomia delle parti, il governo è disponibile a offrire il suo contributo costruttivo, se richiesto, alla soluzione della vicenda". Ci chiediamo se sia possibile e accettabile che si parli in questi termini. Il governo non è una "cosa" avulsa dalla "questione Fiat"! "Se richiesto??" Ma siamo "fuori" noi o dovrebbe rappresentare l'Elemento super partes che semmai stabilisce, o aiuta fattivamente a stabilire, le "regole" entro le quali si muovono le dinamiche in seno al mondo del Lavoro? Lo stesso Ministro ha affermato che "in questa vicenda la parte più debole è costituita dai lavoratori". Questa riflessione (scontata!) non può che raccogliere il nostro consenso, ma da questo a rendere fattiva una proposta sembra ci sia molta strada ancora da fare. Perché il Sig.Marchionne non è stato "sensibilizzato" proprio in virtù di quanto la stessa Fornero ha dichiarato? Se i lavoratori sono l'anello più debole ci deve pur essere un motivo! Si chiudono fabbriche e aziende senza proporre alternative praticabili? Quali sono gli "ammortizzatori sociali" ai quali si intende ricorrere per far sì che migliaia di lavoratori non vengano abbandonati al loro destino? Sarà bene ricordare che i posti di lavoro da "salvare" in questo periodo (si parla addirittura di una settimana) sono oltre 13.600. A quelli di Termini Imerese dobbiamo infatti aggiungere i 600 della Whirlpool, i 700 della Adelchi, i 2100 della Merloni, i 1500 della Agile, i 7127 della Ansaldo Ferroviaria e di altri indotti frammentati e sparsi in tutto il paese. E con questo "clima" si parla solo di disponibilità e non di piani concreti atti a stabilire EQUITA' reale e non solo verbale?? Ci auguriamo che l'applauso di Bersani sia solo indirizzato ad una parte di ciò che il ministro Fornero ha detto, ma che siano le stesse forze politiche ad incalzare lo stesso governo per far sì che anche per queste migliaia di lavoratori (e conseguentemente di Famiglie) possa esserci un Natale meno buio di quello che si va dipingendo.




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La scure di Marchionne si abbatte sui lavoratori della Fiat. Schiaffi a “tutti” in barba a regole e dialogo!

fiat-marchionne1 Marchionne "corre solo". Con un breve quanto arrogante comunicato la Fiat ha annunciato che dal 1° gennaio 2012 verranno applicati i contratti aziendali e non saranno più validi quelli nazionali. Uno schiaffo in piena regola, e questa volta è stato dato a tutti, governo, lavoratori, sindacati, forze politiche e chi più ne ha più ne metta. Al super AD della Fiat non interessa un tubo sapere chi governa o no, quanto portare avanti una strategia aziendale che porti frutti tangibili

Berlusconi bocciato dall’Europa va all’attacco delle pensioni. Ancora una volta si mette le mani nelle tasche degli italiani!

Pensioni. crisi La questione principale sulla quale discutere sarebbe altra, e cioè la subalternità ad una Comunità Europea (o meglio a quello sparuto gruppo di burocrati che portano avanti soprattutto gli interessi di Francia e Germania!). I diktat non si fermano; l'Italia viene "aggredita" nuovamente e spinta verso destini di greca memoria. La ridicola figura incassata da Silvio Berlusconi dopo l'incontro europeo con Merkel e Sarkozy non è servita neppure ad accennare un timido gesto di riflessione da parte del Nostro premier.
Emblematica, assurda quanto ridicola l'uscita di Giorgia Meloni che parla del futuro dei giovani credendo addirittura di essere De Amicis: "Credo che non sia affatto assurdo chiedere un piccolo sforzo in più ai padri per il bene dei propri figli. Rimandare di qualche anno l'abbandono del posto di lavoro non è chiedere troppo, se si tratta di garantire l'accesso a un futuro dignitoso per tanti giovani". E fu' così che il tema previdenziale tornò di estrema attualità. E' chiaro il sintomo dell'incapacità di proporre qualcosa di alternativo, e se si tratta di metter le mani in tasca a qualcuno, bè, allora la strada è quella di metterle in quelle più accessibili: le tasche dei lavoratori!
Alle 18 di questo pomeriggio si riunirà il CdM straordinario dove già si preannunciano momenti di estrema tensione. La Lega sembra non recedere dalla volontà di difendere l'attuale sistema previdenziale; ma sarà solo per giustizia sociale o per ottenere qualcosa in cambio? Il prezzo si farebbe sempre più alto e lo spettro di elezioni anticipate sempre più vicino. La voce più autorevole della Lega, rappresentata in questo momento dal ministro Maroni, gela comunque il decisionismo (o l'irritazione per la misera figura subìta pubblicamente per opera di Merkel e Sarkozy...) del Premier italiano. Pur lasciando lo spiraglio aperto per ascoltare il dettaglio delle proposte di questa sera, il ministro dell'Interno afferma con decisione che "La nostra posizione è molto chiara sulla riforma delle pensioni: abbiamo già dato, i pensionati hanno già dato". La reazione delle Organizzazioni sindacali non si fa attendere. La Fiom, attraverso il suo Responsabile auto Enzo Masini, non ha dubbi e accoglie con estremo interesse la partecipata posizione della Lega, tanto da lasciare dichiarazioni ben precise ad un'apertura significativa: "Se qualcun altro si sveglia ben venga", commentando le dichiarazioni della leader del sindacato padano, Rosy Mauro, che senza mezzi termini ha minacciato di scendere in piazza contro la manovra. La Fiom, continua Masini, non si tirerà assolutamente indietro e con "l'intera Cgil darà continuità all’iniziativa", sottolineando come la proposta lanciata da Rosy Mauro "dimostra le difficoltà della Lega a stare in questo governo, che gli crea problemi anche con l’elettorato del nord". A volte ci chiediamo come può essere accaduto che tra tante contraddizioni, il governo Berlusconi abbia potuto durare così a lungo; bè, la risposta non è poi così difficile quando in un paese come il Nostro latita la stessa opposizione, tanto che, in momenti come questo, la stessa Lega assume le vesti della "parte critica" di turno. Ed ecco la dolente nota e ci viene niente meno che dal vice segretario del Pd Enrico Letta, il quale, pur ricorrendo ad alchimie aggiuntive, esprime tuttavia il suo parere favorevole: "Va fatto, come in tutta Europa. E con le risorse ottenute da investire nel welfare, bisogna risolvere il problema dei giovani, sia in termini di incentivi occupazionali che di pensioni per il loro futuro".
La situazione politica odierna è veramente da neurodeliri, tanto che ben si comprende quali siano le ragioni per le quali Berlusconi sia ancora in sella ad un governo "zoppo". Terzo polo possibilista, con una parte (Fli) che accetterebbe a patto che subito dopo il Premier salga al Colle dando le dimissioni; l'opposizione di centro-sinistra che balbettando continua a contarsi e scopre (ma non può davvero essere questa la novità, semmai la coerenza!) che Sel rigetta "la proposta pensioni" gridando il proprio ultimatum attraverso Massimiliano Smeriglio, responsabile economia e lavoro, ed invitando energicamente ad "adottare misure serie come la patrimoniale, la tassazione delle grandi rendite finanziarie e a ripensare radicalmente alla distribuzione del carico fiscale verso l’alto". Insomma, la sinistra è ancora lontana dalla costruzione di un'alternativa, così come nessuno degli altri partiti non allineati con Berlusconi, vuole fare il passo più lungo della gamba. Intanto il duo Merkel-Sarkozy marcia come un Caterpillar; ma il problema che più dovrebbe starci a cuore non è tanto quello della posizione dei due eminenti "vicini di casa" europei, quanto gli interessi del popolo Italiano e principalmente degli stessi lavoratori. Qualunque sia, comunque, il tipo di risposta che uscirà fuori dal CdM straordinario di questa sera, la politica italiana dimostra ancora una volta tutta la sua incorreggibile inconsistenza; o forse un distacco sorprendente da quelle che sono veramente le grosse problematiche della Gente. Berlusconi a parte, of course.



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Gli “indignados” Italiani: giù le mani dall’Art. 18!

Landini -Airaudo-Fiom Siamo sicuri di aver compreso bene la portata di questa crisi e del significato reale della relativa "manovra" per contenerla? Può sembrare banale porsi queste domande ma non lo è se andiamo a fondo a certe questioni. Difficoltà economico-finanziarie e relative ricadute sociali si intersecano, e come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, questo è un governo che ormai naviga a vista, capace di qualsiasi cosa pur di mantenersi in vita. Ma nel suo modo di procedere rispecchia pur sempre un percorso che avvantaggia gli uni a sfavore di altri. Le ipotesi che si susseguono sono tutte da provare e da vagliare, ma non possiamo porci il problema di ciò che "troveremo dopo che (speriamo...) la tempesta sarà passata".

La solita storia...

La prima tra le priorità. come ha detto Ferrero ieri a Livorno (ndr: 22 gen '11) durante l'appuntamento per ricordare il 90° anniversario della nascita del PCdI, è quella di creare e unire un fronte democratico per mandare a casa Berlusconi; su questo non ci sono dubbi, compresa la necessità di portare avanti quindi una politica di alleanze finalizzate allo scopo.
Non vi è quindi nessun tipo di "divertimento" né di polemica gratuita nel dire pane al pane e vino al vino su quello che intanto i soliti noti e irriducibili "big" del Partito Democratico non perdono occasione per riproporre.