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Silenzio, parla Draghi!

Mario-DraghiMentre cresce l'attesa per l'esito delle consultazioni elettorali in Sicilia, evento che potrebbe fornire dati estremamente interessanti, la Finanza europea lancia il suo attacco.  Udite udite, a farlo è niente meno che Mario Draghi. Forse qualcuno ha sottovalutato l'importanza ed il ruolo (o il compito?) del presidente della Banca centrale europea. Sono i numeri a fare i fatti, e forse anche a decidere, specialmente in un momento storico come questo, lo stesso destino delle popolazioni.

Berlusconi si dimette? Questione spinosa, futuro dubbioso. E la nave Italia intanto affonda!

letta e berlusconi Nessuno si illuda, non è una fuga! Il Cavaliere, "il Caimano", "Sua emittenza" o come lo hanno chiamato in tutti questi anni, non è uomo da pensare a questioni di orgoglio o altro del genere. Lascerà quando e come gli tornerà più "utile". L'emblema del politico manager continua e si rinnova. Ferrara e Bechis sono solo due esempi eclatanti di personaggi che contano solo se indirizzati o "consigliati" da Lui stesso. E' probabile che la fine sia davvero vicina, ma era nelle cose,

L’agonia è lunga, la morte è certa. All’orizzonte un governo tecnico guidato da Monti?

Monti governo Ancora un bluff, ancora un prolungamento di un'agonia che non lascia presagire nessuna via di uscita. Questa mattina il Capo dello Stato ha convocato i partiti della maggioranza. Il copione si ripete: "O noi o nuove elezioni", chiosa Bossi. Ma anche all'interno del Pdl c'è un "rumoroso" malcontento; il maxiemendamento non ha certamente dato risposte in alcun senso. La questione è politica e come tale va sciolta. Nella conferenza stampa indetta a Roma in via dell'Umiltà (ma guarda te che nome..!) Angelino Alfano ripete la lezioncina come un diligente soldatino: "Abbiamo i numeri e un programma, quello concordato nella lettera alla Bce, per finire la legislatura". Ma non può esimersi dall'ammettere che alcuni problemi sono stati posti da sei esponenti del suo partito che "chiedono al Premier un cambio di passo". Resta il fatto che Napolitano ancora una volta si mostra vigile ma non vuole mostrarsi determinante rimandando lo "scontro" all'Aula di Montecitorio. Viviamo in una sorta di incubo costellato da incertezza, o per dirla come Casini, "siamo in uno stato confusionale permanente". Dobbiamo aver chiaro che il maxiemendamento contiene tutto e nulla ed è stato solo un tentativo, riuscito, di prendere tempo. La sorpresa può esser dietro l'angolo con questo governo che vive da quando è nato di promesse mai mantenute. Lo stesso presidente della Camera auspica che si formi "una maggioranza per salvare quel po' che c'è ancora da salvare", ma con estrema lucidità rispedisce al mittente un “governicchio” del ribaltone. Malgrado sia realmente presente una situazione veramente confusa qualcosa si sta pur muovendo. Nell'impossibilità (o nella "non volontà) di assumersi la propria e piena responsabilità, le opposizioni hanno da tempo la loro carta da giocare. Il nome non è un segreto, e sarebbe quello di Mario Monti, Preside della Bocconi, ex Commissario e tanto altro. Insomma, l'immagine è quella di una sconfitta della politica e su questo non ci piove. Una politica che per mantenere i suoi privilegi e non arretrare è disposta a delegare alla freddezza dei numeri la giusta interpretazione che a questi occorrerebbe dare. Oltre al fatto che difficilmente un tecnico è solo tale, ci chiediamo quale fiducia potrebbe ancora avere il Cittadino in questo tipo di politica. Certo, qualcuno potrebbe dire che tutto sarebbe meglio di Berlusconi; ma siamo sicuri che non vi siano altre strade? Chi porta avanti gli interessi dei lavoratori, dei precari, dei ceti meno abbienti che sono i primi a pagare il costo di una crisi e di un debito definito "pubblico" ma creato da pochi? Monti sarebbe in grado di far quadrare i conti facendo pagare una tassa patrimoniale ai redditi più alti, a quel 10% delle famiglie italiane che detengono la vera ricchezza del Paese? Sarebbe capace di chiedere una drastica riduzione delle spese militari? Impedirebbe lo sgretolamento dell'Art. 18 dello statuto dei lavoratori? Oppure farebbe di tutto per eseguire il diktat perentoriamente indicato dalla Bce? In Grecia si stanno avvicinando a soluzioni drastiche e contrarie alle politiche economiche richieste dalla stessa Bce. Qualcuno si è chiesto se sia possibile estendere questa consultazione popolare in altri paesi europei; la risposta non può essere data da tecnici ma da politici. Una risposta che possa tener conto di un modello socio-economico che non regge più, che ha davanti a sé poco tempo. Per quanto tempo ancora si crede che la stessa Francia insieme alla Germania possano rimanere esenti dalle difficoltà che sono esplose nel resto dell'Europa? Siamo d'accordo con Fini, non crediamo nei "governicchio". Per questo pensiamo che solo la volontà popolare sia l'unica risorsa alla quale attingere. Forse è giunto il momento che anche la politica dimostri di saper fare un passo indietro, e questo può esser fatto solo ascoltando ciò che il Cittadino-Elettore ha da dire.




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Licenziamenti facili: sindacati e opposizione rispediscono al mittente la proposta del governo. Siamo al bivio!

art.18 La miglior definizione è stata quella di Susanna Camusso che ha definito la "proposta" in materia di licenziamenti facili fatta dal governo in sede Europea, come "Una misura da incubo!" Lo stesso Epifani, solitamente cauto, non lesina parole quali "Altro che indignados". In effetti, se Berlusconi e soci volevano sortire un effetto di una certa portata ci sono riusciti. Crediamo però che il prezzo non sia stato ben calcolato, vista la dura reazione da parte delle forze sociali e politiche dell'opposizione. Un prezzo che viene amplificato ancora di più nel far ritrovare una certa compattezza, almeno nel giudizio, del fronte sindacale. La gravità del momento è stata subito sintetizzata dal leader della Cisl Raffaele Bonanni che senza mezzi termini ha definito la proposta governativa come "un’istigazione alla rivolta, una provocazione". L'organizzazione che fino ad oggi è stata la "meno lontana" dal governo, preannuncia "battaglia e sciopero" nel caso non si corra ai ripari. La posizione di Sacconi è tale da far veramente pensare ad una chiara volontà di far saltare il tappo. Si permette persino di parlare di creazione di opportunità; ma le sue sarcastiche affermazioni non nascondono il dato di fatto ineludibile che i destinatari di questi "benefici" non saranno ovviamente i lavoratori ma bensì gli imprenditori. Ancora una volta si assiste ad un governo che rema in una sola direzione, badando bene a portarsi dietro il consenso del mondo imprenditoriale, non mostrandosi garantista o imparziale quanto semmai palesando al contrario la volontà di non ricostruire una coesione sociale che da tempo è ormai un ricordo lontano. Sacconi parla contraddicendosi; da una parte promette tavoli di confronto e dall'altra aggiunge che i "NO non fanno né crescita né occupazione"! La mente corre ancora al movimento (da taluni criticato..) degli "indignati". Ci chiediamo quale sia il margine di confronto, quali le prospettive in cui poter inserire aggiustamenti o correttivi offerti da parti sociali e partiti. La risposta è negativa, il futuro in questo senso è davvero grigio e poco incoraggiante. Bersani parla di "inaccettabili minacce di entrare a piè pari sul mercato del lavoro", e non potrebbe essere altrimenti. Ancora una volta sentiamo il dovere di chiederci se la politica dell'opposizione stia facendo di tutto per porre fine a questa serie ricorrente di incubi; cosa che potrebbe fare mandando a casa questo governo che ci porterà nell'abisso. Le parole di Cesare Damiano, di Bersani, dello stesso Di Pietro, sono giuste e condivisibili, ma si limitano solo a giudizi. Nessuno di Questi ha forse ben compreso che la priorità delle priorità è la caduta di questo governo! Il Terzo Polo mostra sprazzi di decisionismo caratteriale soprattutto nel Fli di Fini, ma non negli altri partiti. La scuola democristiana ben rappresentata da Casini, ben si adegua al momento, definendo negativo l'atteggiamento di un governo che non è "più in grado di assumere alcuna decisione" ma dichiarandosi "sereno" (?) per la crescita di una consapevolezza politica a livello parlamentare. Il chiaro intento del buon Pierferdinando è quello di arrivare alla costituzione di un governo di responsabilità nazionale. Ma di che tipo? Sa bene che sarebbe una sorta di unità zoppa, portata avanti da una coalizione dove il solo assente sarebbe la persona di Silvio Berlusconi; in sostanza vorrebbe il Pdl senza Berlusconi (così farebbe contenta la Marcegaglia) ed un Centro riunito intorno alla stessa Udc. Fuori la Lega e la sinistra. E il Pd? Rimarrebbe stretto in una morsa inaccettabile, diventerebbe poco credibile nell'ambito della sinistra e sicuramente si indebolirebbe. Grande Casini! Come possiamo notare, invece di correre ai ripari verso una manovra incredibile, letale e volta a colpire i lavoratori, l'opposizione parla, parla, e poi continua a giocare alla battaglia navale..! Eppure l'immagine vera è quella di un governo che somiglia sempre di più ad un pugile suonato, vacillante, che ricorre a tutto il suo mestiere per indebolire l'avversario portando colpi che raggiungono bersagli importanti quali stato sociale, mondo del lavoro e lavoratori. Basterebbe veramente poco, con questo scenario, per sferrare il colpo finale e mandarlo al tappeto. C'è un solo piccolo problema: nessuno è disposto a farlo senza rinunciare a qualcosa, soprattutto in vista di scenari futuri.
Avanti così, dunque!



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Tragicommedia all’italiana. Le pensioni non si toccano, o forse qualcosa sì. Per la giornata di oggi è tutto!

B.- Pinocchio I bambini sono molte volte più perspicaci e intelligenti, lo avrebbero capito. Le sole novità che possiamo aspettarci da questo governo sono trappole in cui far cadere la popolazione. Se Berlusconi festeggia il tapiro d'oro dopo i milioni di copie vendute con "portiamo il peso dell'eredità dei precedenti governi", il Cittadino italiano è veramente stufo di assistere a inciuci, accordicchi, legiferazioni basate su escamotage, postille e quant'altro. Berlusconi ha incerottato il governo strappando il sì della Lega. Ma è così in realtà? Se guardiamo la scellerata richiesta del “gruppo tecnocratico” europeo che si arroga il diritto a regolare la vita dei Cittadini membri dei singoli Stati dell’Ue, ciò che il Premier porterà con sé a Bruxelles è carta straccia! L'accordo che il Pdl "vende" come tale non apporta sostanziali modifiche allo stato di cose attuali in materia di previdenza e sarebbe comunque applicabile solo negli anni a venire. In poche parole non ci sono state decisioni ufficiali né cambiamenti sostanziali che prevedano qualcosa di certo. La Lega non accetta l'innalzamento a 67 anni di età e il Pdl "spulcia" tutti i possibili cavilli per giocare a ribasso offrendo a Bossi e compagnia qualcosa di "soddisfacente". Si parla addirittura di metter mano alle pensioni di reversibilità, oppure di avventurarsi nella caccia delle "baby pensioni", con l'arduo compito di intervenire sui diritti acquisiti. Insomma, per quanto ci riguarda direttamente, o meglio, per quanto riguarda la risposta da dare all'ennesimo cialtronesco diktat dei tecnocrati europei al servizio di Francia e Germania (tra i quali non dimentichiamo c'è pure un certo Draghi!) non ci sarà, salvo sorprese dell'ultim'ora, il sì all'innalzamento immediato dell'età pensionabile a 67 anni. Quest'ultima eventualità è presumibilmente avviata ad entrare progressivamente in vigore a partire dal 2014 fino al 2026. La demagogica politica leghista punta l'indice sulle pensioni d'invalidità, che a quanto sembra sono, almeno nel sud, stimate in numero quattro volte più grande rispetto alla Germania. Ma allora perché non puntare su una vera politica fiscale che garantisca serietà e rigidità, iniziando a stabilire criteri più equi e giusti, nonché convogliando l'attenzione sui grossi redditi? Il riferimento ad una vera patrimoniale è chiaro, e non si parla di quella "patrimonialetta" che vorrebbe la cassiera degli imprenditori, tale Emma Marcegaglia, quanto una vera tassazione degli altissimi redditi che portano il 10% delle famiglie italiane a detenere il circa 44% della ricchezza! Come ormai ben sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, ed è per questo che prima o poi il Cittadino chiederà lumi su questa situazione che è diventata senza via d'uscita. Il Nostro beneamato Premier si appresta quindi, letterina alla mano, a recarsi nuovamente a Bruxelles; si mostra come sempre apparentemente spavaldo, ma è ben conscio dell'altissima probabilità di essere nuovamente preso a schiaffi dalla troika economica europea. Si rimanda ancora una volta al buonsenso (di cui non si vede traccia!) della politica nostrana. Bossi tiene il punto sul fatto di non voler accettare governi tecnici ma i soli a seguirlo in questa convinzione sono i partiti della sinistra. Il coraggio è merce rara e nessuno continua a voler correre rischi per non perdere gli attuali vantaggi. Sembra quasi del tutto sparita la speranza dell'intervento Istituzionale, dal quale poi non si riceverebbe probabilmente altro che l'indicazione di un governo di transizione. Immaginate il caos e le infinite discussioni sul da farsi, sulle convenienze di parte e altro? Suvvia, siamo seri almeno per una volta, e cerchiamo di non peggiorare quella bassissima credibilità che ormai ci segue in ogni parte del mondo. Anche questo deriva dall'eredità proveniente dai governi del passato? Dopo quasi 20anni di Berlusconismo ci sembra davvero improbabile!

Spunta la lettera della Bce, ma la sostanza di una politica fallimentare non cambia.

Vertici Bce La "lettera" esiste veramente. Parliamo della fantomatica missiva che il vertice della Bce avrebbe inviato al Nostro governo nei primi giorni di agosto. Dopo la pubblicazione del suo contenuto da parte del Corriere della Sera che ne è venuto in possesso, non possono che nascere spontanee domande e riflessioni serie e maggiormente articolate. In Questa, si parla di quello che poi sarebbe stato proposto e applicato dal governo Berlusconi.

Obama investe, Napolitano spera. In cosa..?

Napolitano a Rimini Cresce lo sconforto quando si assiste all'incredibile altalena di messaggi che provengono dal mondo della politica istituzionale. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riporta l'apprezzamento dell'Europa; di quale Europa non è dato sapere se non supporre. Forse quella di Trichet e Draghi, o meglio di Draghi e Trichet? O forse di quel gruppo di alti burocrati che non sanno neppure cosa siano i sacrifici del lavoro. Non sarebbe male fare rispettosamente presente al Presidente Napolitano il fatto che, la necessità di operare una manovra economica, non è mai stato oggetto di dubbi o contese quanto semmai le misure che in questa erano e sono contenute. Obama dagli States ci mette a conoscenza del suo piano da 450 miliardi di dollari per rimettere in moto l'economia Americana ponendosi come obbiettivo quello di aiutare la ripresa e la nuova occupazione per milioni di famiglie americane. Ahimè, non così avviene nel Nostro paese, dove invece si mette a conoscenza le famiglie italiane dei sacrifici che dovranno ancora una volta fare senza nulla ricevere in cambio! Quando si parla di manovra necessaria e urgente, enfatizzando i toni con la sottolineatura del plauso di Trichet, non si può che rimanere sconcertati. Peggio ancora quando questa manovra, che potrebbe ricevere apporti correttivi nel proseguo del suo iter Parlamentare, viene "rinforzata" da una "sottolineatura importante". Sotto quali auspici si svolgerà la discussione alla Camera? Sembra che a nessuno interessi sapere cosa comporta per gli Italiani questo percorso. Come se non contasse nulla il fatto che i tanto scontati tagli alla "casta" politica sono stati in realtà dimezzati, così come non si è ridotta una lira dalle spese militari, che la vera lotta all'evasione fiscale non sarà mai messa in pratica da questo governo e che nessuna tassa patrimoniale (non almeno quella che potrebbe avere una rilevanza sul bilancio nazionale) verrà presa in considerazione. Napolitano ha visitato la Sicilia fermandosi in Atenei e Ville governative ma forse sarebbe meglio che ascoltasse il pianto dei disoccupati delle Acciaierie Lucchini di Piombino, o la rabbia dei Portuali livornesi, o quella dei metalmeccanici della componentistica toscana. Sarebbe interessante ascoltare quello che direbbe a questi lavoratori, spesso precari e cassintegrati, sull'iter che sta portando alla demolizione dello Statuto dei lavoratori attraverso la passionale guerra personale portata avanti dal Crociato Sacconi attraverso il suo articolo 8. E' questo di cui sono soddisfatti Trichet e Draghi? Perché è di queste cose che il Popolo italiano ha voluto discutere scioperando, gridando e voltando le spalle alle regole finora perbenisticamente condivise. Un Popolo che ha ben capito che sarà ancora Lui a pagare per tutti; redditi bassi e lavoratori dipendenti, stop! Meglio essere precisi anche rischiando di annoiare: questa manovra ha difeso le rendite di posizione, i redditi dei ricchi, guardandosi bene dallo sfiorare quell'idea trasversale che incontrava anche l'approvazione di grossi imprenditori quali Montezemolo, De Benedetti, Profumo ed altri, sull'imposizione di una tassa patrimoniale che attingesse ai "super-redditi". Si invoca la coesione sociale quando la stessa è andata via da tempo? "Pagate perché qualcuno ha sbagliato per voi...". Si parla e riparla di crisi mondiale come se fosse nata dall'oggi al domani, come se la globalizzazione dei mercati non fosse mai esistita, come se sfruttamento e capitale viaggiassero sulla stessa carrozza. Il presidente della Repubblica, in visita a Palermo, non manca di sottolineare la necessità di una crescita economica del paese. Ma in quali condizioni pensa di trovarsi? Lo definisce un tema "stringente e drammatico", e ci è impossibile davvero dargli torto. Non si può tuttavia ignorare che una distinzione tra "comportamenti che lo stesso Presidente definisce "di ostacolo" per una ripresa anche "sociale e civile" non possono essere distribuiti senza attribuirne una paternità. Né soluzioni né tanto meno suggerimenti possono venire dalle colonne di un giornale, ma da queste può levarsi la testimonianza del sentire diffuso delle Persone, e non è poco. Quando il mondo del lavoro incrocia le braccia e le notizie di stampa non fanno altro che riportare notizie di indagini, procedimenti e inquisizioni a carico di un Premier, bè, ci consenta Signor Presidente, di pensare che l'unica soluzione possa essere quella di una legittima verifica popolare che può venire solo e soltanto dal responso di un ritorno alle urne.



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Prodi “parla” all’Europa con proposte credibili e dignitose. Il gioco si riapre inaspettatamente

Prodi-Merkel Un vento di speranza viene sollevato dalla lettera che Romano Prodi e Quadrio Curzio hanno inviato ieri (martedì 23 agosto, NDR) al Sole24Ore con una proposta che trova ampi consensi in campo politico ed economico. "Bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta gli EuroUnionBond" e che sia garantito con le “riserve auree del Sistema europeo di banche centrali". Una proposta come dicevamo, che piace a molti, e in Italia trova addirittura una sintonia emergente tra maggioranza e opposizione. Il primo vantaggio dell'emissione di EuroUnionBond consiste nel fatto che "il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali

Tagli allo stato sociale: è scontro bipartisan. Parti sociali e opposizione pronta a dare battaglia (fuori e dentro il Parlamento)

La voce delle parti sociali si sta alzando. Non troverà certamente un bel clima vista la rinnovata insistenza con la quale Jean Claude Trichet lancia l'ennesimo monito all'Italia. Si profilo un nuovo, duro, e probabilmente decisivo scontro, che vede al centro della discussione, udite udite, i componenti della stessa maggioranza. Se la Spi-Cgil è inferocita per il rischio di un più che probabile attacco alle pensioni, è lo stesso Bossi a brandire la spada contro tale ipotesi. Nessuno si illuda, il Bossi resta sempre il “Senatur” leghista che ben conosciamo, ma questa volta alla compagnia si sono aggiunte le parti sociali, forti di un rinnovato spirito battagliero dello stesso Pd, memore forse di essere la Forza politica numericamente più rappresentativa dell'opposizione. "Apprendo di anticipazioni sconcertanti di misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi", chiosa un deciso Bersani.
Non siamo quindi in presenza di stati allucinatori ma di una rabbia diffusa che esce dai confini del transatlantico di Montecitorio e della quale si fa interprete lo stesso Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista che chiama a raccolta "un'opposizione più ampia e incisiva" che dovrà ora dimostrarsi molto più presente rispetto al passato. "Dalle indiscrezioni è evidente che il governo vuole usare l'emergenza per scaricare la crisi sui soliti noti: lavoratori, pensionati e giovani in primo luogo. È infatti evidente che ogni aumento dell'età pensionistica corrisponde a migliaia di giovani che restano disoccupati e precari". Il segretario del Partito della Rifondazione Comunista non si ferma e avanza proposte concrete come "dimezzare le spese militari, tassa patrimoniale per chi possiede più di un milione di euro, aumento della tassazione delle rendite finanziarie, dimezzare i costi della casta, restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che delocalizzano, stop alle grandi opere". Come sottolinea lo stesso Ferrero, si può correre ai ripari senza "mettere le mani nelle tasche degli Italiani"! Il fantasma di un rimedio "costi quel che costi" viene denunciato anche da Pierpaolo Leonardi dell'esecutivo nazionale Usb che non manca di denunciare come vi sia in atto il tentativo e "la volontà di scaricare di nuovo i costi della crisi sul mondo del lavoro e sulle pensioni invece che colpire le rendite, la speculazione e chi effettivamente ha creato questa condizione, per questo saremo sotto Palazzo Chigi a dire no alle misure annunciate e per diffidare le parti sociali dal dare qualsiasi via libera al governo".
Seppur altalenante e ondivaga, anche la Cisl si mostra critica e prova a mettere i puntini sulle "I”, sottolineando che accetterà la patrimoniale "a condizioni che non gravi su chi ha solo una casa perché di solito le tasse in Italia le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono pagare di nuovo quando c'è una patrimoniale". Ad esplicitarlo è lo stesso segretario Raffaele Bonanni, leader della confederazione, dai microfoni di Uno mattina. Nello stesso tempo esibisce il disco verde nei confronti delle liberalizzazioni, soprattutto delle municipalizzate che non manca di definire come "l'ultimo scorcio di Unione Sovietica in Italia". Per rendere ancora meno chiaro il suo discorso, Bonanni ammonisce a "non toccare Finmeccanica, Eni, Enel e Poste perché sono quotate in Borsa e non vorremmo che facessero la fine dei gioielli di famiglia, spezzettati e venduti negli anni '90".
Diverso invece il tenore delle dichiarazioni rilasciate da Cantone della Spi-Cgil, che definisce come vergognose le decisioni del Governo che si avvia con chiarezza verso una politica tendente a "colpire le pensioni medio basse ed il sistema delle pensioni di anzianità; a tagliare risorse a comuni e regioni. Inoltre si vuole ridurre drasticamente i servizi socio-sanitari-assistenziali, intervenire pesantemente su reversibilità, accompagnamento ed invalidità, servizi per non autosufficienti e per completare l'opera - conclude Cantone - si vuole modificare la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori con la scusa di modernizzare il mercato del lavoro". La raffica di prese di posizione provenienti dalle parti sociali continua. E' ancora la Cgil che attraverso una nota a due mani redatta dal segretario Confederale Vera Lamonica, e dal responsabile del dipartimento Welfare, Sandro Del Fattore, riprende con forza l'argomento pensioni, sottolineando come "nel mirino del governo ci siano nuovamente le pensioni di anzianità: evidentemente il governo ha scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat". I due dirigenti sindacali con hanno dubbi nell'affermare il fatto che "si vuole accelerare in questo modo il meccanismo delle cosiddette quote (somma tra età anagrafica e contributiva). Quelle quote però sono state già abbondantemente superate. Ci si dimentica, infatti, che già con la manovra dello scorso anno è entrata in vigore la cosiddetta “finestra mobile” che prolunga di un anno la permanenza al lavoro. Ciò vale anche per i lavoratori e le lavoratrici che maturano i 40 anni di contribuzione".
Come possiamo vedere la prognosi resta riservata per quanto riguarda le sorti economico-sociali del Nostro paese; una situazione che evolve di ora in ora e che non mancherà sicuramente di colpi di scena. Resta il rammarico di notare come ancora una volta l'opposizione mostri di non saper approfittare dei varchi e nelle contraddizioni che spesso si aprono nella maggioranza governativa. La prospettiva politica di una forte opposizione, propositiva e coinvolgente anche di quell'ampio settore che non è rappresentato in Parlamento, stenta a decollare. Il tempo stringe e il "contro-diktat" in risposta allo stesso Trichet ed alla Bce che intenderebbe disegnare scenari apocalittici nel Nostro paese pur di far quadrare i propri bilanci, tarda ancora a venire.
Intanto in tarda serata il “Senatur” incontrerà a Roma il Silvio Berlusconi. Manterrà la linea annunciata o sarà l'ennesimo fuoco di paglia di un altrettanto inciucio di Palazzo? Affidarsi a queste speranze è la dimostrazione di quanto occorra far presto per creare una vera alternativa politica che si faccia veramente interprete dei diritti e delle aspettative di un Popolo ormai sfinito e sfiduciato.

L’Italia in fase di liquidazione. Il timone misteriosamente trasferito nelle mani della Bce. (sottotitolo: Berlusconi vai a casa!)

crisi-default-1 Siamo in una fase storico-politica senza precedenti. Qualcuno ha già iniziato il "count-down" in vista di un possibile default italiano. C'è un puzzle da definire e soprattutto da capir meglio. Stiamo assistendo ad un evento incredibile: la sovranità Nazionale, la politica o meglio il Governo italiano, esegue il compitino assegnatogli dalla Comunità Europea. Berlusconi è stato criticato da alcuni dei "suoi" per aver messo la testa nel cappio, ma a questo punto è difficile pensare che così sia stato. Le dichiarazioni del presidente dell'Idv Di Pietro sono chiare e fanno capire bene ciò che probabilmente sta accadendo. "Da qualche giorno siamo un Paese commissariato e sotto tutela.