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Riforma del lavoro: avanti tutta! Esiste ancora il Parlamento?

Il dato è certo, le problematiche del Lavoro ed in particolare la questione dell'articolo 18, hanno bisogno di una condivisione e di una convergenza ampia, e non di una prova di forza unilaterale. Il Presidente della Repubblica si è ancora una volta espresso dando più che una semplice impressione di fare sponda a possibili (se non quasi certe) decisioni assunte dal governo. "Quello delle crisi aziendali è il problema più drammatico, le aziende chiudono e i lavoratori rischiano di perdere il posto", ha spiegato Napolitano. E tutto ciò succede non a causa "dell'articolo 18 ma attraverso il crollo delle attività produttive". La confusione che si sta generando sembra più che certa. In risposta alla parole del Presidente non sono mancate quelle rilasciate dal capogruppo alla camera Massimo Donadi che non ha mancato di sottolineare l'insensatezza della decisione del governo: "Ha ragione Napolitano quando dice che il problema principale è la crisi che porta migliaia di aziende a chiudere ogni anno. Come dimostrano i 100.000 licenziamenti collettivi l'anno che ci sono stati dall'inizio della crisi ad oggi. Oltre ai 600.000 che stanno per arrivare per le aziende che hanno ormai concluso tutto il periodo di cassa integrazione e di mobilità. Il parlamentare dell'IDV non fa sconti e rilancia affermando che "Questa pseudo-riforma toglierà soltanto diritti e tutele a chi già oggi ne ha poche di fronte alla gravità della crisi e non rafforzerà in nessun modo le aziende italiane. L'eliminazione dell'Art.18, lo abbiamo detto e lo ribadiamo, produrrà soltanto due cose: tensioni sociali e maggiori licenziamenti e, con riferimento a questi ultimi, una generalizzata 'rottamazione dei cinquantenni". 
Il fronte politico sembra frammentato, ma in realtà, quando si pone la domanda sull'appoggio al governo Monti, rispuntano gli istinti velleitari che hanno mosso a suo tempo gli stessi sponsor della “soluzione tecnica” da affidare a Monti (con il PD ovviamente in testa!).  Crediamo sia necessario che le parole dello stesso Presidente della Repubblica siano analizzate bene e meglio, specialmente quando, rivolgendosi alla stampa, afferma di "Non credere al fatto che noi stiamo per aprire le porte ad una valanga di licenziamenti facili sulla base dell'articolo 18". Ci chiediamo su quali basi lo stesso Napolitano, di fronte alla preoccupazione dilagante nel Paese, risponde ai giornalisti affermando che "Bisogna sapere a cosa si riferisce l'articolo 18". C'è una netta discordanza tra Napolitano (che parla di "non conoscenza del significato dell'art.18) e la posizione sia dei sindacati che di storici conoscitori dell'argomento quali Sergio Cofferati che non mostra dubbi in proposito: "Lotta dura e cambiamenti profondi da parte del governo sulla riforma del lavoro. Se non avverranno il PD deve votare contro il testo annunciato. Così com'è non può essere votato dai democratici". L'europarlamentare del PD rincara la dose affermando che "Aggiustamenti piccoli potrebbero non bastare". Lo storico ex leader della Cgil spiega che "la discussione sul mercato del lavoro è fuorviante, e che il tema principale è la crescita", a dimostrazione del fatto che "Monti impegna le sue energie a discutere la riorganizzazione di una cosa che non c'è. Questa cosa che manca è il lavoro".  La "creatura" del nostro sistema politico parlamentare sta forse diventando più forte dei suoi antichi sostenitori? O forse lo è sempre stato? Le divisioni nel PD ne sono la testimonianza. Vannino Chiti, personaggio storico di questo Partito, afferma di non voler votare un provvedimento sul lavoro di quella fatta. Bersani si dichiara dalla parte dei lavoratori ma non ufficializza alcun tipo di richiesta che corrisponda ad una posizione unitaria del suo stesso partito e da tempo ha lasciato a Monti l'onore e l'onere di fare e disfare. A fargli notare la netta contrarietà della sinistra è lo stesso Nichi Vendola leader di Sinistra Ecologia e Libertà: "Il PD dovrebbe togliere la fiducia a Monti per non vedersi tolta la fiducia da parte dell'elettorato. Non è in gioco un qualunque ingrediente del teatrino della politica è in gioco un pezzo della civiltà del Paese. Se il Governo Monti dovesse mantenere la sua ossessione ideologica, se continuasse ad andare contro i diritti dei lavoratori - aggiunge il Presidente della Puglia - il PD dovrebbe votare contro la fiducia. Noi non possiamo immaginare che i partiti siano delle mummie. Bisogna seppellire quelle culture che per 30 anni hanno ferito e impedito il futuro del nostro Paese. Il mondo del lavoro sta affogando nell'acqua sporca da troppo tempo. Negli ultimi 30 anni i redditi da lavoro subordinato hanno visto diminuire il proprio peso. La ricchezza si è trasferita dal lavoro alla rendita. Nell'economia, la finanza ha preso il posto del lavoro. L'Europa intera deve fare i conti con le nuove povertà. Il lavoro è come una porta girevole, si entra e si esce. La precarietà è presentata come una catastrofe. Ma chi l'ha portata questa precarietà? La cicogna? La politica non ha la colpa di essere una casta ma di essere il maggiordomo della casta". Mentre Bersani alza gli scudi a protezione del governo che ha fortemente voluto, rispedendo al mittente le dichiarazioni di Vendola, sempre da sinistra echeggia tuonante la voce del segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero: "Il popolo italiano ha ormai la consapevolezza che gli avevano raccontato che c'era un film e invece ne hanno trovato un altro". Secondo Ferrero "le prossime settimane peseranno molto o in bene perché il popolo riprenderà in mano il suo destino, oppure in male perché passa l'annichilimento. Saranno settimane decisive e noi saremo là ad organizzare la rivolta contro questa politica".  Una girandola di comunicati, di dichiarazioni, di "si", "ma", però", che finisce con la solita farsa dipinta dallo stesso segretario del PD: "La riforma del mercato del lavoro messa a punto dal governo può e deve essere corretta in Parlamento". Bersani specifica ancora una volta (e questo non può che essere visto come preoccupante!) che la riforma contiene molti elementi positivi".
A quale Bersani (o "anima" del PD) bisogna credere? Al paladino dei lavoratori, o a colui il quale esalta il lavoro fatto dallo stesso Parlamento? La selva di dichiarazioni da Lui stesso rilasciate non sono incoraggianti, specialmente quando afferma che: "In tutti i decreti arrivati, ovviamente il Parlamento è intervenuto, su tutti ha sempre modificato qualcosa. Io sono sicuro sul fatto che si vorrà ragionare, se no chiudiamo il Parlamento, ma non so se così i mercati si tranquillizzano. Il Parlamento c'è quindi discuteremo". 
Possiamo quindi affermare con sicurezza che il Parlamento esiste ancora? Quali sono e come si presentano le forze politiche che ne fanno parte? La Signora Fornero è stata chiara: "Nessuna marcia indietro» e nessun cedimento a pressioni!". Se Bersani individua nelle forze politiche presenti in Parlamento la diretta espressione del voto e della volontà Popolare, bè, allora faccia il suo mestiere e tenga conto che non possono essere accettati diktat basati su convinzioni che in realtà non sono suffragate da una vera maggioranza. Sempre che non si voglia preferire a questo la politica dell'inciucio e delle mezze verità.




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Napolitano a Torino non incontra i sindaci della Val Susa. Il “non dialogo” continua..!

napolitano a torino 2Sicuramente l'avvenimento del giorno è quello della venuta di Giorgio Napolitano a Torino. Il presidente della Repubblica ha scelto di partecipare ad un convegno organizzato dal CSM sulla magistratura. Non può e non deve sfuggire la causale temporale di questo viaggio a Torino. La regione Piemonte è provata dalle vicende sulla TAV, e non può che far riflettere la decisione di presenziare ad un evento sia pur di rilievo che spinge le stesse forze dell'ordine a blindare l'intera Città.

Manovra in retta di arrivo, tra “l’omelia” di Napolitano e le trame del “solito” Berlusconi


Due eventi o modi di affrontarli che non convincono; uno viene dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'altro, ovviamente, dal "solito" Berlusconi. Napolitano parla al Popolo chiedendogli sacrifici, a prescindere dal ceto sociale; non ha forse ben compreso che siamo in una fase dove la lotta di classe è riemersa con tutte le profonde lacerazioni che portano con sé queste dinamiche.

Figli di un Dio minore o cittadini italiani? Il Colle suggerisce, i “falchi” volteggiano sulla maggioranza

lavoratore-immigrato2 Tocca al Capo dello Stato far sentire la voce della politica. Napolitano volge la propria attenzione sul tema dell'immigrazione. Parla dell'esigenza di riconoscere la cittadinanza ai nati in Italia, e dall'opposizione, vera e mascherata, partono tuoni e fulmini. E' un dato di fatto che i falchi volteggino sulla maggioranza che sostiene il governo Monti, e altrettanta chiara è l'ambiguità con la quale una parte di questa aspetta un passo falso di questo stesso governo.

Monti in pole position tra incertezze e difficoltà. Lo spettro di Berlusconi frena la via di nuove elezioni.

Monti - Napolitano Il Paese si trova tra l'incudine e il martello. Dopo il risveglio improvviso del capo dello Stato che ha nominato Mario Monti Senatore a vita, si apre ovviamente la fase decisiva per l'uscita di scena di Silvio Berlusconi. Napolitano ha forzato i tempi ben consapevole che l'attuale Premier avrebbe giocato qualsiasi carta pur di "prendere altro tempo". Bene ha fatto a legittimare anche politicamente quello che considera da tempo il soggetto più qualificato per gestire questa delicatissima fase politica. Il nodo che resta comunque da sciogliere è come impedire a Berlusconi di legiferare senza numeri e per di più attraverso un maxi decreto che potrebbe avere un peso notevole sulla vita dei Cittadini italiani. Le misure illustrate da Tremonti, che sembra ancora di più all'ultimo Giapponese che non sapeva che la Guerra fosse finita, sono drammatiche per la loro drasticità. Si parla ancora di metter le mani sull'Art. 18 dello statuto dei lavoratori e persino di interventi "punitivi" straordinari su chi ostacolerà i lavori della No Tav. Il gioco si fa duro e non si tratta solo di far tornare i conti (cosa peraltro assai difficile e improbabile) quanto il modo di non far gravare il fardello ancora sul Cittadino. I numeri talvolta sono impietosi ma è compito della politica saper dare indirizzi e indicazioni sul modo di utilizzarli. L'unica posizione certa è quella della Lega che non recede dall'ipotesi di elezioni anticipate. Tutti gli altri, da Casini a Bersani (inutile che faccia la voce grossa dicendo che non ha paura delle elezioni) fino a gran parte dello stesso Pdl, ai quali sembra essersi adeguato persino Berlusconi, spingono per una rapida composizione di un governo tecnico sotto la guida di Monti. Il solo nell'opposizione a mantenere la barra a dritta resta Di Pietro, ed esternamente il sempre più interessato agli "affari di governo", Vendola. E' difficile dare torto all'ex magistrato di "mani pulite", specialmente quando afferma che "Si paventa un governo che risponde al sistema bancario, al sistema finanziario e addirittura a quello della speculazione. Non è il sistema degli interessi dei cittadini italiani che non sono fatti dalle banche. Bisogna distinguere la realtà dalla disinformazione che è ormai in mano al sistema bancario e finanziario". In realtà la posizione di Di Pietro è per certi versi molto simile a quella esplicitata dalla sinistra fuori dal Parlamento; in sostanza le uniche forze politiche che ancora oggi parlano di difesa dei ceti deboli. Abbiamo esordito dicendo però che occorre togliere spazio e tempo a Berlusconi e questo consiglia a malincuore di espropriarlo dei suoi poteri al più presto possibile. Se il Pd fosse voluto ricorrere ad elezioni anticipate a quest'ora saremo già a discutere del domani; ma da troppo tempo lavorava alla costruzione di un governo tecnico e non si lascerà sfuggire l'occasione per governare senza bruciarsi in fretta e furia. Nessuno di noi ha la sfera di cristallo e la sola cosa che ci rimane è la speranza di vedere l'opposizione recitare veramente il proprio ruolo fino in fondo. Bersani ha promesso di vigilare sul lavoro che verrà fatto in questa fase assai convulsa, ma ci resta difficile immaginare una piena collaborazione da parte di chi ha presentato una bozza di emendamento che è raccapricciante. Il lavoro e il sociale è al centro dell'attenzione e fino ad oggi rimane nel mirino dei più. Neppure Monto ha la bacchetta magica ed oltretutto non è un politico ma un tecnico, competente ma pur sempre un tecnico. E' incredibile assistere impotenti al ricatto in cui questo governo ha lasciato che l'Italia cadesse per opera della Bce. La paura che la tesi paventata da Di Pietro sia quella giusta è tanta e consiglia prudenza ad ogni movimento. Ritenersi soddisfatti per il solo fatto di aver quasi (quasi!) mandato a casa Berlusconi non può essere vista come la soluzione definitiva. L'Italia deve ripartire da questo punto per cambiare realmente registro. Il solo modo credibile e senza macchie e dubbi può solo essere quello di un ricorso all'espressione del voto Popolare.



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Il solito Berlusconi. La maggioranza è senza numeri, perché non lascia il passo?

berlusconi e biglietto Non sono stati sufficienti tutti questi anni per capire chi è Silvio Berlusconi? Forse no. Lo si evince dalla situazione di pericolosa incertezza che, pur "perdendo", lo stesso Premier cerca di giostrare al meglio per tirarne fuori ancora una volta un vantaggio. I 308 voti ottenuti ieri alla Camera (martedì 8, ndr.) se da una parte sanciscono la fine della maggioranza, è pur vero che sono una certezza solo per la nota di cronaca.

Crisi economica, spese militari e ruolo delle Forze Armate: i conti non tornano!

Napolitano e La Russa.b Non c'è occasione che non si presti a interpretazioni che sinceramente destano più di un dubbio. Quando finiremo di riempire le cronache di discorsi retorici e lontani da una realtà che invoca ben altre considerazioni? Partiamo dalla cronaca di un giorno che per le Forze Armate non è un giorno qualunque. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha presieduto alla celebrazione della Festa in Loro onore esaltandone la funzione, senza  mancare di inserire il tutto in un quadro che invece andrebbe rivisto e sul quale sarebbe opportuno fare una dovuta quanto approfondita riflessione. Napolitano parla a tutto campo, ricorda (come se non la vivessimo sulla Nostra pelle!) la crisi economica in atto, e non esita a definirla quasi con stupore, come la peggiore dal dopo guerra. Non fa però alcun cenno alle ingenti spese belliche che pesano come un macigno sulla testa degli Italiani, in un momento in cui si cerca di far pagare la portata di questa crisi (sistemica, ricordiamolo!) agli stessi Cittadini ed ai lavoratori in primis. Parla di Forze Armate che "con la loro opera, contribuiscono a costruire, insieme agli strumenti militari di stati amici ed alleati, la sicurezza e la stabilità nelle aree più critiche del mondo e lungo le grandi vie di comunicazione, vitali per la libertà dei traffici commerciali". Siamo sicuri che sia questa l'analisi giusta? Criticare senza spiegare non è mai positivo e ce ne guardiamo bene. E' proprio per questo che vorremo tanto conoscere particolari più precisi sulle criticità di queste aree e sul modo di risolvere queste "situazioni". Abbiamo l'imbarazzo della scelta nel ricordarne nomi e luoghi. Pensiamo all'Afghanistan, scenario di una guerra infinita dove proprio recentemente abbiamo assistito ad un progressivo ritiro di truppe perfino da parte delle grandi Potenze. Una Regione dove la situazione non è mutata malgrado le non poche perdite umane subite; e tra queste registriamo con dolore quella di diversi Nostri soldati, oltre tante vittime civili, ovviamente inermi. Il recente epilogo della guerra in Libia porta con sé altrettante inquietanti domande; spese esorbitanti alle quali si sono aggiunte grosse perdite sul fronte economico (Eni, gasdotto ecc.....). Non si tratta di egoismo che ci porta al rifiuto del sostentamento delle Forze Armate ma del rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra esseri umani. Abbiamo sotto gli occhi l'esempio del fallimento dello "strumento guerra" e dobbiamo prenderne coscienza. In Afghanistan l'America ha colto al balzo l'evento dell'uccisione di Bin Laden per fuggire da una guerra in cui aveva riversato milioni di dollari senza ottenere il benché minimo risultato! Stesso discorso per altri e notissimi eventi bellici, scaturiti da logiche di interessi economici e non da nobiltà d'animo. Non prendiamoci in giro! La guerra è il fallimento della diplomazia politica o del pretesto per conquistare qualcosa. Si ottiene la pace se si porta la pace. Le Forze Armate possono avere funzioni importanti in molti contesti, a cominciare da quelli in ambito civile. Ricordiamo con dolore il recente disastro dovuto alla pioggia in Liguria, dove sono ancora oggi all'opera volontari che rimuovono fango e macerie; e tra queste ogni tanto spunta un cadavere! Non sono i soldati che costano quanto gli armamenti, il materiale bellico e tutto ciò che ne consegue. Perché dunque voler giustificare la bontà di scelte che così tanto positive non sembrano poi essere?? "Gli scenari internazionali si caricano di vecchie e nuove tensioni". Napolitano si è detto molto preoccupato: "Cresce l'instabilità ed emergono minacce trasversali, con il diffondersi del terrorismo e di movimenti eversivi transnazionali, la caduta di regimi autoritari pluridecennali e l'insorgere di forme antistoriche di radicalismo politico e religioso". Vorremo però ricordare che il terrorismo cresce e prolifera laddove c'è un terreno di coltura che lo favorisce, e la risposta a questo non può essere il ricorso al conflitto bellico. In Afghanistan la guerra ai presunti terroristi è stata persa. Così come non possiamo dimenticare quello che a suo tempo accadde in Vietnam, oppure in Iraq dove neppure oggi si può affermare di aver raggiunto la pace. Agitare lo spettro del terrorismo ogni qualvolta c'è presenza di interessi in ballo è estremamente riduttivo. L'Eta in Spagna, ha potuto combattere per oltre 40anni e ha deposto le armi solo quando si è aperto uno spiraglio politico che le consentisse di avere una rappresentanza autonoma. Sono decine e decine gli esempi da poter citare e mai la risposta ad uno di questi può essere vista attraverso la prospettiva di un conflitto bellico. L'industria bellica è fonte di enormi guadagni, ed è la sola vincitrice in queste situazioni. Citare la crisi, mondiale, strutturale e vogliamo ricordare, indice dello sgretolamento di un sistema sociale ed economico che chiede a gran voce un'alternativa, è quanto mai inappropriato. Padre Alex Zanotelli ci ricorda un dato che non può essere ignorato; solo nel 2010 l'Italia ha speso per la difesa 27 miliardi di euro! Oltre 50 mila euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno. Nei prossimi anni il governo ha deciso di spendere altri 17 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F 35. Bè, allora non siamo poi così tanto visionari!? Il ruolo delle Forze Armate può essere ripensato, nessuno vuol mostrarsi ostile, ma in un'ottica ben diversa da quella intesa oggi, e soprattutto visto che neppure i numeri sono confortanti a tal punto da giustificare uscite che somigliano molto di più a cannonate sparate sulla Croce Rossa...




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L’agonia è lunga, la morte è certa. All’orizzonte un governo tecnico guidato da Monti?

Monti governo Ancora un bluff, ancora un prolungamento di un'agonia che non lascia presagire nessuna via di uscita. Questa mattina il Capo dello Stato ha convocato i partiti della maggioranza. Il copione si ripete: "O noi o nuove elezioni", chiosa Bossi. Ma anche all'interno del Pdl c'è un "rumoroso" malcontento; il maxiemendamento non ha certamente dato risposte in alcun senso. La questione è politica e come tale va sciolta. Nella conferenza stampa indetta a Roma in via dell'Umiltà (ma guarda te che nome..!) Angelino Alfano ripete la lezioncina come un diligente soldatino: "Abbiamo i numeri e un programma, quello concordato nella lettera alla Bce, per finire la legislatura". Ma non può esimersi dall'ammettere che alcuni problemi sono stati posti da sei esponenti del suo partito che "chiedono al Premier un cambio di passo". Resta il fatto che Napolitano ancora una volta si mostra vigile ma non vuole mostrarsi determinante rimandando lo "scontro" all'Aula di Montecitorio. Viviamo in una sorta di incubo costellato da incertezza, o per dirla come Casini, "siamo in uno stato confusionale permanente". Dobbiamo aver chiaro che il maxiemendamento contiene tutto e nulla ed è stato solo un tentativo, riuscito, di prendere tempo. La sorpresa può esser dietro l'angolo con questo governo che vive da quando è nato di promesse mai mantenute. Lo stesso presidente della Camera auspica che si formi "una maggioranza per salvare quel po' che c'è ancora da salvare", ma con estrema lucidità rispedisce al mittente un “governicchio” del ribaltone. Malgrado sia realmente presente una situazione veramente confusa qualcosa si sta pur muovendo. Nell'impossibilità (o nella "non volontà) di assumersi la propria e piena responsabilità, le opposizioni hanno da tempo la loro carta da giocare. Il nome non è un segreto, e sarebbe quello di Mario Monti, Preside della Bocconi, ex Commissario e tanto altro. Insomma, l'immagine è quella di una sconfitta della politica e su questo non ci piove. Una politica che per mantenere i suoi privilegi e non arretrare è disposta a delegare alla freddezza dei numeri la giusta interpretazione che a questi occorrerebbe dare. Oltre al fatto che difficilmente un tecnico è solo tale, ci chiediamo quale fiducia potrebbe ancora avere il Cittadino in questo tipo di politica. Certo, qualcuno potrebbe dire che tutto sarebbe meglio di Berlusconi; ma siamo sicuri che non vi siano altre strade? Chi porta avanti gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei ceti meno abbienti che sono i primi a pagare il costo di una crisi e di un debito definito "pubblico" ma creato da pochi? Monti sarebbe in grado di far quadrare i conti facendo pagare una tassa patrimoniale ai redditi più alti, a quel 10% delle famiglie italiane che detengono la vera ricchezza del Paese? Sarebbe capace di chiedere una drastica riduzione delle spese militari? Impedirebbe lo sgretolamento dell'Art. 18 dello statuto dei lavoratori? Oppure farebbe di tutto per eseguire il diktat perentoriamente indicato dalla Bce? In Grecia si stanno avvicinando a soluzioni drastiche e contrarie alle politiche economiche richieste dalla stessa Bce. Qualcuno si è chiesto se sia possibile estendere questa consultazione popolare in altri paesi europei; la risposta non può essere data da tecnici ma da politici. Una risposta che possa tener conto di un modello socio-economico che non regge più, che ha davanti a sé poco tempo. Per quanto tempo ancora si crede che la stessa Francia insieme alla Germania possano rimanere esenti dalle difficoltà che sono esplose nel resto dell'Europa? Siamo d'accordo con Fini, non crediamo nei "governicchio". Per questo pensiamo che solo la volontà popolare sia l'unica risorsa alla quale attingere. Forse è giunto il momento che anche la politica dimostri di saper fare un passo indietro, e questo può esser fatto solo ascoltando ciò che il Cittadino-Elettore ha da dire.




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La punta dell’iceberg è emersa. Affiora la grande paura di un vuoto da riempire con “larghe” intese!

Napolitano, ultima parola Il tappo è saltato. La nave Italia è alla deriva, anche se questo lo avevano capito anche i più sprovveduti. Stavolta la Finanza è servita a dare il "là" per una presa di posizione (ovviamente "suggerita") del Colle. Il presidente Napolitano si è spinto a dire che "verificherà larga condivisione". Berlusconi e il suo governo non sono più credibili e il mondo economico internazionale ne sta prendendo atto impietosamente. Possiamo paragonare il tutto ad una squadra di calcio che naviga nei bassifondi della classifica. Spesso l'allenatore viene allontanato ed al suo posto assunto uno nuovo. Altrettanto spesso, quest'ultimo non sortisce gli effetti desiderati, e la barca affonda egualmente. I buoi sono scappati, il danno viene da lontano ed oltretutto non è stato contenuto ma amplificato. Il nuovo "allenatore" (probabilmente) suggerito da Napolitano potrebbe essere rappresentato da un governo dove troverebbero posto elementi dell'attuale maggioranza ed altri dell'opposizione. Un pastrocchio. Una cosa che non è stata fatta prima per il solo fatto che nessuno di questi voleva cedere di un passo! In gioco c'è il futuro, i governi degli anni a venire, se non addirittura il destino di intere classi dirigenti. Prima riflessione: nessuna di queste componenti politiche ha i numeri per governare. Ipotetica risposta: lasciare una legge elettorale ingessata e rappresentata da un sistema Bipolare maggioritario (o forse sarebbe più giusto definirlo BIPARTITICO?) a favore del ritorno del Proporzionale o quanto meno di un sistema dove il contrappeso proporzionale abbia la sua giusta incidenza, non sarebbe una possibilità sulla quale pensar bene? Abbiamo criticato per anni la Prima Repubblica per poi fare peggio! Non è un modo per rimpiangerla ma che almeno si facciano quei passi indietro necessari per non far sprofondare del tutto la Nostra attuale Repubblica. Pd e Pdl cercano di fare di tutto per garantirsi un posto al sole anche per il futuro, e questo aumenta la rabbia dei Cittadini.
Non si può non essere d'accordo (Angeletti, ndr) con chi ha detto durante la trasmissione Porta a Porta, che la parola deve ora passare al Popolo. Un governo di garanzie?? Ma di quali garanzie si parla? Forse di qualcosa che favorisca ancora inciuci e accordicchi che permettano da una parte l'applicazione del diktat europeo e dall'altra l'autoconservazione della casta?? No Signori! Il Popolo italiano è stanco sia dell'una che dell'altra. Sono tre le domande che continuano ad angosciare: 1) Chi ha generato quello che chiamano debito pubblico?? (non certo il Cittadino e neppure i lavoratori!) 2) Quale ruolo ha la Bce per imporre metodi di risoluzione e percorsi interni ai paesi dell'Unione Europea?? 3) Perché non lasciamo che sia il Cittadino-Elettore a decidere quali potrebbero essere gli strumenti da mettere in campo per una corretta gestione del futuro?? L'ennesimo suicidio si sta per compiere. Si pretenderebbe che Pdl e Pd governassero assieme, con la partecipazione di Terzo Polo e Forze sociali. Si vorrebbe forse trasformare la Repubblica Italiana in un agglomerato anarchico dove la coperta verrebbe tirata da più parti finendo per cercare la quadratura del cerchio sulla sopravvivenza di una classe dirigente che ha dimostrato una netta e insindacabile insufficienza?? Staccare la spina a questo governo è sicuramente la priorità doverosa quanto irrinunciabile, ma pensare che le forze politiche che l'hanno sostenuto e foraggiato possano ancora partecipare al "massacro", ci sembrerebbe davvero l'ennesima beffa per il Popolo italiano.
In God We trust.



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Tra i banchi vuoti di Montecitorio regna l’indignazione. La farsa continua!

berlusconi e bossi Tutto secondo copione, come sempre. E dire che persino esponenti politici di vecchia data come Emanuele Macaluso, hanno criticato la posizione assunta dalle opposizioni, questa volta unite, che avevano deciso di non partecipare alla seduta parlamentare odierna; in verità saremo curiosi di conoscere il motivo di questo scetticismo, visto che l'essere o non essere presenti tra i banchi di Montecitorio non avrebbe cambiato di una virgola quello che abbiamo visto dall'esterno.

Governo battuto sul bilancio dello Stato. L’Italia ancora più “indignata” si rivolge a Napolitano

Berlusconi dopo il voto Governo battuto sull'art. 1 del rendiconto di Stato. E' forse giunto il momento della svolta. Frasi troppe volte dette e scritte, ma non eravamo mai giunti a situazioni di ingovernabilità come quella che si è resa evidente dopo il voto sul bilancio dello Stato. Berlusconi come sempre dispensa la sua arroganza e, irremovibile, vuole mantenere la rotta senza neppure conoscere la méta verso la quale è diretto.

Tutti contro tutti. La maggioranza salva Milanese e se stessa, ma l’opposizione non è ancora decisiva.

popolo viola L'incoerenza e l'affabulazione regnano sovrane. Chi pensava di risolvere ogni cosa puntando l'indice sul solo Berlusconi ha ricevuto una precisa risposta. In molti si aspettavano oggi qualche segnale di novità che puntualmente non è arrivato. Più volte abbiamo ripetuto che la politica dell'opposizione deve ritrovarsi in un fronte compatto e numericamente all'altezza, altrimenti si chiude la partita e questo governo finirà il proprio naturale mandato combinando altri disastri. 

Obama investe, Napolitano spera. In cosa..?

Napolitano a Rimini Cresce lo sconforto quando si assiste all'incredibile altalena di messaggi che provengono dal mondo della politica istituzionale. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riporta l'apprezzamento dell'Europa; di quale Europa non è dato sapere se non supporre. Forse quella di Trichet e Draghi, o meglio di Draghi e Trichet? O forse di quel gruppo di alti burocrati che non sanno neppure cosa siano i sacrifici del lavoro. Non sarebbe male fare rispettosamente presente al Presidente Napolitano il fatto che, la necessità di operare una manovra economica, non è mai stato oggetto di dubbi o contese quanto semmai le misure che in questa erano e sono contenute. Obama dagli States ci mette a conoscenza del suo piano da 450 miliardi di dollari per rimettere in moto l'economia Americana ponendosi come obbiettivo quello di aiutare la ripresa e la nuova occupazione per milioni di famiglie americane. Ahimè, non così avviene nel Nostro paese, dove invece si mette a conoscenza le famiglie italiane dei sacrifici che dovranno ancora una volta fare senza nulla ricevere in cambio! Quando si parla di manovra necessaria e urgente, enfatizzando i toni con la sottolineatura del plauso di Trichet, non si può che rimanere sconcertati. Peggio ancora quando questa manovra, che potrebbe ricevere apporti correttivi nel proseguo del suo iter Parlamentare, viene "rinforzata" da una "sottolineatura importante". Sotto quali auspici si svolgerà la discussione alla Camera? Sembra che a nessuno interessi sapere cosa comporta per gli Italiani questo percorso. Come se non contasse nulla il fatto che i tanto scontati tagli alla "casta" politica sono stati in realtà dimezzati, così come non si è ridotta una lira dalle spese militari, che la vera lotta all'evasione fiscale non sarà mai messa in pratica da questo governo e che nessuna tassa patrimoniale (non almeno quella che potrebbe avere una rilevanza sul bilancio nazionale) verrà presa in considerazione. Napolitano ha visitato la Sicilia fermandosi in Atenei e Ville governative ma forse sarebbe meglio che ascoltasse il pianto dei disoccupati delle Acciaierie Lucchini di Piombino, o la rabbia dei Portuali livornesi, o quella dei metalmeccanici della componentistica toscana. Sarebbe interessante ascoltare quello che direbbe a questi lavoratori, spesso precari e cassintegrati, sull'iter che sta portando alla demolizione dello Statuto dei lavoratori attraverso la passionale guerra personale portata avanti dal Crociato Sacconi attraverso il suo articolo 8. E' questo di cui sono soddisfatti Trichet e Draghi? Perché è di queste cose che il Popolo italiano ha voluto discutere scioperando, gridando e voltando le spalle alle regole finora perbenisticamente condivise. Un Popolo che ha ben capito che sarà ancora Lui a pagare per tutti; redditi bassi e lavoratori dipendenti, stop! Meglio essere precisi anche rischiando di annoiare: questa manovra ha difeso le rendite di posizione, i redditi dei ricchi, guardandosi bene dallo sfiorare quell'idea trasversale che incontrava anche l'approvazione di grossi imprenditori quali Montezemolo, De Benedetti, Profumo ed altri, sull'imposizione di una tassa patrimoniale che attingesse ai "super-redditi". Si invoca la coesione sociale quando la stessa è andata via da tempo? "Pagate perché qualcuno ha sbagliato per voi...". Si parla e riparla di crisi mondiale come se fosse nata dall'oggi al domani, come se la globalizzazione dei mercati non fosse mai esistita, come se sfruttamento e capitale viaggiassero sulla stessa carrozza. Il presidente della Repubblica, in visita a Palermo, non manca di sottolineare la necessità di una crescita economica del paese. Ma in quali condizioni pensa di trovarsi? Lo definisce un tema "stringente e drammatico", e ci è impossibile davvero dargli torto. Non si può tuttavia ignorare che una distinzione tra "comportamenti che lo stesso Presidente definisce "di ostacolo" per una ripresa anche "sociale e civile" non possono essere distribuiti senza attribuirne una paternità. Né soluzioni né tanto meno suggerimenti possono venire dalle colonne di un giornale, ma da queste può levarsi la testimonianza del sentire diffuso delle Persone, e non è poco. Quando il mondo del lavoro incrocia le braccia e le notizie di stampa non fanno altro che riportare notizie di indagini, procedimenti e inquisizioni a carico di un Premier, bè, ci consenta Signor Presidente, di pensare che l'unica soluzione possa essere quella di una legittima verifica popolare che può venire solo e soltanto dal responso di un ritorno alle urne.



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Berlusconi tranquillizza tutti, niente di nuovo su Marte

Berlusconi- Napolitano Il tanto invocato "scatto" non c'è stato. Nel discorso alla Camera, Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di voler giocare la carta dell'immagine, come quella di una scatola bella ma vuota al proprio interno.
I numeri sembrano non averlo scalfito malgrado il segno meno che nuovamente ha registrato Piazza Affari. Parla con la testa rivolta all'indietro, ricordando la fiducia datagli dall'Europa ma toltagli dalla Borsa stessa, dai segni negativi che indicano il segno tangibile di una manovra che non sembra affatto aver prodotto quella tanto decantata fiducia. Arriva persino a descrivere l’Italia come un paese "economicamente e finanziariamente solido".