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Lacrime padane. Roma, accogliente per anni, ritorna ad essere “ladrona”!

senaturLa preoccupazione più grande è rivolta a quel distacco che il Cittadino amplierà di fronte all'ennesimo esempio di "mala politica". In una democrazia il garantismo è d'obbligo, ma ovviamente le premesse non sono incoraggianti nei confronti del "capo" delle truppe politiche padane. Esiste un limite anche all'irruenza e all'arroganza, e Bossi, il Senatur, sta forse superando anche questo. Per anni ha condiviso, accettato, e sostenuto, anche se sarebbe interessante conoscerne i particolari, una politica governativa che ha devastato l'Italia. O forse sarebbe meglio dire senza incertezze che senza il suo sostegno lo scempio politico portato avanti dal Cavaliere non sarebbe avvenuto. Oggi in risposta alle accuse che gli sono state rivolte, lo stesso Senatur grida ancora Roma ladrona! Come si può definire un simile atteggiamento? Fino al momento in cui era al governo non diceva che Roma era “ladrona”, ma anzi, ci andava volentieri permettendosi di mostrarsi sprezzante nei confronti di tutti coloro che non erano allineati al (suo) potere.
Fa sorridere il pianto di un uomo che ha le stesse colpe di quel Berlusconi che ha tenuto politicamente in vita fino all'ultimo secondo, e per anni! Oggi piangere è diventata una moda. Ma gli italiani, saccheggiati, impoveriti, offesi e privati di molte opportunità, cosa dovrebbero fare? Le agenzie ci raccontano dell'emozione di una "platea" che non ha retto alle lacrime del "capo". Il capo?? Non ci deve interessare oggi quelli che sono fatti da provare. Lo abbiamo scritto più volte che la colpa deve essere accertata e provata. Ma non passiamo sopra ad un atteggiamento che ha dell'incredibile. Non ci interessa se lo stesso "capo" ha probabilmente preso in giro i suoi stessi "soldati", quanto ciò che quest'uomo ha fatto politicamente contraddicendo quei principi che demagogicamente andava sbandierando. Ed oggi abbiamo la riprova che si trattava di pura e semplice demagogia, rozza e pericolosa! Proviamo poca comprensione verso chi è stato complice di un malgoverno durato per anni. Tra le sue fila sono state partorite idee tramutate in leggi barbare, assurde, tanto da venir definite dai suoi stessi collaboratori (Calderoli se ci sei batti un colpo!) addirittura con termini quali "porcate".
Bene, è giunta quindi l'ora in cui anche il "capo" debba pensare a diventare adulto. Le lacrime siano messe da parte e sia fatta chiarezza su qualcosa che forse potrebbe portarci a capire meglio i meccanismi attraverso i quali, il Popolo italiano, (e non uno sedicente spicchio di Territorio neo ribattezzato), ha potuto subire di tutto e di più.

La voce di Bossi tuona contro il governo. Al teatrino della politica va in scena la stessa rappresentazione!

bossi Il timore più avvertito è quello di un colpo di coda del Berlusconismo, con o senza il suo Fondatore. Ancora non si è capito che Berlusconi è stato ed è solo un "propagandista", l'esecutore materiale che furbescamente interpretava le direttive di una politica neoliberista indicata e progettata in ambiti ben più pericolosi, importanti e lontani. Tuttavia i timori non sono infondati, e lo possiamo vedere dall'attuale posizione politica assunta dalla Lega stessa.

Tragicommedia all’italiana. Le pensioni non si toccano, o forse qualcosa sì. Per la giornata di oggi è tutto!

B.- Pinocchio I bambini sono molte volte più perspicaci e intelligenti, lo avrebbero capito. Le sole novità che possiamo aspettarci da questo governo sono trappole in cui far cadere la popolazione. Se Berlusconi festeggia il tapiro d'oro dopo i milioni di copie vendute con "portiamo il peso dell'eredità dei precedenti governi", il Cittadino italiano è veramente stufo di assistere a inciuci, accordicchi, legiferazioni basate su escamotage, postille e quant'altro. Berlusconi ha incerottato il governo strappando il sì della Lega. Ma è così in realtà? Se guardiamo la scellerata richiesta del “gruppo tecnocratico” europeo che si arroga il diritto a regolare la vita dei Cittadini membri dei singoli Stati dell’Ue, ciò che il Premier porterà con sé a Bruxelles è carta straccia! L'accordo che il Pdl "vende" come tale non apporta sostanziali modifiche allo stato di cose attuali in materia di previdenza e sarebbe comunque applicabile solo negli anni a venire. In poche parole non ci sono state decisioni ufficiali né cambiamenti sostanziali che prevedano qualcosa di certo. La Lega non accetta l'innalzamento a 67 anni di età e il Pdl "spulcia" tutti i possibili cavilli per giocare a ribasso offrendo a Bossi e compagnia qualcosa di "soddisfacente". Si parla addirittura di metter mano alle pensioni di reversibilità, oppure di avventurarsi nella caccia delle "baby pensioni", con l'arduo compito di intervenire sui diritti acquisiti. Insomma, per quanto ci riguarda direttamente, o meglio, per quanto riguarda la risposta da dare all'ennesimo cialtronesco diktat dei tecnocrati europei al servizio di Francia e Germania (tra i quali non dimentichiamo c'è pure un certo Draghi!) non ci sarà, salvo sorprese dell'ultim'ora, il sì all'innalzamento immediato dell'età pensionabile a 67 anni. Quest'ultima eventualità è presumibilmente avviata ad entrare progressivamente in vigore a partire dal 2014 fino al 2026. La demagogica politica leghista punta l'indice sulle pensioni d'invalidità, che a quanto sembra sono, almeno nel sud, stimate in numero quattro volte più grande rispetto alla Germania. Ma allora perché non puntare su una vera politica fiscale che garantisca serietà e rigidità, iniziando a stabilire criteri più equi e giusti, nonché convogliando l'attenzione sui grossi redditi? Il riferimento ad una vera patrimoniale è chiaro, e non si parla di quella "patrimonialetta" che vorrebbe la cassiera degli imprenditori, tale Emma Marcegaglia, quanto una vera tassazione degli altissimi redditi che portano il 10% delle famiglie italiane a detenere il circa 44% della ricchezza! Come ormai ben sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, ed è per questo che prima o poi il Cittadino chiederà lumi su questa situazione che è diventata senza via d'uscita. Il Nostro beneamato Premier si appresta quindi, letterina alla mano, a recarsi nuovamente a Bruxelles; si mostra come sempre apparentemente spavaldo, ma è ben conscio dell'altissima probabilità di essere nuovamente preso a schiaffi dalla troika economica europea. Si rimanda ancora una volta al buonsenso (di cui non si vede traccia!) della politica nostrana. Bossi tiene il punto sul fatto di non voler accettare governi tecnici ma i soli a seguirlo in questa convinzione sono i partiti della sinistra. Il coraggio è merce rara e nessuno continua a voler correre rischi per non perdere gli attuali vantaggi. Sembra quasi del tutto sparita la speranza dell'intervento Istituzionale, dal quale poi non si riceverebbe probabilmente altro che l'indicazione di un governo di transizione. Immaginate il caos e le infinite discussioni sul da farsi, sulle convenienze di parte e altro? Suvvia, siamo seri almeno per una volta, e cerchiamo di non peggiorare quella bassissima credibilità che ormai ci segue in ogni parte del mondo. Anche questo deriva dall'eredità proveniente dai governi del passato? Dopo quasi 20anni di Berlusconismo ci sembra davvero improbabile!

Prova di forza sulle pensioni. La Lega nel mirino, ma in realtà sono in molti a fare il gioco di Berlusconi!

Bossi e B. Stupirsi oggi non ha senso. La Lega sta dimostrando scaltrezza politica. La coerenza è ben altra cosa. Bossi da tempo ha capito di quale sorte perirà, e vuole uscire dal pantano governativo con una nota che lo differenzi dal resto degli alleati. Il fenomeno populista del Carroccio sta logorandosi. I vertici hanno fatto e disfatto, si sono tenuti alla larga dalla base mancando di portare quei risultati sperati e promessi. Il governo Berlusconi è alla frutta; circondato da ogni lato,tanto da vedersi incalzato sul versante interno (Confindustria che preme a favore di un cambio al vertice e nuove e più incisive riforme!) che ovviamente su quello esterno, dove i maggiori interpreti della tecnocrazia neoliberista, spinti da Francia e Germania, pressano per farci percorrere la strada della Grecia. Siamo veramente in un bel guaio! Viene spontaneo affermare questo in virtù della scomposizione di un quadro politico che poche volte ha trovato riscontri del genere. In realtà non si tratta solo di una questione interna alla maggioranza ma bensì di qualcosa di più articolato. Il Pd, maggior partito dell'opposizione, non sarebbe in disaccordo sul provvedimento di innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni. Lo afferma Enrico Letta il quale aggiunge tutta una serie di interventi economici in grado di "ridare" forza ad un nuovo sviluppo. Sinceramente non si capisce più quale possa essere l'interlocutore del lavoratore italiano! Altrettanto come possa essere accettata una risoluzione del genere quando esistono alternative che veramente avrebbero la precedenza su queste. Pensiamo ad una vera e incisiva tassa patrimoniale, così come ad una drastica riduzione della spesa sugli armamenti bellici con conseguente cambio di indirizzo sulla politica estera. Lo ha fatto Obama (non certo Che Guevara!) e non possiamo farlo Noi?? Ha senso penalizzare chi ha lavorato una vita facendogli pagare il frutto di una crisi non certo voluta dai Cittadini e dai lavoratori?? Il Terzo Polo si dimostra possibilista, con varie sfumature. I Finiani spingono per un assenso alla riforma legata alle dimissioni del Premier, mentre Casini (uomo di Confindustria e Chiesa) opta per la difesa dell'imprenditoria con soluzioni "buoniste" ma dai tratti incerti. C'è più di una possibilità che finalmente la spunti l’ormai celebre "baffetto" del Pd (D’Alema), l’eminenza grigia che da tempo immemorabile insegue l'Udc, anche a costo di svendere quel poco di sinistra che rimane nel suo partito. Il resto del panorama è chiaro: la sinistra fuori dal Parlamento (ma non per questo trascurabile!) alza il muro e dice ovviamente No. Sia Sinistra Ecologia Libertà che la Federazione della Sinistra si oppongono a fianco delle organizzazioni sindacali. La Fiom si è già duramente espressa con Rinaudo trovando nell'intera Cgil (strana la distanza con il Pd?) al proprio fianco. Il cerino acceso è rimasto nelle mani di Bossi; fosse altro che per il fatto di non accettare governi di transizione, tecnici (voluti da tutti). In effetti, è questo il punto dirimente della questione: chi vuole un governo tecnico è perché sa bene di non avere numeri né progetti attualmente validi per affrontare un'intera Legislatura! Bossi sa bene con chi ha a che fare, e da politico navigato e astuto, cerca di giocarsi le carte migliori (che attualmente sembrano essere in suo possesso..). Le Istituzioni navigano a vista; lo stesso Napolitano spinge verso un accordo forse più sulla base di convinzioni a Lui esterne che altro! L'agonia dell'Italia si sta allungando oltre il lecito. Governi tecnici poterebbero ancora a vecchie logiche di spartizione; la Gente è stufa di questa casta che si auto riproduce mostrando ogni volta il peggio di sé. L'augurio è veramente quello che Bossi stacchi la spina a questo governo e si lasci la parola agli Elettori. Il Popolo questa volta dovrà decidere senza alchimie.




Pubblicato su Dazebao.NEWS.it

Acque agitate nella Lega. Se Berlusconi piange, neppure Bossi ride!

lega-Varese Il Senatur non demorde. I fronti che si sono aperti sono due, e il tenace inventore del "ce l'ho duro" è costretto a percorrerli entrambe. In primis sa bene che il sodalizio con Silvio Berlusconi deve continuare; la morte di uno significa la fine anche dell'altro. Si spinge persino a dire che “qualcuno vorrebbe trasformare lo stesso Premier addirittura in un criminale"! Probabilmente il leader del carroccio non è molto aggiornato sui numerosi rinvii a giudizio formulati nei confronti del presidente del Consiglio, ma neppure del dubbio crescente che sta ormai prendendo piede nel Paese. Risulta altresì chiaro che parli implicitamente ai frondisti del Pdl, appropriandosi del ruolo dell'istrione (che ben sa recitare) per chiamare a raccolta l'unità del centrodestra. Strano modo il suo... Un giorno tira la corda quasi minaccioso di "far saltare il banco", e il giorno dopo (potenza dei telefonini o degli incontri carsici) rilancia il contrario di quanto sembrava voler affermare. Ma adesso si è aperto anche un fronte ben più rischioso, quello interno alla stessa Lega. Lo scontento della base leghista è palese. L'incoerenza politica, l'impalpabilità nonché l'aspetto eclatante di un populismo al quale ovviamente non hanno seguito i fatti, ha posto più di una riflessione. Il Bossi non cede e rilancia, come sempre a modo suo, in barba ai sostenitori del concetto di democrazia. Dispone le sue truppe, sceglie i fedelissimi, probabilmente in vista di una resa dei conti interna che più di uno chiede. Gli uomini soli al comando non hanno mai durato a lungo, e forse il caso più longevo è proprio Berlusconi, anche se ne conosciamo la ragione e le dinamiche! A Varese è saltato il tappo, con l'elezione più che discussa del segretario provinciale fortemente voluto dallo stesso ispiratore principe dei sogni Padani. E' ben più di una contestazione quella avvenuta all'assise della città Lombarda! Un segretario imposto senza essere stato votato, ma solo sulla base dell'esplicita indicazione di Bossi. I Maroniani assenti, clima da scontro, spinte, parole dure che sfiorano la contrapposizione "fisica" e la resa, probabilmente, di quello che una volta veniva definito come "fenomeno Lega". Ricordiamo che Varese è la culla politica dalla quale il Senatur ha sempre attinto maggiore linfa e risultati; una culla impietosa che ieri gli ha voltato le spalle tanto da costringerlo" a ricorrere all'imposizione del nuovo segretario (Maurilio Canton) bypassando una votazione democratica. La platea gridava "voto...voto...", ma così non è stato, non poteva essere. Avrebbe forse significato l'anticipazione di una svolta ufficiale che si fiuta nell'aria da tempo. Il cuore della Padania ha fibrillato, e con lui il mito dell'invincibile quanto finora indiscusso leader. Le tessere strappate sono uno scherzo? Sembrerebbe più il prezzo pagato per una politica di fiancheggiamento al Berlusconismo dal quale si voleva attingere per arrivare a ben altri scopi. Risultato: un utile che non ha prodotto il sogno venduto per anni. Ai fini del quadro politico nazionale non può sfuggire un dato che va persino oltre le parole di un Bossi che "addita i dissidenti come fascisti", così come non fanno neppure più stupore parole come " verranno bastonati coloro che non si adegueranno e formeranno correnti". La realtà ci consegna la fine di una leadership che non si affida più sulla condivisione di quanto proposto, ma ricorre a metodi "poco ortodossi" per mantenersi in vita. La stampella di Berlusconi si sta piegando sotto i colpi di una giustizia sociale che reclama fatti, realtà diverse e nuove realtà di vita; non certamente il solo mantenimento di un gruppo dirigente che sta diventando a questo punto solo autoreferenziale. Del resto Bossi sa bene che non ha più niente da offrire all'operaio di Mirafiori; così come ha ben compreso che i lavoratori non sono sprovveduti, e che alla lunga comprendono anche le parole sapientemente forgiate sull'affabulazione. Anche a costo di ripeterlo fino alla noia, stiamo assistendo all'implosione del giocattolo che nell'immaginario somiglia sempre di più ad una demolizione controllata di un grosso edificio. Prima che questo non generi altre "vittime", che sia staccata una buona volta la spina a questo governo. Il Paese lo pretende!

Niente di nuovo sul “fronte” italiano. Ma gli “indignati” si preparano!

Da sinistra: il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, il consigliere regionale del Carroccio Renzo Bossi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, il senatore della Lega Fabio Rizzi ed il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, posano per una foto al termine del confronto, oggi 08 agosto 2011 a Gemonio (Varese).
ANSA/STEFANO PORTA Il copione non cambia di una virgola. Berlusconi non va in Aula, Bossi tratta da "somari" coloro i quali espongono il tricolore, e il Pd si rifugia nei seminari per trovare l'ispirazione politica che gli consenta una spallata decisiva per "buttar" giù questo governo. Come dire: "Niente di nuovo sul fronte italiano!" In verità c'è molta carne al fuoco ma è una lotta impietosa contro il tempo, anche se nessuno sembra volerlo capire. Probabilmente tutti sanno perfettamente ciò che accade ma altrettanto bene continuano a gestire la situazione in modo che niente cambi di una virgola. Tremonti e Berlusconi hanno in questo momento il destino simile se non proprio uguale. Entrambe sono "tenuti in vita" dalla scaltra e cinica politica di Bossi e della sua Lega. Lo spavaldo Senatur continua ad esibirsi e fare proclami ma è il primo a sapere che non farà nulla di quello che annuncia fino a quando avrà la possibilità di foraggiare il suo partito stando al governo.
Se questo cade la Lega scompare risucchiata nel vortice di contraddizioni e danni che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare l'azione governativa. Questa volta sarebbero gli stessi ceti meno abbienti sui quali aveva fatto presa togliendo voti e consensi persino alla sinistra, a chiedergli spiegazioni alle quali non avrebbe risposta da dare. Il populismo gridato è ormai alla fine ed allora meglio rimanere in plancia di comando più che si può! Il referendum per l'abrogazione della legge elettorale in vigore ha già raggiunto un numero considerevole di firme e tutto lascia da pensare che sarà la prossima scadenza alla quale saranno chiamati ad esprimersi i Cittadini italiani. Ecco spiegato l'annunciato quanto lento dispiegamento di forze di un Pd che sembra quasi non aver fretta. Il maggior partito dell'opposizione pensa a ritrovarsi in un appuntamento seminariale sulla Socialdemocrazia quando ogni giorno il nostro governo, soprattutto grazie a Berlusconi ed al suo principale socio & alleato che lancia strali dalla “sua” Padania, offrono spunti e materiale per un lavoro che non lascia dubbi alla strategia politica che dovrebbe esser portata avanti. Non esistono più regole tanto che lo stesso Berlusconi si permette pure di affermare che si trova in uno Stato di polizia! Di quale stato parli non è dato sapere, Lui che ne dovrebbe invece rispondere per primo in qualità di Presidente del Consiglio. Il dito medio di Bossi, un Ministro della stessa Repubblica (Brunetta) tranquillamente etichettato come "pirla", il Premier che se ne frega della magistratura e non si presenta ai processi né tanto meno si mette a disposizione degli Organismi deputati alle indagini, colpi di decreti dai contorni sorprendenti e allucinanti (futura e probabile abolizione dei certificati antimafia) altro ormai non sono che note di cronaca. In questa cornice depressiva, somigliante ad una fase distimica tendente al netto ribasso, l'opposizione pensa a studiare?!
Malgrado questo c'è anche un'Italia che non si arrende; è l'Italia dello stato di diritto, del Cittadino che sta organizzando la propria "indignazione" che sfocerà nella più che probabile manifestazione di piazza del 15 ottobre a Roma. Gli indignati crescono, sono sempre più numerosi, scoprono di avere troppe cose in comune e altrettante da rivendicare. Sono i tanti Cittadini precari, disoccupati, sfruttati, dilaniati dai provvedimenti che alla fine colpiscono sempre loro tanto da spingerli, sulla spinta del movimento che ha preso origine in Spagna, a "indignarsi" apertamente anche nel Nostro paese. La situazione non è delle più incoraggiati; non si può essere entusiasti, neppure quando si assiste alla costruzione di una protesta ampia e diffusa: è il chiaro segno della disperazione che si respira, della delusione, scontentezza, delle nubi che avvolgono il futuro di milioni di Persone. Forse anche Berlusconi e Bossi non sono altro che la punta di un iceberg che indica quanto siano gravi le condizioni cliniche di un sistema sociale ed economico che ha mostrato tutti i suoi limiti tanto da spingerci alla diagnosi di malattia in fase terminale.

Tuoni e fulmini dal Monviso: Bossi parla di alternativa e le camicie verdi gridano alla secessione

Bossi-monviso Strano, inconsueto e sicuramente allarmante! Dopo aver dato l'imprimatur ad una manovra della quale questo giornale ha molto parlato denunciandone gli effetti nefasti, ecco partire i cruiser sparati niente meno che dalla festa leghista sul Monviso. A lanciare l'attacco è lo stesso Senatur: "Milioni di persone aspettano solo che succeda qualcosa, un lampo, per mettersi in cammino". 
Il clima era quello "adatto", tanto che non hanno tardato a farsi sentire i cori con le fatidiche parole "secessione, secessione". Il difficoltoso intercalare del leader del Carroccio non ha impedito che la forza d'urto sul tema a Lui tanto caro si placasse: "Anche durante il giro della Padania abbiamo visto che certi passi vanno fatti in favore della storia, altrimenti c'è soltanto il caos". Quello che continuiamo a non capire è l'attacco che indirettamente (più o meno) la stessa Lega lancia all'operato del governo al quale non ha negato un contributo sostanzioso, anzi... Sembra quasi che il buon Bossi abbia dimenticato di far parte della stessa maggioranza che ha partorito questa scellerata manovra, e che prima ancora ha portato il paese sull'orlo di una "profonda crisi di nervi". Dov’era il “mitico” Senatur in questi anni? Quale politica ha portato avanti la Lega durante tutto questo arco di tempo? Le domande sembrano non sortire risposta, almeno non sul Monviso dove echeggiano ancora le saette dello stesso Bossi: "Come andava, che sarebbe finita male lo sapevamo: dopo la crisi il Nord non potrà permettersi più di continuare a mantenere tutto il Paese e l'assistenzialismo del Sud che garantisce a Roma di essere capitale. Conclude poi dicendo ai suoi attenti ascoltatori che "Ci aspetta un anno positivo, un anno in cui la Padania va a disegnarsi con grande determinazione. Noi siamo buoni ed educati, lo avete visto anche durante il giro della Padania, qualcuno lo voleva fermare ma in quell'occasione occorreva stare con i nervi saldi e per fortuna che c'è mio figlio Renzo che ha tenuto i nervi calmi, se c'ero io forse poteva andare un po’ diversamente". Probabilmente un modo per evidenziare il ruolo emergente del figlio, visto che le quotazioni di Maroni non fanno cenno a calare. 
C'è veramente poi molto da capire? In realtà ci sembra più che evidente la contraddizione in cui la Lega è caduta. Ma come dicono a Napoli, "qua nessuno è fesso". Il leader della Lega è un uomo accorto, e sa benissimo che le quotazioni del centrodestra e di Berlusconi in primis, sono in caduta libera. Meglio quindi fare due conti sulla futura tornata elettorale dove, a quanto sembra, le probabilità di un'affermazione dello stesso schieramento politico che ha governato l'Italia in questi ultimi anni, risulta alquanto improbabile.
Come sono lontani i tempi in cui si sentiva ripetere lo slogan "Roma ladrona!". Eppure se Berlusconi ha potuto resistere a tutto, compreso le sue "vicissitudini" personali, può ringraziare proprio il partito di Bossi. Ecco che dall'ampolla magica del Senatur escono tuoni e saette verso ciò che attraverso decreti e fiducie varie non si potrà più ottenere. Il problema è comunque serio. Sottovalutare l'attacco all'unità del Nostro paese sarebbe miope. Attualmente è in grado di dire ciò che vuole e sa benissimo di poter tentare un salto nel vuoto con il paracadute Berlusconiano. Ciò moltiplica il livello di pericolosità della politica portata avanti con un fraseggio ed un modo di fare che in altro contesto sarebbe sicuramente "verificabile". Sarebbe interessante poi valutare attraverso stime e dati le affermazioni sui contenuti fatti dallo stesso Bossi. Il sud è una ricchezza per il Paese e non una zavorra; senza l'apporto anche indiretto del Nostro sud tanti meccanismi economici non funzionerebbero neppure al nord. La favola del settentrione come traino economico e volano di sviluppo dell'intera nazione è ormai diventato poco credibile. Si dimostri con i fatti se è possibile, e non con proclami. Fermo restando che l'Italia ha conosciuto vittime e lotte storiche per diventare un Paese unito, e tale vuole rimanere.

Il cuore di Berlusconi non gronda più sangue: resa della Lega, salta il tabù pensioni!

Bossi e Berlusconi Come sempre è l'unico a rimanere soddisfatto vendendo come perfetto il suo diabolico prodotto. Dopo le proteste di questi giorni, ultima delle quali, la manifestazione che ha visto partecipare 2000 sindaci a Milano, ci aspettavamo un minimo di riflessione (pia illusione se si pensa al tipo di governo che abbiamo!). Ecco invece spuntare la manovra bis. Berlusconi arriva a descriverla come una manovra più equa!? Si mostra orgoglioso di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani. E' vero, ha solo fatto in modo che siano Loro stessi a versarle sul conto in passivo di un Paese deturpato dalle nefandezze di questo governo! Meglio dire cosa "ci racconta" il Premier prima di dare un'interpretazione viziata all'accaduto.

Tagli allo stato sociale: è scontro bipartisan. Parti sociali e opposizione pronta a dare battaglia (fuori e dentro il Parlamento)

La voce delle parti sociali si sta alzando. Non troverà certamente un bel clima vista la rinnovata insistenza con la quale Jean Claude Trichet lancia l'ennesimo monito all'Italia. Si profilo un nuovo, duro, e probabilmente decisivo scontro, che vede al centro della discussione, udite udite, i componenti della stessa maggioranza. Se la Spi-Cgil è inferocita per il rischio di un più che probabile attacco alle pensioni, è lo stesso Bossi a brandire la spada contro tale ipotesi. Nessuno si illuda, il Bossi resta sempre il “Senatur” leghista che ben conosciamo, ma questa volta alla compagnia si sono aggiunte le parti sociali, forti di un rinnovato spirito battagliero dello stesso Pd, memore forse di essere la Forza politica numericamente più rappresentativa dell'opposizione. "Apprendo di anticipazioni sconcertanti di misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi", chiosa un deciso Bersani.
Non siamo quindi in presenza di stati allucinatori ma di una rabbia diffusa che esce dai confini del transatlantico di Montecitorio e della quale si fa interprete lo stesso Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista che chiama a raccolta "un'opposizione più ampia e incisiva" che dovrà ora dimostrarsi molto più presente rispetto al passato. "Dalle indiscrezioni è evidente che il governo vuole usare l'emergenza per scaricare la crisi sui soliti noti: lavoratori, pensionati e giovani in primo luogo. È infatti evidente che ogni aumento dell'età pensionistica corrisponde a migliaia di giovani che restano disoccupati e precari". Il segretario del Partito della Rifondazione Comunista non si ferma e avanza proposte concrete come "dimezzare le spese militari, tassa patrimoniale per chi possiede più di un milione di euro, aumento della tassazione delle rendite finanziarie, dimezzare i costi della casta, restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che delocalizzano, stop alle grandi opere". Come sottolinea lo stesso Ferrero, si può correre ai ripari senza "mettere le mani nelle tasche degli Italiani"! Il fantasma di un rimedio "costi quel che costi" viene denunciato anche da Pierpaolo Leonardi dell'esecutivo nazionale Usb che non manca di denunciare come vi sia in atto il tentativo e "la volontà di scaricare di nuovo i costi della crisi sul mondo del lavoro e sulle pensioni invece che colpire le rendite, la speculazione e chi effettivamente ha creato questa condizione, per questo saremo sotto Palazzo Chigi a dire no alle misure annunciate e per diffidare le parti sociali dal dare qualsiasi via libera al governo".
Seppur altalenante e ondivaga, anche la Cisl si mostra critica e prova a mettere i puntini sulle "I”, sottolineando che accetterà la patrimoniale "a condizioni che non gravi su chi ha solo una casa perché di solito le tasse in Italia le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono pagare di nuovo quando c'è una patrimoniale". Ad esplicitarlo è lo stesso segretario Raffaele Bonanni, leader della confederazione, dai microfoni di Uno mattina. Nello stesso tempo esibisce il disco verde nei confronti delle liberalizzazioni, soprattutto delle municipalizzate che non manca di definire come "l'ultimo scorcio di Unione Sovietica in Italia". Per rendere ancora meno chiaro il suo discorso, Bonanni ammonisce a "non toccare Finmeccanica, Eni, Enel e Poste perché sono quotate in Borsa e non vorremmo che facessero la fine dei gioielli di famiglia, spezzettati e venduti negli anni '90".
Diverso invece il tenore delle dichiarazioni rilasciate da Cantone della Spi-Cgil, che definisce come vergognose le decisioni del Governo che si avvia con chiarezza verso una politica tendente a "colpire le pensioni medio basse ed il sistema delle pensioni di anzianità; a tagliare risorse a comuni e regioni. Inoltre si vuole ridurre drasticamente i servizi socio-sanitari-assistenziali, intervenire pesantemente su reversibilità, accompagnamento ed invalidità, servizi per non autosufficienti e per completare l'opera - conclude Cantone - si vuole modificare la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori con la scusa di modernizzare il mercato del lavoro". La raffica di prese di posizione provenienti dalle parti sociali continua. E' ancora la Cgil che attraverso una nota a due mani redatta dal segretario Confederale Vera Lamonica, e dal responsabile del dipartimento Welfare, Sandro Del Fattore, riprende con forza l'argomento pensioni, sottolineando come "nel mirino del governo ci siano nuovamente le pensioni di anzianità: evidentemente il governo ha scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat". I due dirigenti sindacali con hanno dubbi nell'affermare il fatto che "si vuole accelerare in questo modo il meccanismo delle cosiddette quote (somma tra età anagrafica e contributiva). Quelle quote però sono state già abbondantemente superate. Ci si dimentica, infatti, che già con la manovra dello scorso anno è entrata in vigore la cosiddetta “finestra mobile” che prolunga di un anno la permanenza al lavoro. Ciò vale anche per i lavoratori e le lavoratrici che maturano i 40 anni di contribuzione".
Come possiamo vedere la prognosi resta riservata per quanto riguarda le sorti economico-sociali del Nostro paese; una situazione che evolve di ora in ora e che non mancherà sicuramente di colpi di scena. Resta il rammarico di notare come ancora una volta l'opposizione mostri di non saper approfittare dei varchi e nelle contraddizioni che spesso si aprono nella maggioranza governativa. La prospettiva politica di una forte opposizione, propositiva e coinvolgente anche di quell'ampio settore che non è rappresentato in Parlamento, stenta a decollare. Il tempo stringe e il "contro-diktat" in risposta allo stesso Trichet ed alla Bce che intenderebbe disegnare scenari apocalittici nel Nostro paese pur di far quadrare i propri bilanci, tarda ancora a venire.
Intanto in tarda serata il “Senatur” incontrerà a Roma il Silvio Berlusconi. Manterrà la linea annunciata o sarà l'ennesimo fuoco di paglia di un altrettanto inciucio di Palazzo? Affidarsi a queste speranze è la dimostrazione di quanto occorra far presto per creare una vera alternativa politica che si faccia veramente interprete dei diritti e delle aspettative di un Popolo ormai sfinito e sfiduciato.

La maggioranza scricchiola ad ogni passo e Berlusconi si affida al patto con Bossi. L’arresto di Papa è solo un granello in un mare di problemi!

Bossi con Berlusconi Il segno che i tempi sono mutati è palese. Dopo il pronunciamento del Parlamento con il sì alla richiesta di arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa, (netto anche nei numeri che hanno visto 319 favorevoli al provvedimento e 293 i contrari), si rendono visibili e percettibili le fratture all'interno della maggioranza. In altri momenti l'episodio sarebbe stato gestito con il solito meccanismo tappabuchi ben orchestrato dallo stesso Berlusconi, ma non questa volta.
Il sintomo più evidente della presenza di grossi "mal di pancia" si è avuto con la polemica avvelenata che dai banchi di Montecitorio accusava di irregolarità quei parlamentari che hanno votato in maniera ovviamente segreta ma non curandosi di far poi conoscere il loro gesto.

Odissea sulla Libia, come da un vecchio film..!

missili in Libia L’hanno chiamata “Odissea all’alba”. Miglior definizione non poteva essere data. Odissea… altri morti, altra tragedia, soliti scenari. La domanda è d’obbligo, “poteva esser fatto qualcosa senza il ricorso al conflitto?”  Nessuno riesce a convincermi; no, non credo che il fuoco spenga il fuoco. E’ stato cosi in Iraq, in Afghanistan ed in tutte le altre parti del Mondo dove si sono visti eventi del genere. Perché illudersi? Sappiamo bene quanto sia poco importante, se non come scudo politico, una decisione in sede Onu; Russia, Cina, Germania, India e Brasile si erano astenuti.