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La voce di Bossi tuona contro il governo. Al teatrino della politica va in scena la stessa rappresentazione!

bossi Il timore più avvertito è quello di un colpo di coda del Berlusconismo, con o senza il suo Fondatore. Ancora non si è capito che Berlusconi è stato ed è solo un "propagandista", l'esecutore materiale che furbescamente interpretava le direttive di una politica neoliberista indicata e progettata in ambiti ben più pericolosi, importanti e lontani. Tuttavia i timori non sono infondati, e lo possiamo vedere dall'attuale posizione politica assunta dalla Lega stessa.

Il cambio della “targa” non cambia la sostanza. Il pericolo di un macelleria sociale è sempre in agguato!

mac.sociale Siamo bombardati dalle stesse notizie, con gli stessi nomi che si rincorrono da giorni. E' pure difficile scrivere in queste condizioni, e talvolta si finisce per fare una cronaca sterile senza spiegare al Cittadino cosa sta accadendo. Probabilmente il governo tecnico (prima o poi) vedrà la luce. Il mondo della politica si sta mostrando sempre più distante dalle persone, salvo proporre e riproporre sterili kermesse per dimostrare una certa qual vitalità di una classe dirigente in realtà incapace, inefficiente e motivata solo dal principio dell'autoconservazione. Negli ultimi anni siamo stati abituati, grazie ad un disegno mirato a contenere e circoscrivere la pluralità dell'informazione a determinate aree politiche, ad ascoltare forzatamente solo la posizione di coloro i quali siedono in Parlamento. Ma la voce della casta non è l'unica e l'impasse di questi ultimi tempi mostra i limiti anche numerici delle Forze in campo ed indirettamente chiama in causa la partecipazione di quelle forze politiche che recitano un ruolo determinante in molte Amministrazioni Locali e Regionali. Per avere il termometro della situazione su una scala più ampia non possiamo quindi escludere il fermento che c'è tra queste Forze attualmente marginalizzate fuori dei confini di Montecitorio. Fa notizia per esempio che l'Idv e Di Pietro siano contrari al governo tecnico e meno la stessa posizione sia condivisa in parte da Sel e maggiormente dalla Federazione della Sinistra. Se la partita che stiamo politicamente giocando in questo momento è importante, non potrà non essere tenuto di conto quella che potrebbe essere la futura composizione delle forze in campo in prospettiva di nuove elezioni. Il primo a rompere gli indugi sembra essere proprio il governatore della Puglia e presidente di Sel, Nichi Vendola. "Il governo Monti ha un senso solo se è un governo di scopo: alcuni provvedimenti di equità sociale come una patrimoniale pesante, la tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie e il taglio delle spese militari. Dopo di che fine della storia e si va al voto tra pochi mesi". L'abilità comunicatoria di Vendola viene ripresa attraverso le interviste sulla Stampa prima e su Repubblica poi, ed esprime una posizione favorevole ma allo stesso tempo contraddittoria rispetto ad un governo tecnico: "Io non accetto di farmi militarizzare dalle grandi banche internazionali che hanno provocato apposta la speculazione sull'Italia proprio per riuscire a dirigere il nostro Paese da fuori". E' chiaro che il "Vendola pensiero" è rivolto più che altro al Pd verso il quale da tempo guarda come elemento determinante per un quadro di future alleanze. Sa bene che Monti è l'uomo scelto dallo stesso Partito Democratico ed esplicita il suo timore di una subalternità all'Europa finanziaria: "Io non intendo farmi eterodirigere da organismi economico-finanziari non eletti da nessuno: la Bce, il Fondo monetario, la stessa Commissione Ue non sono eletti dal popolo". La paura che la macelleria sociale vada avanti sotto un governo Monti è palese. Le dichiarazioni di Vendola non sono sfuggite a Claudio Grassi, esponente di primo piano del Partito della Rifondazione Comunista, che invita il presidente della Puglia a riflettere sul dato di fatto che proviene dalla stessa composizione di questo ipotetico governo formato (probabilmente) da Pd, Pdl e Udc che sono, soprattutto gli ultimi due, tra i principali sostenitori e interpreti di una politica economica che segue i dettami di Confindustria e su più ampia scala di quel mondo finanziario al quale faceva riferimento lo stesso Vendola. Siamo quindi a discutere su nomi e assetti quando la sostanza potrebbe non discostarsi dalla pericolosa politica portata avanti dal governo Berlusconi fino ad oggi. Nel maxiemendamento illustrato da Tremonti ci sono interventi da crisi di panico e tacere sarebbe un suicidio di massa. Si parla persino di "aree di interesse strategico nazionale" in cui è vietato entrare (i Territori della Val Susa, la No TAV!); si fa chiaro riferimento a interventi diretti e finalizzati a imporre una gestione centralizzata su meccanismi e materie di competenza degli Enti Locali! Insomma, in un modo o nell'altro sarebbe il Cittadino a farne direttamente le spese, circondato da ogni parte. Chi discuterà sulle nuove normative che di fatto vorrebbero esautorare definitivamente l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori?? Un tecnico, economista come Monti?? Dov'è si andrà a collocare la capacità di analisi e proposizione della politica organizzata?? Un governo non è mai tecnico, e se non facciamo chiarezza rischiamo solo di cambiare la  targa ad un veicolo che già troppi incidenti ha provocato nel corso di questi anni.



Monti in pole position tra incertezze e difficoltà. Lo spettro di Berlusconi frena la via di nuove elezioni.

Monti - Napolitano Il Paese si trova tra l'incudine e il martello. Dopo il risveglio improvviso del capo dello Stato che ha nominato Mario Monti Senatore a vita, si apre ovviamente la fase decisiva per l'uscita di scena di Silvio Berlusconi. Napolitano ha forzato i tempi ben consapevole che l'attuale Premier avrebbe giocato qualsiasi carta pur di "prendere altro tempo". Bene ha fatto a legittimare anche politicamente quello che considera da tempo il soggetto più qualificato per gestire questa delicatissima fase politica. Il nodo che resta comunque da sciogliere è come impedire a Berlusconi di legiferare senza numeri e per di più attraverso un maxi decreto che potrebbe avere un peso notevole sulla vita dei Cittadini italiani. Le misure illustrate da Tremonti, che sembra ancora di più all'ultimo Giapponese che non sapeva che la Guerra fosse finita, sono drammatiche per la loro drasticità. Si parla ancora di metter le mani sull'Art. 18 dello statuto dei lavoratori e persino di interventi "punitivi" straordinari su chi ostacolerà i lavori della No Tav. Il gioco si fa duro e non si tratta solo di far tornare i conti (cosa peraltro assai difficile e improbabile) quanto il modo di non far gravare il fardello ancora sul Cittadino. I numeri talvolta sono impietosi ma è compito della politica saper dare indirizzi e indicazioni sul modo di utilizzarli. L'unica posizione certa è quella della Lega che non recede dall'ipotesi di elezioni anticipate. Tutti gli altri, da Casini a Bersani (inutile che faccia la voce grossa dicendo che non ha paura delle elezioni) fino a gran parte dello stesso Pdl, ai quali sembra essersi adeguato persino Berlusconi, spingono per una rapida composizione di un governo tecnico sotto la guida di Monti. Il solo nell'opposizione a mantenere la barra a dritta resta Di Pietro, ed esternamente il sempre più interessato agli "affari di governo", Vendola. E' difficile dare torto all'ex magistrato di "mani pulite", specialmente quando afferma che "Si paventa un governo che risponde al sistema bancario, al sistema finanziario e addirittura a quello della speculazione. Non è il sistema degli interessi dei cittadini italiani che non sono fatti dalle banche. Bisogna distinguere la realtà dalla disinformazione che è ormai in mano al sistema bancario e finanziario". In realtà la posizione di Di Pietro è per certi versi molto simile a quella esplicitata dalla sinistra fuori dal Parlamento; in sostanza le uniche forze politiche che ancora oggi parlano di difesa dei ceti deboli. Abbiamo esordito dicendo però che occorre togliere spazio e tempo a Berlusconi e questo consiglia a malincuore di espropriarlo dei suoi poteri al più presto possibile. Se il Pd fosse voluto ricorrere ad elezioni anticipate a quest'ora saremo già a discutere del domani; ma da troppo tempo lavorava alla costruzione di un governo tecnico e non si lascerà sfuggire l'occasione per governare senza bruciarsi in fretta e furia. Nessuno di noi ha la sfera di cristallo e la sola cosa che ci rimane è la speranza di vedere l'opposizione recitare veramente il proprio ruolo fino in fondo. Bersani ha promesso di vigilare sul lavoro che verrà fatto in questa fase assai convulsa, ma ci resta difficile immaginare una piena collaborazione da parte di chi ha presentato una bozza di emendamento che è raccapricciante. Il lavoro e il sociale è al centro dell'attenzione e fino ad oggi rimane nel mirino dei più. Neppure Monto ha la bacchetta magica ed oltretutto non è un politico ma un tecnico, competente ma pur sempre un tecnico. E' incredibile assistere impotenti al ricatto in cui questo governo ha lasciato che l'Italia cadesse per opera della Bce. La paura che la tesi paventata da Di Pietro sia quella giusta è tanta e consiglia prudenza ad ogni movimento. Ritenersi soddisfatti per il solo fatto di aver quasi (quasi!) mandato a casa Berlusconi non può essere vista come la soluzione definitiva. L'Italia deve ripartire da questo punto per cambiare realmente registro. Il solo modo credibile e senza macchie e dubbi può solo essere quello di un ricorso all'espressione del voto Popolare.



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Berlusconi si dimette? Questione spinosa, futuro dubbioso. E la nave Italia intanto affonda!

letta e berlusconi Nessuno si illuda, non è una fuga! Il Cavaliere, "il Caimano", "Sua emittenza" o come lo hanno chiamato in tutti questi anni, non è uomo da pensare a questioni di orgoglio o altro del genere. Lascerà quando e come gli tornerà più "utile". L'emblema del politico manager continua e si rinnova. Ferrara e Bechis sono solo due esempi eclatanti di personaggi che contano solo se indirizzati o "consigliati" da Lui stesso. E' probabile che la fine sia davvero vicina, ma era nelle cose,

L’agonia è lunga, la morte è certa. All’orizzonte un governo tecnico guidato da Monti?

Monti governo Ancora un bluff, ancora un prolungamento di un'agonia che non lascia presagire nessuna via di uscita. Questa mattina il Capo dello Stato ha convocato i partiti della maggioranza. Il copione si ripete: "O noi o nuove elezioni", chiosa Bossi. Ma anche all'interno del Pdl c'è un "rumoroso" malcontento; il maxiemendamento non ha certamente dato risposte in alcun senso. La questione è politica e come tale va sciolta. Nella conferenza stampa indetta a Roma in via dell'Umiltà (ma guarda te che nome..!) Angelino Alfano ripete la lezioncina come un diligente soldatino: "Abbiamo i numeri e un programma, quello concordato nella lettera alla Bce, per finire la legislatura". Ma non può esimersi dall'ammettere che alcuni problemi sono stati posti da sei esponenti del suo partito che "chiedono al Premier un cambio di passo". Resta il fatto che Napolitano ancora una volta si mostra vigile ma non vuole mostrarsi determinante rimandando lo "scontro" all'Aula di Montecitorio. Viviamo in una sorta di incubo costellato da incertezza, o per dirla come Casini, "siamo in uno stato confusionale permanente". Dobbiamo aver chiaro che il maxiemendamento contiene tutto e nulla ed è stato solo un tentativo, riuscito, di prendere tempo. La sorpresa può esser dietro l'angolo con questo governo che vive da quando è nato di promesse mai mantenute. Lo stesso presidente della Camera auspica che si formi "una maggioranza per salvare quel po' che c'è ancora da salvare", ma con estrema lucidità rispedisce al mittente un “governicchio” del ribaltone. Malgrado sia realmente presente una situazione veramente confusa qualcosa si sta pur muovendo. Nell'impossibilità (o nella "non volontà) di assumersi la propria e piena responsabilità, le opposizioni hanno da tempo la loro carta da giocare. Il nome non è un segreto, e sarebbe quello di Mario Monti, Preside della Bocconi, ex Commissario e tanto altro. Insomma, l'immagine è quella di una sconfitta della politica e su questo non ci piove. Una politica che per mantenere i suoi privilegi e non arretrare è disposta a delegare alla freddezza dei numeri la giusta interpretazione che a questi occorrerebbe dare. Oltre al fatto che difficilmente un tecnico è solo tale, ci chiediamo quale fiducia potrebbe ancora avere il Cittadino in questo tipo di politica. Certo, qualcuno potrebbe dire che tutto sarebbe meglio di Berlusconi; ma siamo sicuri che non vi siano altre strade? Chi porta avanti gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei ceti meno abbienti che sono i primi a pagare il costo di una crisi e di un debito definito "pubblico" ma creato da pochi? Monti sarebbe in grado di far quadrare i conti facendo pagare una tassa patrimoniale ai redditi più alti, a quel 10% delle famiglie italiane che detengono la vera ricchezza del Paese? Sarebbe capace di chiedere una drastica riduzione delle spese militari? Impedirebbe lo sgretolamento dell'Art. 18 dello statuto dei lavoratori? Oppure farebbe di tutto per eseguire il diktat perentoriamente indicato dalla Bce? In Grecia si stanno avvicinando a soluzioni drastiche e contrarie alle politiche economiche richieste dalla stessa Bce. Qualcuno si è chiesto se sia possibile estendere questa consultazione popolare in altri paesi europei; la risposta non può essere data da tecnici ma da politici. Una risposta che possa tener conto di un modello socio-economico che non regge più, che ha davanti a sé poco tempo. Per quanto tempo ancora si crede che la stessa Francia insieme alla Germania possano rimanere esenti dalle difficoltà che sono esplose nel resto dell'Europa? Siamo d'accordo con Fini, non crediamo nei "governicchio". Per questo pensiamo che solo la volontà popolare sia l'unica risorsa alla quale attingere. Forse è giunto il momento che anche la politica dimostri di saper fare un passo indietro, e questo può esser fatto solo ascoltando ciò che il Cittadino-Elettore ha da dire.




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Licenziamenti facili: sindacati e opposizione rispediscono al mittente la proposta del governo. Siamo al bivio!

art.18 La miglior definizione è stata quella di Susanna Camusso che ha definito la "proposta" in materia di licenziamenti facili fatta dal governo in sede Europea, come "Una misura da incubo!" Lo stesso Epifani, solitamente cauto, non lesina parole quali "Altro che indignados". In effetti, se Berlusconi e soci volevano sortire un effetto di una certa portata ci sono riusciti. Crediamo però che il prezzo non sia stato ben calcolato, vista la dura reazione da parte delle forze sociali e politiche dell'opposizione. Un prezzo che viene amplificato ancora di più nel far ritrovare una certa compattezza, almeno nel giudizio, del fronte sindacale. La gravità del momento è stata subito sintetizzata dal leader della Cisl Raffaele Bonanni che senza mezzi termini ha definito la proposta governativa come "un’istigazione alla rivolta, una provocazione". L'organizzazione che fino ad oggi è stata la "meno lontana" dal governo, preannuncia "battaglia e sciopero" nel caso non si corra ai ripari. La posizione di Sacconi è tale da far veramente pensare ad una chiara volontà di far saltare il tappo. Si permette persino di parlare di creazione di opportunità; ma le sue sarcastiche affermazioni non nascondono il dato di fatto ineludibile che i destinatari di questi "benefici" non saranno ovviamente i lavoratori ma bensì gli imprenditori. Ancora una volta si assiste ad un governo che rema in una sola direzione, badando bene a portarsi dietro il consenso del mondo imprenditoriale, non mostrandosi garantista o imparziale quanto semmai palesando al contrario la volontà di non ricostruire una coesione sociale che da tempo è ormai un ricordo lontano. Sacconi parla contraddicendosi; da una parte promette tavoli di confronto e dall'altra aggiunge che i "NO non fanno né crescita né occupazione"! La mente corre ancora al movimento (da taluni criticato..) degli "indignati". Ci chiediamo quale sia il margine di confronto, quali le prospettive in cui poter inserire aggiustamenti o correttivi offerti da parti sociali e partiti. La risposta è negativa, il futuro in questo senso è davvero grigio e poco incoraggiante. Bersani parla di "inaccettabili minacce di entrare a piè pari sul mercato del lavoro", e non potrebbe essere altrimenti. Ancora una volta sentiamo il dovere di chiederci se la politica dell'opposizione stia facendo di tutto per porre fine a questa serie ricorrente di incubi; cosa che potrebbe fare mandando a casa questo governo che ci porterà nell'abisso. Le parole di Cesare Damiano, di Bersani, dello stesso Di Pietro, sono giuste e condivisibili, ma si limitano solo a giudizi. Nessuno di Questi ha forse ben compreso che la priorità delle priorità è la caduta di questo governo! Il Terzo Polo mostra sprazzi di decisionismo caratteriale soprattutto nel Fli di Fini, ma non negli altri partiti. La scuola democristiana ben rappresentata da Casini, ben si adegua al momento, definendo negativo l'atteggiamento di un governo che non è "più in grado di assumere alcuna decisione" ma dichiarandosi "sereno" (?) per la crescita di una consapevolezza politica a livello parlamentare. Il chiaro intento del buon Pierferdinando è quello di arrivare alla costituzione di un governo di responsabilità nazionale. Ma di che tipo? Sa bene che sarebbe una sorta di unità zoppa, portata avanti da una coalizione dove il solo assente sarebbe la persona di Silvio Berlusconi; in sostanza vorrebbe il Pdl senza Berlusconi (così farebbe contenta la Marcegaglia) ed un Centro riunito intorno alla stessa Udc. Fuori la Lega e la sinistra. E il Pd? Rimarrebbe stretto in una morsa inaccettabile, diventerebbe poco credibile nell'ambito della sinistra e sicuramente si indebolirebbe. Grande Casini! Come possiamo notare, invece di correre ai ripari verso una manovra incredibile, letale e volta a colpire i lavoratori, l'opposizione parla, parla, e poi continua a giocare alla battaglia navale..! Eppure l'immagine vera è quella di un governo che somiglia sempre di più ad un pugile suonato, vacillante, che ricorre a tutto il suo mestiere per indebolire l'avversario portando colpi che raggiungono bersagli importanti quali stato sociale, mondo del lavoro e lavoratori. Basterebbe veramente poco, con questo scenario, per sferrare il colpo finale e mandarlo al tappeto. C'è un solo piccolo problema: nessuno è disposto a farlo senza rinunciare a qualcosa, soprattutto in vista di scenari futuri.
Avanti così, dunque!



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La Politica da i numeri e Berlusconi incassa la fiducia. Ma è ancora quella degli Italiani?

fiduci incassata da B. La politica è prevedibile. Il disastro continua con l'affermazione della maggioranza che ottiene ancora una volta la fiducia. La sterile quanto miope politica dell'opposizione credeva forse in un miracolo! 
Non è questo che doveva esser fatto. Gli italiani sono stati presi in giro per ben due volte, una dal governo che nega i suoi misfatti e va avanti, e l'altra da un'opposizione che tenta vie impercorribili. Ridicolo! Giocare sui numeri, aspettare il numero legale, sperare nella defezione di qualcuno. Berlusconi viene ancora una volta sottovalutato. Era impensabile che il Premier non avesse "pensato" per tempo a costruire o verificare il numero delle sue forze in campo. E così è stato. La sola via, lo avevamo già scritto ieri, era (e sarebbe ancora) quella Istituzionale, attraverso l'intervento del presidente della Repubblica. Abbiamo anche motivato le nostre perplessità su quello che sarebbe stato (e sarebbe) un passo "non gradito" da parte del maggior partito dell'opposizione. 

Rimaniamo così avvolti da pensieri onirici; altri sacrifici, altra incertezza, ancora contraddizioni e sofferenze per il Cittadino italiano. Con 316 voti la nave corsara tiene la barra a dritta. C'è aria preoccupante in giro per il Paese; domani gli Indignati italiani manifesteranno a Roma. Non è fuori luogo sperare che non avvengano disordini, e lo sottolineiamo ancora una volta per esorcizzare questa possibilità. La violenza non dovrà prevalere, sia usata per protestare che in risposta a qualcosa di provocato. Non possiamo però nascondere le ragioni che questa folla umana in viaggio per la Capitale porta con sé. Le loro sono grida disperate, arrabbiate, e chiedono l'applicazione di una giustizia sociale. Credono e invocano un mondo possibile, non facendo neppure mistero sul percorso alternativo che non si riscontra certamente nei provvedimenti presi dal governo sulla crisi. E' l'Italia di chi non vuole pagare un debito, definito pubblico, ma in realtà generato dal fallimento di un sistema socio-economico aggravato da una gestione Amministrativa sulla quale viene doverosamente sospeso il giudizio. Sono Cittadini stanchi di pagare sempre e per qualsiasi cosa. Anche domani si conteranno i numeri; ed anche se non ci troveremo nell'emiciclo Parlamentare, saranno numeri che potrebbero pesare.



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Tutti contro tutti. La maggioranza salva Milanese e se stessa, ma l’opposizione non è ancora decisiva.

popolo viola L'incoerenza e l'affabulazione regnano sovrane. Chi pensava di risolvere ogni cosa puntando l'indice sul solo Berlusconi ha ricevuto una precisa risposta. In molti si aspettavano oggi qualche segnale di novità che puntualmente non è arrivato. Più volte abbiamo ripetuto che la politica dell'opposizione deve ritrovarsi in un fronte compatto e numericamente all'altezza, altrimenti si chiude la partita e questo governo finirà il proprio naturale mandato combinando altri disastri. 

La politica della speranza non paga. L’opposizione parla troppo senza concretizzare nulla.

Bersani- Di Pietro Se continuiamo di questo passo solo a Berlusconi rimarrà la licenza di "uccidere" se stesso. Gli orticelli vengono prima dell'interesse pubblico e di questo ci viene data prova ogni giorno. Casini, che si esprime sovente in tandem con le esternazioni di Marcegaglia-Confindustria, tenta di attribuirsi più importanza e "numeri" di quanti possa avere. Afferma di "non voler fare la crocerossina di questo governo". Bene, allora agisca!

La solita favola del perseguitato: Berlusconi a Bruxelles per difendere l’Italia dalla sinistra

Berlusconi e VanRompuy Anche volendo, risulta impossibile non occuparsi di Berlusconi. Il Nostro eroe si è recato in trasferta europea per salvaguardare l'Italia dall'ambiguità delle opposizioni che, come Lui stesso afferma, "criticano la manovra per rovinare l'immagine del presidente del Consiglio". Nessun legame con i suoi "affari giudiziari" quindi, ma solo per "convincere l'Europa" della genuinità della politica governativa italiana che non fa altro che difendersi da questa "solita" sinistra.

Mentre il gioco ristagna a centrocampo, Berlusconi se la ride e va avanti.

Terzo polo Hanno provato a fermarli con i numeri, supportati dalla "ragione" ma senza esito. I motivi per i quali questa manovra è ritenuta dall'opposizione come inutile e dannosa sono stati più volte dibattuti ed elencati. Ed ecco che l'opposizione parlamentare ci riprova. Desta solo preoccupazione l'indecisione, il tatticismo che mira soltanto a valutare se e come la "torta politica" possa essere spartita in caso (improbabile) di nuove elezioni.

La maggioranza scricchiola ad ogni passo e Berlusconi si affida al patto con Bossi. L’arresto di Papa è solo un granello in un mare di problemi!

Bossi con Berlusconi Il segno che i tempi sono mutati è palese. Dopo il pronunciamento del Parlamento con il sì alla richiesta di arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa, (netto anche nei numeri che hanno visto 319 favorevoli al provvedimento e 293 i contrari), si rendono visibili e percettibili le fratture all'interno della maggioranza. In altri momenti l'episodio sarebbe stato gestito con il solito meccanismo tappabuchi ben orchestrato dallo stesso Berlusconi, ma non questa volta.
Il sintomo più evidente della presenza di grossi "mal di pancia" si è avuto con la polemica avvelenata che dai banchi di Montecitorio accusava di irregolarità quei parlamentari che hanno votato in maniera ovviamente segreta ma non curandosi di far poi conoscere il loro gesto.

Napolitano, "iper-presidente" a garanzia del Paese

Fini-LaRussa La “barca” Italia si è aggrappata alle salde mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Forse è il momento più importante e decisivo del Suo mandato e questa volta non si può non riconoscere la ferma presa di posizione che lo stesso Napolitano ha assunto per difendere la Democrazia Repubblicana. Quella del Presidente è più di un monito… In una situazione di grave impasse politico-istituzionale dove il limite della decenza e della correttezza che è dovuta agli Eletti è stato ampiamente superato.

Il costo della libertà

La coalizione del gran capo Berlusconi è ormai a pezzi. Non è un grido di vittoria, non può esserlo se guardiamo alla situazione più in generale ed a come si è evoluta... Siamo arrivati ad un progressivo sgretolamento con il centrodestra che ogni volta cercava di chiudere prepotentemente una falla con provvedimenti sempre al limite della Costituzionalità; ne è prova il decreto sul quale Napolitano ha posto il veto.
Il Cavaliere è logoro; in molti lo stanno abbandonando e, fatto più pericoloso, sta saltando l'obbiettivo principale della Lega, il Federalismo.
Proprio per questo il Presidente della Repubblica ha ritenuto di salvaguardare la nazione da una potenziale reazione del Popolo italiano stanco di subire imposizioni a colpi di decreti. Il pericolo di una spaccatura sociale che avrebbe potuto portare a gravissime conseguenze per la sicurezza stessa dell'intero paese lo ha motivato ad opporsi al provvedimento emanato dal Consiglio dei Ministri all'indomani del pareggio in commissione riforme dove il Federalismo proposto da questa destra si è arenato. Dire cosa accadrà ora, è impresa assai difficile; la sola cosa che rimane certa è il livello di preoccupazione e di incertezza su quella che potrebbe essere la reazione di una Lega che per il "suo" Federalismo sarebbe disposta a tutto.  Mi auguro che questo non porti all'ennesimo "inciucio" con qualche partito “moderato”, che potrebbe questa volta sentirsi giustificato dalla volontà di mandare a casa Berlusconi. Ripeto ancora una volta che il Premier non è più indispensabile; il “mostro” da lui stesso creato  ora non ha più bisogno di Lui, può marciare da solo.  Ecco che l'attenzione può solo convergere sulle modalità di una sua "resa"…  Fini starebbe in un ampio fronte democratico al fine di cacciarlo? Sicuramente sì, e lo dimostrano le recenti affermazioni sull'impossibilità di fare riforme con il suo ex “amico”...