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Vendola non fa sconti a Veltroni. Ma il PD cosa pensa?

Ph Marco Merlini/LaPresse - Costituente Pd - © Marco Merlini / LaPresse

27-10-2007  Milano

Politica

Assemblea Costituente del Partiro Democratico

Nella foto Walter Veltroni - Fotografo: Marco merliniSe questa volta le parole di Vendola non saranno ascoltate o verranno male interpretate, sarà l'intero centro-sinistra a dover rispondere agli italiani su questioni che lasceranno veramente il segno. Veltroni si adegua al gioco dei media e inizia una querelle personale con il presidente di SEL che lo aveva chiamato in causa politicamente sulle sue precedenti e note affermazioni riguardanti l'articolo 18.

Genova incorona Doria nelle primarie del centrosinistra. Un vento nuovo chiede il rinnovamento.

Doria2La vittoria di Marco Doria nelle primarie del centrosinistra a Genova attira ovviamente gli sguardi del mondo politico e non. Siamo di fronte ad un dato sicuramente significativo e forse sarebbe meglio capire il motivo di quella che viene sbandierata come una vera novità. Il Docente universitario vicino a Don Gallo, non è un politico di professione (pur avendo un passato nel PCI e tre anni di esperienza come consigliere comunale) ma nessuno può negare che interpreterà il ruolo del politico e, come Pisapia a Milano, ha una targa ben precisa che gli è stata assegnata dal partito di Vendola. Non è un politico ma è l'uomo indicato e presentato dai Vendoliani, non prendiamoci in giro... Stiamo forse giocando con le parole? In realtà c'è molta politica dietro questo risultato (ed anche se la cosa non ci dispiace assolutamente, crediamo sia opportuno che almeno le cose vengano chiamate con il loro nome!). La riprova ci viene dalla presenza su tutti gli organi di stampa dello stesso Vendola. Sappiamo bene quanto sia bravo a comunicare il buon Nichi, ma cerchiamo di vedere quello che vuole trasmettere all'esterno e con quali finalità. Consegniamo alla cronaca e diamo per acquisita la vittoria con il netto margine del 46% di Marco Doria, proiettando il suo risultato oltre queste primarie. Il primo dato ineludibile è ovviamente quello di una secca sconfitta del PD, e su questo non ci possono essere dubbi. Forse sarebbe meglio dire che, nell'ambito del centrosinistra, è stato scelto il candidato che rappresenta maggiormente la sinistra portatrice dei propri valori. Quindi il dato sostanziale è rappresentato da una voglia di maggiore incisività e presenza di una sinistra non si dimostri subalterna al centro. Le cose sembrano assumere contorni maggiormente individuabili quando leggiamo le dichiarazioni del Presidente della Puglia e della stessa SEL. Il buon Vendola continua nella sua ostinata intenzione di restare in equilibrio tra la critica propositiva (ma pur sempre in contrapposizione ad un certo modo di fare politica!) e la volontà di mantenere un rapporto privilegiato con il fido alleato Democratico al fine di tenere unito il centrosinistra. Nelle dichiarazioni affidate alle agenzie di stampa, lo stesso Vendola parla della necessità di "Partire dall'idea di buongoverno propugnata da Doria, dal suo pensiero lungo sul modello sociale e urbano, dalla fine dell'espansione del cemento e dalla cura delle ferite che si sono aperte negli anni. Mi piacerebbe definirla una profezia civica. La gente guarda a chi vuol cimentarsi con i suoi problemi e le sue angosce, con chi è pronto a tutelare i diritti e non si ferma davanti agli "altrimenti": altrimenti Bruxelles, altrimenti le Borse, altrimenti gli industriali. E Basta!". Potrà sembrare strano ma c'è comunque qualcosa che non torna tra queste affermazioni ed il suo atteggiamento verso il PD. Non viviamo sulla Luna, e sappiamo, così come lo sa Vendola, che Monti non è piovuto dal cielo ma bensì spinto dallo stesso PD attraverso la sottile politica attuata dal Presidente della Repubblica! Conosciamo la posizione dello Stesso partito sulle questioni sociali e del lavoro. Come può pensare di tenere unito un centrosinistra che di fatto è diviso su questioni esiziali come quelle sopra citate?? Se Genova ha scelto la sinistra non è un caso! Siamo di fronte alla sesta Città d'Italia e non si può pensare di continuare a coltivare sogni tenendo i piedi su più posizioni. Se, come afferma Vendola stesso, non ambisce alla conquista dei consensi targati PD, è anche vero che non può non spingere verso una direzione che sia di rottura con una politica dal passato ambiguo che porta il partito di Bersani sempre di più verso il centro conservatore! Non siamo visionari, tanto che ci confortano le parole del sindaco di Napoli Gianni De Magistris che, commentando la vittoria di Marco Doria, sottolinea come il PD "Ora deve decidere cosa fare. Noi abbiamo già deciso come andare alle amministrative e alle politiche. Il Partito democratico vive un momento difficile perché sostiene il governo Monti con Berlusconi e Alfano, e al suo interno c'è un dibattito forte perché arrivare in questo modo alla soglia delle politiche del 2013 e allearsi con il vero centrosinistra rimanendo dentro con il Pdl è complicato". E' chiaro che la vittoria del Docente genovese in queste primarie è un segnale importante che apre scenari incoraggianti per tutta la sinistra. Ovviamente scontato l'apprezzamento venuto anche dal segretario del PRC Paolo Ferrero, il quale, dopo essersi complimentato con lo stesso Doria, non esita a sottolineare come "Adesso si tratti di superare ogni polemica e di cominciare a lavorare per vincere le elezioni e dar corso a quella richiesta di cambiamento che ieri la città di Genova ha espresso in modo così forte".  La strada del buonsenso è sicuramente lunga e continuare a trincerarsi dietro barriere e steccati non giova a nessuno, tanto meno alla sinistra che guarda al futuro. Siamo in questo d'accordo con Vendola quando afferma che occorre "Dare vita ad una gara delle idee e non dei pregiudizi. Ponendo al centro dell'attenzione il lavoro e portando la sinistra a cercare un compromesso con i moderati , non suicidandosi ma facendo valere le proprie ragioni". Sempre che i pregiudizi vengano veramente spazzati via senza distinzioni di sorta. 




Liberalizzazioni, tra confusione e mancanza di regole. L'alternativa a Monti non decolla e si adegua.

Vendola e BersaniLa battaglia sulle liberalizzazioni continua imperterrita. Esiste un punto di domanda ed è questo: è vero che alcuni di questi provvedimenti servono a mettere un freno alle corporazioni che tanto danno hanno fatto nel tempo al paese, ma non possiamo andare da un estremo all'altro! Così come credo sia inutile dividersi tra paladini pro o contro questo piano "liberalizzatore"; specialmente quando c'è la possibilità di trovare un percorso che abbia un obiettivo comune che passi ovviamente da un modello di sviluppo assai diverso da quello che ha in mente il presidente del Consiglio Monti. 
Dov'è lo “Stato garante” che tutela i percorsi anche in seno alla stessa "riforma" degli strumenti economici? A quale modello di sviluppo si intende guardare? C'è stata o esiste una discussione tra Governo e Forze politiche che hanno il dovere e l'obbligo di rappresentare la volontà dei Cittadini elettori? Non sembra proprio! Diciamo che risultano comunque maggiori gli aspetti negativi rispetto a quelli positivi, e che i negativi sono rappresentati dal fatto che è stata operata una scelta che salvaguarda solo una parte rispetto ad un'altra più consistente. Vogliamo quindi far passare come “eroe” il Professore, ex Rettore della Bocconi, solo per il fatto di non chiamarsi Silvio Berlusconi? Riprendiamo in mano la situazione e non facciamo paragoni né similitudini. Stiamo parlando di due personaggi che, ciascuno a suo modo, hanno portato e portano forti elementi di contraddizione e di negatività al paese stesso! Credo sia importante non cadere nell'assurdo paragone sopra citato. "B." era solo un pedina in confronto a questo politico camuffato da tecnico, e per di più alto rappresentante (anche se Lui stesso si difende contrattaccando e gridando di non esserlo) della grossa finanza mondiale.  Inutile raccontare balle, ed altrettanto non credibile la sua assurda difesa. Conosciamo pure il ruolo di Monti a livello europeo che lo colloca come Responsabile Continentale di uno dei tre gruppi finanziari più forti del mondo; ed in carica per tutto l'anno 2012!. Ma ritorniamo a noi... La "lenzuolata" di liberalizzazioni avviene in una Italia senza regole. Il Premier ha presente questo? Regole che la stessa politica organizzata ha lasciato in balia di se stesse per non rischiare l'insuccesso alle prossime elezioni. Sarà meglio quindi che venga data un'occhiata a quello che sta accadendo tra i "fuggiaschi" che una volta rappresentavano la volontà dei Cittadini italiani. L'unico che sembra avere ancora barlumi di lucidità pare essere tal Nichi Vendola, governatore della Puglia e Presidente di SEL. Il buon Nichi ha rialzato la testa in occasione dell'Assemblea Nazionale del suo partito, tenutasi a Roma nei giorni scorsi. Le direttrici chiamate in causa dal presidente Vendola sono indubbiamente un elemento condivisibile e alternativo a quello che sta esprimendo il governo Monti; tuttavia restano molte perplessità. Vendola parla di "giustizia sociale", di beni comuni, e della costruzione di una sinistra di governo. I titoli dei giornali echeggiano delle sue strali verso un governo che non condivide. “Scarica il Premier” dice rivolto a Bersani; “acceleriamo la costruzione dell'alternativa a Monti”, ed altro ancora. Si può essere o non essere d'accordo sugli strumenti che in pratica rimarrebbero pur sempre gli stessi adoperati in questi ultimi anni dalle forze socialdemocratiche, e che a quanto si è visto, non hanno portato un contributo vincente contro il liberismo selvaggio delle destre al servizio del capitale; ma resta il fatto che la differenza (in positivo) è ancora molta, ed è certamente più attenta all'equilibrio sociale e ai bisogni del Cittadino. Lunga vita ai propositi Vendoliani quindi, ma non possiamo tacere su punti critici rappresentati dal solito tentennamento e dalla solita "benevolenza" verso un PD che dimostra giorno dopo giorno il suo appiattimento sull'operato del Professore dalla tripla targa (Goldman Sachs, Trilateral e Gruppo Bildemberg). Anzi, forse lo stesso PD è stato tra i maggiori sponsor dell'attuale Premier! La domanda è d'obbligo: che cosa si aspetta dunque il buon Vendola da Bersani e soci? Chiede di "scardinare il potere del capitalismo finanziario" ad un partito che plaude alle liberalizzazioni; a quello stesso Bersani che è stato tra i primi fautori, nonché propositore delle liberalizzazioni. Lo chiede a chi sta dando sponda al governo affinché sia messo in discussione lo stesso Art. 18! Ossessivamente la domanda si ripete: che cosa si aspetta da questo PD?? E' incredibile assistere ad una dinamica rappresentata da ottime intenzioni che svaniscono di fatto quando lo stesso Vendola afferma che "Non intendiamo rompere il filo rosso dell'alleanza (con il PD) per riaprire una prospettiva di governo al centrosinistra. Lo stesso Governatore della Puglia continua chiedendosi come ha fatto un esponente del PD (D’Alema?) ad affermare che "la nostra primavera è il governo Monti”. Per giunta rispondendosi che è inaccettabile, e che “significa avere un’idea approssimativa delle stagioni". L'eterna contraddizione verso l'ibrido oggetto rappresentato dall'acronimo PD, pure. I buoni propositi si fermano andando a cozzare contro un'incontrovertibile realtà. Vendola chiede e indica una ferma presa di posizione di un partito che ha le idee ormai chiare sul tipo di percorso che vuole intraprendere, o forse sarebbe meglio dire, "che ha già intrapreso"!   Si riapre una convergenza con l'altra forza attualmente in "regime di separazione" con il partito di Bersani, l'IDV. Un po' poco di questi tempi! La corsa verso il rafforzamento di quel Centro che tanto ricorda la vecchia "balena bianca" è ormai diventata più di una fantasia.  Continua la miope visione di un “vuoto a sinistra” del PD, che non si intende coprire. Il mito costituito dal fatto che vince solo chi guadagna il centro (in tutti i sensi) perdura. E diciamocela tutta, in questa nostra Italia, la presenza e l'influenza dello Stato nello Stato è ancora il sogno più ambito per chi vuole solo vincere e conquistare il potere.





Pubblicato su Dazebao.NEWS.it

Il cambio della “targa” non cambia la sostanza. Il pericolo di un macelleria sociale è sempre in agguato!

mac.sociale Siamo bombardati dalle stesse notizie, con gli stessi nomi che si rincorrono da giorni. E' pure difficile scrivere in queste condizioni, e talvolta si finisce per fare una cronaca sterile senza spiegare al Cittadino cosa sta accadendo. Probabilmente il governo tecnico (prima o poi) vedrà la luce. Il mondo della politica si sta mostrando sempre più distante dalle persone, salvo proporre e riproporre sterili kermesse per dimostrare una certa qual vitalità di una classe dirigente in realtà incapace, inefficiente e motivata solo dal principio dell'autoconservazione. Negli ultimi anni siamo stati abituati, grazie ad un disegno mirato a contenere e circoscrivere la pluralità dell'informazione a determinate aree politiche, ad ascoltare forzatamente solo la posizione di coloro i quali siedono in Parlamento. Ma la voce della casta non è l'unica e l'impasse di questi ultimi tempi mostra i limiti anche numerici delle Forze in campo ed indirettamente chiama in causa la partecipazione di quelle forze politiche che recitano un ruolo determinante in molte Amministrazioni Locali e Regionali. Per avere il termometro della situazione su una scala più ampia non possiamo quindi escludere il fermento che c'è tra queste Forze attualmente marginalizzate fuori dei confini di Montecitorio. Fa notizia per esempio che l'Idv e Di Pietro siano contrari al governo tecnico e meno la stessa posizione sia condivisa in parte da Sel e maggiormente dalla Federazione della Sinistra. Se la partita che stiamo politicamente giocando in questo momento è importante, non potrà non essere tenuto di conto quella che potrebbe essere la futura composizione delle forze in campo in prospettiva di nuove elezioni. Il primo a rompere gli indugi sembra essere proprio il governatore della Puglia e presidente di Sel, Nichi Vendola. "Il governo Monti ha un senso solo se è un governo di scopo: alcuni provvedimenti di equità sociale come una patrimoniale pesante, la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie e il taglio delle spese militari. Dopo di che fine della storia e si va al voto tra pochi mesi". L'abilità comunicatoria di Vendola viene ripresa attraverso le interviste sulla Stampa prima e su Repubblica poi, ed esprime una posizione favorevole ma allo stesso tempo contraddittoria rispetto ad un governo tecnico: "Io non accetto di farmi militarizzare dalle grandi banche internazionali che hanno provocato apposta la speculazione sull'Italia proprio per riuscire a dirigere il nostro Paese da fuori". E' chiaro che il "Vendola pensiero" è rivolto più che altro al Pd verso il quale da tempo guarda come elemento determinante per un quadro di future alleanze. Sa bene che Monti è l'uomo scelto dallo stesso Partito Democratico ed esplicita il suo timore di una subalternità all'Europa finanziaria: "Io non intendo farmi eterodirigere da organismi economico-finanziari non eletti da nessuno: la Bce, il Fondo monetario, la stessa Commissione Ue non sono eletti dal popolo". La paura che la macelleria sociale vada avanti sotto un governo Monti è palese. Le dichiarazioni di Vendola non sono sfuggite a Claudio Grassi, esponente di primo piano del Partito della Rifondazione Comunista, che invita il presidente della Puglia a riflettere sul dato di fatto che proviene dalla stessa composizione di questo ipotetico governo formato (probabilmente) da Pd, Pdl e Udc che sono, soprattutto gli ultimi due, tra i principali sostenitori e interpreti di una politica economica che segue i dettami di Confindustria e su più ampia scala di quel mondo finanziario al quale faceva riferimento lo stesso Vendola. Siamo quindi a discutere su nomi e assetti quando la sostanza potrebbe non discostarsi dalla pericolosa politica portata avanti dal governo Berlusconi fino ad oggi. Nel maxiemendamento illustrato da Tremonti ci sono interventi da crisi di panico e tacere sarebbe un suicidio di massa. Si parla persino di "aree di interesse strategico nazionale" in cui è vietato entrare (i Territori della Val Susa, la No TAV!); si fa chiaro riferimento a interventi diretti e finalizzati a imporre una gestione centralizzata su meccanismi e materie di competenza degli Enti Locali! Insomma, in un modo o nell'altro sarebbe il Cittadino a farne direttamente le spese, circondato da ogni parte. Chi discuterà sulle nuove normative che di fatto vorrebbero esautorare definitivamente l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori?? Un tecnico, economista come Monti?? Dov'è si andrà a collocare la capacità di analisi e proposizione della politica organizzata?? Un governo non è mai tecnico, e se non facciamo chiarezza rischiamo solo di cambiare la  targa ad un veicolo che già troppi incidenti ha provocato nel corso di questi anni.