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Crisi e problematiche sociali cancellate in un solo colpo. L’ordine pubblico sale sul gradino più alto!

ordine Bossi ha detto una cosa giusta (alleluia!): così non va bene per nessuno. Chi scrive ha l'obbligo di essere chiaro nell'esposizione e di far capire le ragioni della denuncia aperta rispetto ad una confusione voluta da molti. Oggi Maroni ha relazionato al Senato. Ha parlato di inasprimento di pene, di un movimento anarchico - insurrezionalista e di delinquenza; vorrebbe leggi speciali alle quali si oppone persino il suo “Senatur”.

“Indignati”: colpevoli o colpiti? Il brutto risveglio di chi ha dimenticato la realtà nella quale viviamo.

le ragioni degli indignati Come spesso è avvenuto in passato, così anche questa volta si è creata una piazza virtuale dove le "fazioni" in campo sono due: i “ghigliottinai”, coloro che hanno concentrato l'attenzione (cadendo nella trappola!) sugli episodi di ordine pubblico avvenuti a Roma, e chi invece vuole riflettere, pensare, capire e non essere oltretutto additato come fomentatore di quello che è avvenuto sabato 15 ottobre nella Capitale. Sono dovuti passare anni, molti, prima di venire a conoscenza delle reali condizioni in cui si svolse il G8 di Genova, quello dove ha perso la vita Carlo Giuliani. Passerà cosi tanto tempo anche questa volta, per capire, indagare a fondo e smascherare gli autori della violenza di Roma 2011? Le premesse non sono incoraggiati. Il dibattito è fermo al tema dell'ordine pubblico; ai rimedi contro i violenti. La corsa del presidente dell'Idv Antonio Di Pietro per inasprire le pene e rilanciare un piano punitivo ad hoc, lascia sinceramente un ampio margine di perplessità. C'è poca lucidità nella proposta, che mira soprattutto a punire il reato dopo che questo è stato commesso. (sarebbe già un grosso successo avere la certezza che la pena fosse scontata!). Si parla poco di prevenzione, di funzionamento dell'apparato preventivo gestito dall'Intelligence, di tutela per chi ha il diritto di dimostrare in maniera pacifica. Già, ma qualcuno ha mai pensato al fatto che anche il Cittadino che manifesta pacificamente deve essere protetto?? E' impossibile sorvolare su quello che si sta trasformando in un risultato politico alterato, mistificato! Lo spirito della manifestazione di Roma era quello di parlare di una situazione che riguarda il debito pubblico, la sua incidenza schiacciante sul Cittadino, della precarietà, della crisi che attanaglia milioni di persone e della mancanza di futuro che si prospetta davanti a noi e soprattutto davanti alle giovani generazioni. Queste "tematiche" rischiano, o meglio, sono state cancellate in toto! Si parla di gogne mediatiche, di responsabilità, di pene da infliggere, e non mi stupirei se tra poco anche il giornalista presente alla manifestazione venisse inglobato nel limbo oscuro di quelli che non dovevano esserci! Le riflessioni sono tante e occorre farle. Molti politici hanno prima elogiato lo spirito e la partecipazione alla stessa manifestazione, e poi si sono addirittura defilati, lungi dall’esser presente! Siamo in contatto con "Chi l'ha visto" per avere notizie di defezioni importanti, soprattutto in ambito dell'attuale opposizione. I più noti segretari e dirigenti politici hanno disertato la manifestazione. Tra questi persino noti personaggi, attualmente molto "gettonati" (specialmente a livello mediatico) della stessa Sinistra! Il corteo dei manifestanti è stato lasciato privo anche di una rappresentanza politica che probabilmente ha fatto risaltare maggiormente una sorta di carattere”rivoltosa" e "anarchico". Eppure molti di questi Soggetti si erano trovati d'accordo sullo spirito della manifestazione! Perché queste defezioni? Volontà di fare una pre-selezione tra buoni e cattivi in una fase politica che dovrà poi portare ad un risultato tangibile? Molto sinceramente crediamo di aver dato ampio risalto alle brutture viste a Roma ed ora è il momento di non deviare il percorso del buonsenso e dell'analisi critica, sia politica che sociale. Prima che si cerchi il "capro espiatorio" in ambito politico, sarà meglio riportare la bussola verso la giusta direzione. Viviamo una fase storico-sociale davvero difficile; una crisi che è solo la punta di un iceberg che riflette lo sgretolamento di un sistema socio-economico giunto al capolinea. Ripartiamo da quello che 500mila persone, tra cui ricordiamo moltissimi giovani, donne e ragazzi, volevano esprimere gridando indignazione verso una classe politica che ad oggi si è dimostrata inadeguata e dannosa. Non c’è assolutamente alcun tipo di volontà di glissare sugli episodi di violenza, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare. Manifestare la volontà di cambiare, di creare un futuro diverso, immaginando un mondo possibile, migliore ed in grado di offrire possibilità e opportunità, non può essere omologato con quanto un gruppo di facinorosi delinquenti ha fatto! In questo momento la comunicazione viene ampiamente distorta per non affrontare queste tematiche. Resta l'intelligenza e il buonsenso del Cittadino che è in grado di capire e comprendere.  Almeno, così speriamo.



Pubblicato su Dazebao.NEWS.it

“Indignati” uguale violenti? Una semplificazione che non regge e deve far riflettere!

foto 057 Fermiamo per un attimo la cronaca e tutto ciò che ci viene propagandato dai media. I dati di cronaca che possediamo sono quelli a disposizione di chi ha partecipato direttamente, come testimone oculare. Eravamo presenti a Roma, ieri, nel corso della manifestazione degli indignati.  Conta la testimonianza diretta, di chi non si è davvero divertito, di chi ha sofferto, costretto ad aver paura, ma egualmente animato dalla voglia di gridare la propria rabbia, il proprio malcontento e la propria convinzione che l'alternativa al momento socio-economico ed ovviamente politico attuale, sia possibile!  Nessuna voglia di ripercorrere le fasi o i momenti di quella che è stata una giornata dura, drammatica, dai tratti già conosciuti, quasi fosse un film già visto. In molti si erano posti questo problema ancora prima di partire dalle loro città. Le premesse per possibili "incidenti" c'erano tutte. Come nel G8 del 2001, all'indomani di Porto Allegre, anche Roma era e si è dimostrata a rischio. Sebbene la stessa "cosa" avvenisse contemporaneamente anche in moltissime altre città del Mondo. Ma non distogliamo l'attenzione dalla Nostra realtà. Un dato deve prevalere: la verità e la volontà di combattere l'arte mistificatoria e strumentalizzante. Il corteo di Roma era stato strutturato attraverso una meticolosa organizzazione dallo stesso Comitato organizzatore, per altro nato spontaneamente, attraverso una sorta di tam-tam recepito e rilanciato. Alla testa del corteo dovevano esserci i movimenti, poi i gruppi di “semplici Cittadini”, tutti coloro i quali si riscontravano nell’espressione di un dissenso e di un malcontento alternativo e non violento, poi a seguire "la sinistra che non molla", i cosiddetti partiti oggi fuori dall'opposizione parlamentare. Poche le divisioni, molte le condivisioni; la vicinanza ci permetteva di capire il minimo comune denominatore che animava la manifestazione. Qualche cenno di cronaca vissuta è indispensabile, tanto per far comprendere la tempistica, e quanto poco abbiamo dovuto attendere prima di venire a conoscenza della cruda realtà. Appena partito il corteo, "l'organizzazione" veniva avvertita in tempo reale della presenza, già in Via Cavour, di scontri e atti di violenza (punti nevralgici di cui tutti erano già stati messi a conoscenza fin dal mattino!). La coda del corteo ha così dovuto aspettare molto prima di partire. Riecheggiavano termini ormai famosi e conosciuti quali black blok; cosa che, le immagini e lo sguardo diretto ci avrebbe poi confermato portandoci a contatto della veridicità di una violenza ormai dilagatasi.  Da quel momento un martellante e tambureggiante aggiornamento riportava continuamente un vero e proprio bollettino di guerra, culminato poi negli eventi di Piazza San Giovanni. Non vogliamo nascondere od ovattare i particolari di cronaca, quanto semmai puntare a capirne il senso e l'origine. Chi scrive ha camminato per chilometri, in avanti e indietro, tra la coda e il resto più avanzato del corteo dei manifestanti. Occhi che hanno visto donne e soprattutto giovani (moltissimi), intonare cori e canzoni di protesta; la sola arma di cui erano dotati, il solo mezzo usato per gridare il rifiuto verso una vita imposta dalla scelleratezza politica di governi non all'altezza della situazione venutasi a creare. Non meno il rifiuto verso un sistema socio-economico che è allo sfascio. Tante bandiere, molti e rigidi cordoni di "servizi d'ordine" attentamente organizzati per non tollerare violenze e impedire intrusioni di soggetti fomentatori. Nessuna voglia di fare elenchi di formazioni politiche o organizzazioni sindacali presenti e altrettanto attente. In sintesi un corteo dall'anima abbrutita dalla rabbia ma allineato sul fronte della non violenza. Già in Via Cavour le incursioni di frange violente provocava un doppio, e forse da qualcuno auspicato risultato, che nei fatti vedeva abbinarsi al danno materiale la reazione da parte delle Forze dell'ordine, a cui probabilmente sarebbe potuto sfuggire il vero esecutore della violenza. Ripetiamo un film già visto! La domanda corre d'obbligo. La partecipazione alla manifestazione contava su una cifra stimata intorno ai 500mila partecipanti. In considerazione di questo dato ci resta difficile fare di tutta l'erba un fascio e additare la massa dei partecipanti come portatrice di violenza! Non sarebbe dunque il caso di fare un’analisi più attenta e meno strumentalizzante di quanto accaduto?? Perché non fare anche un passo indietro per capire quali siano o possano essere state, le cause che hanno condizionato l'atmosfera ed il panorama in cui tutto questo si è svolto?? Ancora una volta a pagare sono stati semplici Cittadini e lavoratori delle Forze dell'ordine! Ci sono altre responsabilità da ricercare? Questo è ciò che molto semplicemente ci viene alla mente e vorremo davvero che la riflessione fosse fatta in questa direzione e non in altre! Nulla può essere portato come prova, ma almeno la voce di chi era presente (come il sottoscritto) può confermare che ragazzi, donne addirittura con bambini, anziani, lavoratori e molti altri, sfilavano tra cori e folclore che nulla aveva a che fare con la voglia di distruzione che oggi la destra governativa addita come segno ispiratore di una manifestazione violenta! Nessuno si permetterebbe mai di inneggiare alla violenza, anche se la violenza si può portare attraverso diverse forme che con il tempo distruggono con altrettanta efficacia! Abbiamo il dovere di volare più in alto e riflettere, sapere e conoscere il motivo e le dinamiche che hanno permesso, come già avvenuto in altre drammatiche occasioni del passato, come possa aver preso forma una fluidità inconcepibile che ha permesso la presenza e l'azione criminale di soggetti dai connotati ambigui e non ancora ben identificati! Vorremo conoscere le dinamiche che hanno permesso a squadre "militarizzate", accompagnate da segni distintivi che rimandano ad atteggiamenti esperti e professionali, di trovarsi nei punti "giusti" al momento "giusto". Già dalle 11 del mattino (se non prima) si sapeva quali sarebbero stati i punti critici. Ne erano a conoscenza tutti, dai giornalisti ai partecipanti, dai più accorti fino alle forze politiche; ed ovviamente è impensabile che i vertici delle Forze dell'ordine ne fossero all'oscuro! Le dichiarazioni dei politici sono state conseguenti a ciò che portano avanti, niente quindi di cui scandalizzarci. Resta un dato di fatto: un movimento di pensiero che aveva deciso di prendere forma reale, indignato, stanco, propositivo verso un futuro di rinnovamento, alternativa e cambiamento, è stato imprigionato in una morsa inaccettabile. Media e stampa non parlano che di violenza, senza nessun cenno sui contenuti che animavano e animano lo spirito della manifestazione avvenuta a Roma. Cinquecentomila Persone chiedevano e chiedono un segno di discontinuità. Questa è la vera chiave di lettura. La violenza è ovviamente da condannare ma non è la stazione d'arrivo. Capire questo significa comprendere la situazione attuale e pretendere risposte. Non farlo equivarrebbe a subire ancora, e per l'ennesima volta, un cortometraggio già visto e riproposto fino alla nausea!

Niente di nuovo sul “fronte” italiano. Ma gli “indignati” si preparano!

Da sinistra: il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, il consigliere regionale del Carroccio Renzo Bossi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, il senatore della Lega Fabio Rizzi ed il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, posano per una foto al termine del confronto, oggi 08 agosto 2011 a Gemonio (Varese).
ANSA/STEFANO PORTA Il copione non cambia di una virgola. Berlusconi non va in Aula, Bossi tratta da "somari" coloro i quali espongono il tricolore, e il Pd si rifugia nei seminari per trovare l'ispirazione politica che gli consenta una spallata decisiva per "buttar" giù questo governo. Come dire: "Niente di nuovo sul fronte italiano!" In verità c'è molta carne al fuoco ma è una lotta impietosa contro il tempo, anche se nessuno sembra volerlo capire. Probabilmente tutti sanno perfettamente ciò che accade ma altrettanto bene continuano a gestire la situazione in modo che niente cambi di una virgola. Tremonti e Berlusconi hanno in questo momento il destino simile se non proprio uguale. Entrambe sono "tenuti in vita" dalla scaltra e cinica politica di Bossi e della sua Lega. Lo spavaldo Senatur continua ad esibirsi e fare proclami ma è il primo a sapere che non farà nulla di quello che annuncia fino a quando avrà la possibilità di foraggiare il suo partito stando al governo.
Se questo cade la Lega scompare risucchiata nel vortice di contraddizioni e danni che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare l'azione governativa. Questa volta sarebbero gli stessi ceti meno abbienti sui quali aveva fatto presa togliendo voti e consensi persino alla sinistra, a chiedergli spiegazioni alle quali non avrebbe risposta da dare. Il populismo gridato è ormai alla fine ed allora meglio rimanere in plancia di comando più che si può! Il referendum per l'abrogazione della legge elettorale in vigore ha già raggiunto un numero considerevole di firme e tutto lascia da pensare che sarà la prossima scadenza alla quale saranno chiamati ad esprimersi i Cittadini italiani. Ecco spiegato l'annunciato quanto lento dispiegamento di forze di un Pd che sembra quasi non aver fretta. Il maggior partito dell'opposizione pensa a ritrovarsi in un appuntamento seminariale sulla Socialdemocrazia quando ogni giorno il nostro governo, soprattutto grazie a Berlusconi ed al suo principale socio & alleato che lancia strali dalla “sua” Padania, offrono spunti e materiale per un lavoro che non lascia dubbi alla strategia politica che dovrebbe esser portata avanti. Non esistono più regole tanto che lo stesso Berlusconi si permette pure di affermare che si trova in uno Stato di polizia! Di quale stato parli non è dato sapere, Lui che ne dovrebbe invece rispondere per primo in qualità di Presidente del Consiglio. Il dito medio di Bossi, un Ministro della stessa Repubblica (Brunetta) tranquillamente etichettato come "pirla", il Premier che se ne frega della magistratura e non si presenta ai processi né tanto meno si mette a disposizione degli Organismi deputati alle indagini, colpi di decreti dai contorni sorprendenti e allucinanti (futura e probabile abolizione dei certificati antimafia) altro ormai non sono che note di cronaca. In questa cornice depressiva, somigliante ad una fase distimica tendente al netto ribasso, l'opposizione pensa a studiare?!
Malgrado questo c'è anche un'Italia che non si arrende; è l'Italia dello stato di diritto, del Cittadino che sta organizzando la propria "indignazione" che sfocerà nella più che probabile manifestazione di piazza del 15 ottobre a Roma. Gli indignati crescono, sono sempre più numerosi, scoprono di avere troppe cose in comune e altrettante da rivendicare. Sono i tanti Cittadini precari, disoccupati, sfruttati, dilaniati dai provvedimenti che alla fine colpiscono sempre loro tanto da spingerli, sulla spinta del movimento che ha preso origine in Spagna, a "indignarsi" apertamente anche nel Nostro paese. La situazione non è delle più incoraggiati; non si può essere entusiasti, neppure quando si assiste alla costruzione di una protesta ampia e diffusa: è il chiaro segno della disperazione che si respira, della delusione, scontentezza, delle nubi che avvolgono il futuro di milioni di Persone. Forse anche Berlusconi e Bossi non sono altro che la punta di un iceberg che indica quanto siano gravi le condizioni cliniche di un sistema sociale ed economico che ha mostrato tutti i suoi limiti tanto da spingerci alla diagnosi di malattia in fase terminale.