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Mentre Renzi latita, il "suo" partito cambia le regole dello Statuto

assemblea naz. PDL'Assemblea nazionale del PD modifica lo statuto e tutti vissero felici e contenti. Ma è proprio così?  In realtà era la sola maniera che i Bersaniani potevano avere per non rischiare di perdere la corsa prima di staccarsi dai blocchi di partenza. Chi sottovaluta la scaltrezza rampante del sindaco di Firenze, al secolo Matteo Renzi, dovrebbe ricredersi ampiamente. Sa quel che vuole e dove può arrivare. 

Sciopero Fiom: cadono le ultime resistenze nel PD. L'unità del centrosinistra sembra allontanarsi ancora di più!

fiom-scioperoSinceramente non è facile esprimere una valutazione sui meccanismi in atto, ma la cosa certa è che il PD sta veramente avviandosi lungo una china disastrosa, per il paese e per la sua stessa politica. In molti stavano guardando a Stefano Fassina con speranza, come a colui il quale (malgrado abbiamo a suo tempo doverosamente ricordato che è pur sempre il Direttore scientifico di NENS, il periodico di Bersani & Visco) poteva mantenere saldo l'anello di congiunzione con una vera politica di sinistra. Così non sembra più. All'indomani dell'annunciata partecipazione allo sciopero della FIOM, il Responsabile economico dei Democratici ha fatto dietrofront! La motivazione sembra essere l'annunciata partecipazione allo sciopero di esponenti del movimento NO TAV. Il quadro si sta ormai definendo in tutta la sua chiarezza: siamo in presenza di una vera svolta a destra dello stesso PD. Sgombriamo il campo dagli equivoci, non è l'ossessione della collocazione politica in quanto tale, ma bensì la presa d'atto del fatto che sul palco di Roma la FIOM ha invitato tutti quei soggetti che ad oggi si riconoscono in un progetto alternativo al governo Monti. Così è se vi pare! Illustrando il programma della manifestazione, la stessa organizzazione sindacale dei metalmeccanici italiani ha indicato la presenza di Sandro Plano, presidente della Comunità montana della Val di Susa, di un rappresentante del Movimento per l'acqua, oltre ovviamente ai numerosi lavoratori metalmeccanici soprattutto appartenenti ai grandi Gruppi industriali quali Fiat, Fincantieri, Finmeccanica e Wagon lits. Significativa la presenza di Yannis Stefanopoulos, presidente del sindacato dei metalmeccanici greco (POEM) e di molti altri esponenti del mondo della cultura italiana. Il segretario della FIOM, Landini, non si nasconde dietro a un dito affermando che "La nostra manifestazione mette al centro la democrazia, il lavoro, inteso come numero di posti di lavoro e difesa dei diritti, la riconquista di un nuovo contratto nazionale degno di questo nome e la conferma della nostra contrarietà rispetto alle scelte della Fiat". Il mondo dei lavoratori che si riscontrano nell'alternativa al liberismo di Monti e Soci si ritroverà dunque compatto a Roma il 9 marzo. Questa è una linea politica precisa, sia pur portata avanti da un'organizzazione sindacale che comunque ha riscosso ad oggi l'adesione di molte altre forze politiche che vanno dall'IDV a SEL fino ai Comunisti di Rifondazione e della Federazione della Sinistra. Il no al liberismo Montiano è netto e lampante. Questo accade nel momento in cui le tensioni interne al maggior partito dell'ex opposizione parlamentare stanno implodendo con effetti devastanti. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, noto per le sue doti di equilibrio e buonsenso, è tra i più sorpresi e preoccupati per quanto sta accadendo nel suo stesso partito e non manca di sottolinearlo con tono diretto e sofferto: "Guardando allibito l'incredibile dibattito che si è aperto nel nostro gruppo dirigente nazionale, posso sommessamente far presente a tutti che tra 60 giorni si vota per le amministrative e che nei 28 comuni capoluogo e in centinaia e centinai di altri comuni andremo con un'alleanza di centrosinistra? Potreste anche solo un pochino farvi carico del fatto che ci sono migliaia di militanti e candidati che si stanno battendo per vincere contro la destra e che non è proprio un'idea geniale quella di sbranarsi con troppa facilità, attraverso le pagine dei giornali, proprio su questi temi e in questi momenti? Grazie. Ve ne saremo grati". Le frasi di Zingaretti richiamano l'attenzione sui recenti e aperti scontri avvenuti tra Enrico Letta e Bersani, le due "anime" del PD che sembra (su questo nutriamo ancora ulteriori perplessità) vogliano contendersi lo scettro della leadership dello stesso partito, o meglio, la titolarità di poter indicare la via politica che resta comunque sempre più tendente ad un avvicinamento verso il centro moderato. Si riaprono dunque i giochi all'interno del centrosinistra, e si mettono ancora una volta in discussione le paventate alleanze tra SEL, IDV e PD. Detto così sembrerebbe la fotografia di quarant'anni di obsoleta politica, ma nei fatti si parla di qualcosa di ben più sostanzioso: una linea del Piave che potrebbe decretare una spaccatura significativa nel quadro politico italiano. Le "spiegazioni" date da Bersani non reggono. Il PD non parteciperà allo sciopero di Roma cogliendo il pretesto della presenza di esponenti della NO TAV (andrebbe ricordato che il presidente della comunità montana della Val Susa, Sandro Plano, è iscritto al PD ed è stato sindaco di Susa) ed in quanto tale evidenzia il camuffamento del vero motivo di questa "rinuncia". Inutile affermare che "la piattaforma della FIOM per il 9 marzo non è contro il governo Monti ma coglie aspetti centrali delle rivendicazioni che lo stesso PD sostiene", perché questo non è assolutamente vero. La piattaforma rivendicativa della FIOM, come abbiamo scritto sopra, abbraccia un vasto arco di rivendicazioni che sono il cardine della contrarietà alla politica portata avanti dall'ex Rettore della Bocconi da tempo ormai nel cuore del Partito Democratico. La Telenovela continua, la saga di un partito dalle mille ambiguità prosegue tra lo stupore e lo sconcerto di moltissimi militanti e sostenitori. 




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Vendola non fa sconti a Veltroni. Ma il PD cosa pensa?

Ph Marco Merlini/LaPresse - Costituente Pd - © Marco Merlini / LaPresse

27-10-2007  Milano

Politica

Assemblea Costituente del Partiro Democratico

Nella foto Walter Veltroni - Fotografo: Marco merliniSe questa volta le parole di Vendola non saranno ascoltate o verranno male interpretate, sarà l'intero centro-sinistra a dover rispondere agli italiani su questioni che lasceranno veramente il segno. Veltroni si adegua al gioco dei media e inizia una querelle personale con il presidente di SEL che lo aveva chiamato in causa politicamente sulle sue precedenti e note affermazioni riguardanti l'articolo 18.

La sinistra replica a Veltroni. PD di fronte al bivio?

berlusconi eveltroniPiù che citare “Totem e tabù” di Freud, Walter "Uolter" Veltroni avrebbe dovuto ricorrere all'altrettanto ben conosciuto "Psicopatologia della vita quotidiana", oltretutto scritto dallo stesso Autore e più attinente all'ossessiva idea di inseguire un percorso politico ormai proposto e iniziato tanti anni fa e altrettante volte sconfessato dall'insuccesso che ha regalato alle destre Nostrane lunghi periodi di agibilità politica.

Berlusconi cerca l'intesa con gli odiati comunisti. “Inciucio” parte seconda, prossimamente su questi schermi?

berlusconi e pd-458x280Inciucio parte seconda? Il futuro dei due principali partiti italiani degli ultimi anni, è andato da tempo facendosi alquanto incerto. Abbiamo già avuto modo di parlare della frammentazione in atto nel panorama politico nostrano, così pure dei possibili scenari che si potrebbero prefigurare in prossimità delle prossime elezioni. Sembra la situazione ottimale per il centro di Pierferdinando Casini. Non è un caso che sia come la Cuccarini, una sorta di "più amato" e cercato dai politici italiani!

Timida apertura della Fornero. Senza proposte politiche la patrimoniale resta un tabù


Ed ecco spuntare il cuore del ministro Fornero, sicuramente la meno "robotizzata" dell'Esecutivo Monti. Si prospetta una mini patrimoniale con l'applicazione di una misura del 25% sulle pensioni sopra i 200mila euro. Bè, in tutta sincerità, pur valutandola come incoraggiante, questo è un provvedimento che sarebbe già dovuto essere preso; ma verrebbe da chiedersi il motivo per il quale non si vuol ricorrere ad una vera patrimoniale sui redditi alti, quelli da 1 milione di euro.

Sindacati e lavoratori: manovra non equa! Le ambiguità dei partiti che sostengono Monti permangono...


La pioggia non ha fermato lo sciopero indetto per questa mattina.Sapevamo bene che sarebbe numericamente riuscito, ma siamo già al giorno dopo.C'è chi si nasconde dietro ad una protesta di facciata, lasciando credere ai lavoratori di stare al loro fianco quando in realtà è già stato deciso che la manovra verrà appoggiata.La nota positiva c'è indubbiamente stata,ma non può bastare da sola a colmare quel vuoto politico che ha delegato Monti a guidare in solitario questo percorso che gronda sangue. Ancora più delle sole lacrime! Abbiamo una (sedicente) sinistra che ha già deciso da che parte stare; una sinistra che non accompagna realmente la lotta dei lavoratori. E' da vedere positivamente la riunificazione (sull'evento) delle tre maggiori sigle sindacali, ma non possiamo fermarci a questa sterile analisi. Dov'è il Pd? Hanno provato a cercarlo a "Chi l'ha visto" senza esito. Bersani rilascia ancora dichiarazioni possibiliste ma aderisce al "programma Monti". Questo è il dato di fatto. E' un dato incontestabilmente, diverso dalla presa di posizione di IDV, SEL e Federazione della Sinistra che hanno accompagnato con le loro bandiere il percorso di protesta dei lavoratori. Ferrero da tempo ha dichiarato la netta opposizione a questo governo chiamando all'appello Vendola e il suo partito. Lo stesso Vendola, che sui temi del lavoro si esprime nello stesso modo del suo ex compagno di partito e non si tira indietro nel riaffermare il senso di questo sciopero. Il presidente della Puglia lo esplicita senza tentennamenti: "Lo sciopero di oggi promosso unitariamente da Cgil, Cisl e Uil, per esigere una manovra diversa dal governo Monti, è un atto di responsabilità nei confronti del futuro del nostro Paese". Non ci stupiscono invece le parole della Bonino, come sempre attenta a quei problemi da sempre cari alla politica dei radicali, ma niente di più. Parla di sciopero che avrebbe dovuto esprimere "qualcosa di propositivo" e non solo un coro di no. Forse la Bonino vive in un mondo a parte; un mondo dove la sola contrapposizione è data tra laici e cattolici, e non tra chi lotta per l'equità chiedendo, come afferma Vendola, che "Il carico sia spostato dai ceti più deboli e medio bassi a quelli che non hanno mai pagato. Correggere l'impianto della manovra, togliendo tutte quelle misure che rendono iniquo il provvedimento e che devastano il sistema di welfare".
Il vero volto del governo Monti si vede in tutta la sua ampia gamma di assurdi propositi, giustificati e legittimati da quella "fede" nella tecnocrazia che illusoriamente viene fatta passare per ciò che risolverà ogni cosa.  Basta leggere con attenzione tutti quei provvedimenti (anche i meno eclatanti e conosciuti) che sono stati prospettati, per capire quale sia la direttrice di marcia di Monti e soci. Sarebbe curioso sapere il motivo che giustifica l'ipotesi (speriamo che sia così) del ricorso al divieto di pagare in contanti le pensioni che superano i 500 euro.  Qual è la giustificazione per l'applicazione di questa norma? Suvvia, non certo quella della "tracciabilità" della spesa al fine di individuare manovre illegali e organizzate!?  Monti dovrà essere chiaro, e abbandonare quel suo stile glaciale, ben descritto da Crozza a Ballarò, giustificando la vera strategia che è quella di portare più soldi contanti nelle casse degli istituti bancari.  La Finanza sta aggredendo il Cittadino in nome di un'emergenza venutasi a creare non per colpa Sua!  La protesta dei sindacati di spostare l'asse d'intervento su ben altro fronte sociale, è non solo legittima, ma sacrosanta.  Molte volte è stato detto che il pericolo di una deriva incontrollabile poteva essere messa in conto. Bè, questa volta crediamo davvero che questo possa risultare un timore più che giustificato. Quando la politica abdica, lasciando i Cittadini soli a battersi contro mostri dai mille tentacoli, il rischio che possano aprirsi varchi dai connotati dubbi e altamente pericolosi è alto. Come possiamo vedere, la soluzione a questo drammatico "momento" non può essere bipartisan. Destra e sinistra non possono e non hanno la stessa visione del modo di uscire da questa "situazione", e la scelta di consegnare il registro di cassa nelle mani di un gruppo di Tecnici che non vogliono valutare la realtà dal punto di vista sociale e politico, non può che portarci a conseguenze dall'esito catastrofico. Ovviamente per molti. Solo quel 10% di famiglie dal reddito altissimo che detengono la metà della ricchezza del paese, potranno continuare a vivere come hanno sempre fatto. Per loro non c'è l'assillo e la paura del domani come per milioni di Cittadini italiani.
Per questo migliaia di Persone sono scese in piazza. Equità, non ipocrisie! 




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Sindacati contro la manovra Monti. Tra i partiti emergono contraddizioni e ambiguità

DiPietro e  Bersani In casa Pd si parte dal presupposto che il voto sulla manovra di Monti (che Napolitano ha già avallato!) sarà favorevole. Il resto è come prendere in giro gli italiani quando sentiamo dire che "verranno chieste alcune modifiche". Ma di quali modifiche sta parlando Bersani?? Qui non si tratta di cambiare qualcosa ma di spostare l'asse d'intervento da una tipologia di percorso ad un'altra! Oggi persino l'IDV di Di Pietro sembra un partito marxista in confronto allo stesso Pd.

Il Pd si conta in piazza. Se questa è l’alternativa non ci resta che piangere.

La realtà è lo specchio della verità, sempre e comunque. Il Pd si è ritrovato ieri a Roma in una piazza San Giovanni scontatamente affollata. Sarebbe stato sorprendente se un partito tra i pochi a poter contare su una macchina organizzativa professionale e oltretutto supportata da mezzi economici "adeguati" non fosse riuscito nell'impresa non certo titanica. Sembrava quasi una sorta di seconda kermesse dopo quella del giovan virgulto Matteo Renzi da Firenze. Niente di eclatante né di nuovo.

“Effetto Renzi”: dopo Berlusconi è sconsigliabile sottovalutare qualcuno. Meglio però riflettere sul contenuto!

Il l sindaco di Firenze Matteo Renzi  prima dell'inizio della  convention dei rottamatori 'Big Bang' che si e'  aperta  stasera alla stazione  Leopolda di Firenze.   oggi 28  Ottobre 2011    ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI Dispiace dirlo, ma Berlusconi ha ormai fatto scuola a tutti. L'allievo più in voga del momento è tal Matteo Renzi, sindaco di Firenze, collocazione politica Pd. Bastano queste scarne parole per definire l'anchorman del momento? Assolutamente no. Bisognerebbe ripercorrere anni di storia politica italiana per capire l'origine del "personaggio Renzi". Sono d'accordo con chi afferma che "non si può liquidare come un pallone gonfiato", ma bensì come il prodotto finale dello sfaldamento di un partito storico come il PCI, dei suoi cambiamenti attraverso le varie sigle fino all'attuale PD, delle sue contraddizioni, di tutto ciò che sta accompagnando una sorta di "liberismo democratico" che vuole fare piazza pulita della vecchia classe dirigente per prenderne il posto e appropriarsi degli stessi benefici, oltretutto attraverso le stesse furbizie! Figlio "adottivo", seppur proveniente da sponda diversa, di quel Veltroni che già da tempo ha messo in soffitta il termine sinistra consegnando l'Italia a Berlusconi senza colpo ferire. Il sindaco di Firenze è ovviamente la classica "faccia tosta" che sa cogliere il momento propizio per trovare il pertugio; uno spazio temporale in cui sta avvenendo l'implosione di un PD che è ormai presente a livello amministrativo ma altrettanto assente e privo di idee (nonché svuotato di persone e contenuti) in quello politico. L'analisi che andrebbe fatta non dovrebbe riguardare la persona Renzi, quanto ripetiamo, la storia di questo partito. Si sta strumentalizzando come sempre termini e parole in modo che possano poi tornare utili, magari ad uso e consumo di qualcuno. Fin dalla notte dei tempi si agita la bandiera dell'avanti "giovani" al fine di usarli come "utili idioti". Questa volta il buon Matteo da Firenze ha pensato bene di usare a suo vantaggio una medicina che può consentirgli di ripagare i "soliti marpioni" che finora gli sono stati vicino e gli hanno addirittura consentito di aprirsi un percorso che altrimenti sarebbe stato ben difficile da individuare da solo. In realtà siamo fermi alle solite metodiche. Si spera nel Messia tralasciando quella che dovrebbe invece essere l'aspetto prioritario che non può non essere rappresentato dalla proposta politica. Bene, se quindi riusciamo a fermarci su questa affermare che ci cadono le braccia e qualcos'altro non è assolutamente fuori luogo! Non ci sembra di aver sentito Renzi parlare di quel "lavoro che non c'è, ma di flessibilità" per quel poco che esiste; non abbiamo ascoltato il sindaco fiorentino opporsi alla libertà di licenziamento che vorrebbe mandare in esilio l'Art.18, così come invece abbiamo notato la sua inclinazione (o vocazione?) a sviluppare la politica delle "liberalizzazioni" che finora non sembrano aver sortito efficaci risultati! Questo dovrebbe dunque rappresentare il "nuovo"?? Non è importante né ci deve interessare schierarci a favore di questo o quello, quanto semmai puntualizzare il fatto che la parola giovane ci piace quando è accompagnata da competenza, volontà e onestà d'intenti. Cosa vuol dire "riformare la politica e le istituzioni"? Così genericamente poco o nulla. "Far quadrare i conti per rilanciare la crescita"? Ci chiediamo in che modo, visto che anche Draghi e Trichet vogliono la stessa cosa! Non abbiamo riscontrato tracce di un'analisi attenta sulla dissoluzione in atto di un sistema socio-economico ormai al capolinea, che necessita di un'alternativa che ponga fine ad un sistema capitalistico che un micidiale liberismo selvaggio sta portando verso una fine ancora più veloce. Parlare genericamente di argomenti che bene o male in molti trattano, non basta a qualificare un politico o un'aspirante leader! Sono le proposte attuative che se portate in dote potrebbero fare la differenza. Sinceramente non ci interessa valutare se Bersani possa esser meglio di Renzi o magari di Zingarelli o altri... La trappola in cui non dobbiamo cadere è quella di restare abbagliati dall'abilità comunicativa di chi gioca molto su quelle caratteristiche che fanno "audience". Rendiamo atto a Renzi di aver scelto bene il tempo, anche perché favorito dalla consapevolezza di trovarsi in un partito che già dai tempi di Fassiniana memoria gridava ai quattro venti il celebre slogan "cambiare per non morire"! Ma è sufficiente tutto questo? Per chi crede fermamente che il "nuovo" sia rappresentato dalle idee e dai metodi attraverso i quali si riesce a metterle in campo in modo da disegnare il profilo globale della Società che vogliamo, la risposta a questa domanda non può che essere negativa. Con altrettanto dispiacere siamo dell'opinione che sotto i riflettori si rifletta poco e male. Nella spettacolare "convention" del sindaco di Firenze non ci sembra sinceramente di aver notato né sorprese degne di nota né grosse novità. Ad aggravare la questione c'è il fatto che non abbiamo notato neppure molte differenze tra chi ormai ci tedia da anni attraverso inciuci e mezzucci. Il "nuovo"? Proviamo a cercarlo attraverso la partecipazione attiva delle Persone; il resto ha solo il sapore di una minestra riscaldata.

Tra i banchi vuoti di Montecitorio regna l’indignazione. La farsa continua!

berlusconi e bossi Tutto secondo copione, come sempre. E dire che persino esponenti politici di vecchia data come Emanuele Macaluso, hanno criticato la posizione assunta dalle opposizioni, questa volta unite, che avevano deciso di non partecipare alla seduta parlamentare odierna; in verità saremo curiosi di conoscere il motivo di questo scetticismo, visto che l'essere o non essere presenti tra i banchi di Montecitorio non avrebbe cambiato di una virgola quello che abbiamo visto dall'esterno.

DDL sulle intercettazioni: malcontento diffuso e trasversale. Salgono i “disobbedienti” nel Pdl

intercettazioni0 Assurdo, alienante e improponibile. Giudizi tranchant sul ddl sulle intercettazioni che spaziano trasversalmente da una parte all'altra del panorama politico nazionale. Il segnale più eclatante è venuto come sappiamo dalle dimissioni di Giulia Bongiorno - nota alle cronache per essere stata il Legale difensore di Giulio Andreotti - la quale ha rifiutato il nuovo testo di legge notevolmente inasprito rispetto a quello che la stessa Deputata del Pdl aveva licenziato un anno fa.

Niente di nuovo sul “fronte” italiano. Ma gli “indignati” si preparano!

Da sinistra: il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, il consigliere regionale del Carroccio Renzo Bossi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, il senatore della Lega Fabio Rizzi ed il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, posano per una foto al termine del confronto, oggi 08 agosto 2011 a Gemonio (Varese).
ANSA/STEFANO PORTA Il copione non cambia di una virgola. Berlusconi non va in Aula, Bossi tratta da "somari" coloro i quali espongono il tricolore, e il Pd si rifugia nei seminari per trovare l'ispirazione politica che gli consenta una spallata decisiva per "buttar" giù questo governo. Come dire: "Niente di nuovo sul fronte italiano!" In verità c'è molta carne al fuoco ma è una lotta impietosa contro il tempo, anche se nessuno sembra volerlo capire. Probabilmente tutti sanno perfettamente ciò che accade ma altrettanto bene continuano a gestire la situazione in modo che niente cambi di una virgola. Tremonti e Berlusconi hanno in questo momento il destino simile se non proprio uguale. Entrambe sono "tenuti in vita" dalla scaltra e cinica politica di Bossi e della sua Lega. Lo spavaldo Senatur continua ad esibirsi e fare proclami ma è il primo a sapere che non farà nulla di quello che annuncia fino a quando avrà la possibilità di foraggiare il suo partito stando al governo.
Se questo cade la Lega scompare risucchiata nel vortice di contraddizioni e danni che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare l'azione governativa. Questa volta sarebbero gli stessi ceti meno abbienti sui quali aveva fatto presa togliendo voti e consensi persino alla sinistra, a chiedergli spiegazioni alle quali non avrebbe risposta da dare. Il populismo gridato è ormai alla fine ed allora meglio rimanere in plancia di comando più che si può! Il referendum per l'abrogazione della legge elettorale in vigore ha già raggiunto un numero considerevole di firme e tutto lascia da pensare che sarà la prossima scadenza alla quale saranno chiamati ad esprimersi i Cittadini italiani. Ecco spiegato l'annunciato quanto lento dispiegamento di forze di un Pd che sembra quasi non aver fretta. Il maggior partito dell'opposizione pensa a ritrovarsi in un appuntamento seminariale sulla Socialdemocrazia quando ogni giorno il nostro governo, soprattutto grazie a Berlusconi ed al suo principale socio & alleato che lancia strali dalla “sua” Padania, offrono spunti e materiale per un lavoro che non lascia dubbi alla strategia politica che dovrebbe esser portata avanti. Non esistono più regole tanto che lo stesso Berlusconi si permette pure di affermare che si trova in uno Stato di polizia! Di quale stato parli non è dato sapere, Lui che ne dovrebbe invece rispondere per primo in qualità di Presidente del Consiglio. Il dito medio di Bossi, un Ministro della stessa Repubblica (Brunetta) tranquillamente etichettato come "pirla", il Premier che se ne frega della magistratura e non si presenta ai processi né tanto meno si mette a disposizione degli Organismi deputati alle indagini, colpi di decreti dai contorni sorprendenti e allucinanti (futura e probabile abolizione dei certificati antimafia) altro ormai non sono che note di cronaca. In questa cornice depressiva, somigliante ad una fase distimica tendente al netto ribasso, l'opposizione pensa a studiare?!
Malgrado questo c'è anche un'Italia che non si arrende; è l'Italia dello stato di diritto, del Cittadino che sta organizzando la propria "indignazione" che sfocerà nella più che probabile manifestazione di piazza del 15 ottobre a Roma. Gli indignati crescono, sono sempre più numerosi, scoprono di avere troppe cose in comune e altrettante da rivendicare. Sono i tanti Cittadini precari, disoccupati, sfruttati, dilaniati dai provvedimenti che alla fine colpiscono sempre loro tanto da spingerli, sulla spinta del movimento che ha preso origine in Spagna, a "indignarsi" apertamente anche nel Nostro paese. La situazione non è delle più incoraggiati; non si può essere entusiasti, neppure quando si assiste alla costruzione di una protesta ampia e diffusa: è il chiaro segno della disperazione che si respira, della delusione, scontentezza, delle nubi che avvolgono il futuro di milioni di Persone. Forse anche Berlusconi e Bossi non sono altro che la punta di un iceberg che indica quanto siano gravi le condizioni cliniche di un sistema sociale ed economico che ha mostrato tutti i suoi limiti tanto da spingerci alla diagnosi di malattia in fase terminale.

La politica della speranza non paga. L’opposizione parla troppo senza concretizzare nulla.

Bersani- Di Pietro Se continuiamo di questo passo solo a Berlusconi rimarrà la licenza di "uccidere" se stesso. Gli orticelli vengono prima dell'interesse pubblico e di questo ci viene data prova ogni giorno. Casini, che si esprime sovente in tandem con le esternazioni di Marcegaglia-Confindustria, tenta di attribuirsi più importanza e "numeri" di quanti possa avere. Afferma di "non voler fare la crocerossina di questo governo". Bene, allora agisca!

Mentre il gioco ristagna a centrocampo, Berlusconi se la ride e va avanti.

Terzo polo Hanno provato a fermarli con i numeri, supportati dalla "ragione" ma senza esito. I motivi per i quali questa manovra è ritenuta dall'opposizione come inutile e dannosa sono stati più volte dibattuti ed elencati. Ed ecco che l'opposizione parlamentare ci riprova. Desta solo preoccupazione l'indecisione, il tatticismo che mira soltanto a valutare se e come la "torta politica" possa essere spartita in caso (improbabile) di nuove elezioni.

Penati rinuncia alla prescrizione. Resta difficile fare chiarezza su un lungo periodo di storia politica.

Penati con Bersani Troppo vicino ai vertici, per troppo tempo con un ruolo di primo piano. Filippo Penati ha ceduto, almeno in parte, alla pressione di chi chiedeva una sua rinuncia alla prescrizione. "Se, al termine delle indagini che tuttora sono in corso, tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la prescrizione". Proprio su questo interviene Roberto Cornelli, segretario metropolitano di Milano non mancando di sottolineare come la lettera di Filippo Penati alla Direzione provinciale del Pd "risponda alle sollecitazioni di molti di noi che chiedevamo, nel caso in cui le indagini non portino già a un'archiviazione per mancanza di riscontri, che Penati rinunciasse alla prescrizione per garantire l'onorabilità di se stesso e mantenere vivo il rapporto di fiducia con il partito e con gli elettori. Penso che come partito ci debba interessare che non rimangano ombre sulle vicende sollevate dalle indagini. E adesso occorre, da veri garantisti (che lo sono per lo straniero senza permesso di soggiorno come per il politico), rispettiamo il cittadino Penati e il suo diritto di difendersi". Nel suo intervento, parlando della vicenda, Cornelli ha detto: "Sta iniziando una fase 2, nei fatti. La richiede la vittoria di Milano e l'opportunità che il governo di Milano possa finalmente orientare il segno delle politiche anche nell'area metropolitana milanese.
L'inizio di questa fase è stata segnata da vicende giudiziarie che ci hanno colti di sorpresa, sconvolti e che stanno segnando la ripresa della nostra attività politica dopo la pausa d'agosto. Vorrei dire innanzitutto che non ci sono elementi per parlare di un sistema Sesto, e che il nostro primo compito è quello di evitare di alimentare noi stessi questa rappresentazione distorta dei fatti". Nella sua convinta disamina dei fatti Cornelli prosegue affermando che " in questo ci aiuta il fatto che il gip nell'ordinanza sulla custodia cautelare abbia derubricato il reato da concussione a corruzione; il fatto che la Giunta sestese questa mattina abbia deciso di querelare tutti coloro che dicono o scrivono falsità ( e sono tante) sull'operato dell'Amministrazione, che non trovano riscontro alcuno; il fatto che la Giunta di Oldrini abbia deciso di costituirsi parte civile in qualsiasi processo potrà eventualmente seguire alle indagini preliminari in corso". "Mi preme inoltre dire - ha detto - che le indagini in corso non coinvolgono in nessun modo il Partito democratico a nessun livello, che i nostri bilanci sono assolutamente in regola e senza ombre, che non abbiamo ricevuto finanziamenti illeciti, che svolgiamo la nostra attività politica in modo trasparente, onesto e con passione - ha sottolineato Cornelli . Capisco bene che sono in tanti ad avere interesse a mettere sotto accusa il Partito Democratico, sia a Sesto, per le elezioni imminenti, sia a livello nazionale, per sostenere la tesi che non abbiamo le carte in regola per governare. E invece le carte in regola che le abbiamo, non solo per il nostro progetto per l'Italia, ma anche per l'affidabilità che diamo dal punto di vista etico, E non perché noi siamo antropologicamente superiori, ma perché riteniamo la legalità una precondizione del fare politica e ci siamo dotati di regole interne e un codice etico che costituiscono degli anticorpi rispetto a episodi di corruzione".
E' chiaro, senza rivolgere accuse o illazioni, andare con la mente ad una questione morale che non è mai stata risolta. Penati è stato per anni Presidente della Provincia di Milano, l'uomo più vicino a Bersani, segretario del PD, ed è difficile non pensare che questa decisione sia stata più che doverosa. La riprova di quanto sopra scritto ci viene dalle parole di Antonio Di Pietro, presidente dell'IDV: "Quando una nave va a sbattere sugli scogli sarà pure colpa del nostromo ma la responsabilità oggettiva se la porta a casa il comandante della nave". Intervenendo a 24 Mattino su Radio 24, Di Pietro affronta la questione morale. "La responsabilità penale è personale, ma il Pd che fa? Una cosa è la responsabilità penale e una è quella politica. Il Pd se lo tiene ancora in bilico con la sospensione o gli dice 'Penati, amico mio, quella è la porta. Vai in pace? Bisogna interrompere immediatamente questo rapporto fiduciario fino a quando quel signore non giustifica i suoi comportamenti. I fatti usciti non sono beghe politiche, c'è una questione morale che va affrontata". I Cittadini, le Persone, adesso più che mai sono stufi delle ambiguità che spesso vivono all'ombra della politica Nostrana. Questo si dovrebbe capire.
Non si tratta di giustizialismo, né tanto meno di giacobinismo, ma bensì di voglia di affermare proprio quei principi attinenti alla questione morale, unico argomento che potrebbe ridare credibilità ad un sistema politico inquinato e controverso. Bersani dalla festa del Pd a Modena, ribadisce che Filippo Penati "ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare". Il segretario del Pd ha commentato così la lettera con la quale l'ex presidente della Provincia di Milano ha annunciato di non volersi nascondere dietro la prescrizione nella vicenda delle tangenti per l'area Falck di Sesto San Giovanni. "È una vicenda certamente dolorosa - ha detto Bersani - però a poco a poco si vedrà la differenza. La lettera di Penati dice 'non mi nascondo dietro la prescrizione, rivendico l'innocenza, lasciate fare alla magistratura. Ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare. Spero che prima o poi qualcuno di questi commentatori attenti che, giustamente, seguono questa vicenda chiedano anche: ma Berlusconi, Verdini, Scajola, Milanese, come si stanno comportando? Stanno facendo dei passi indietro? Noi abbiamo un altro modo; presunzione di innocenza sì, però passi indietro".
Il discorso di Bersani è condivisibile ma resta il fatto che difficilmente sapremo cosa è avvenuto nel corso degli anni, in particolar modo ancora prima che i DS diventassero PD. Questo è il punto dirimente, politico e giudiziario, sul quale sarà comunque difficile stabilire la verità e la realtà dei fatti. Se ipoteticamente Penati ha intascato tangenti a partire dal 1984 ci sembra quanto mai difficile dimostrarlo. Ecco l'insistenza di vertici e Partito (PD) nel cercare di favorire la collaborazione piuttosto che l'inasprimento del dubbio. C'è un "passaggio" politico e giudiziario che rimarrebbe sospeso, malgrado Veltroni corra in soccorso al PD affermando proprio che "la vicenda Penati è gravissima e colpisce uno degli elementi fondativi del Pd che è nato per girare pagina, per cambiare modo di fare politica, per combattere corruzione e illegalità". Il compito che attende Luigi Berlinguer, europarlamentare che presiederà la Commissione di garanzia del PD che verrà riunirà il 5 settembre p.v. sarà veramente poco invidiabile.




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La barca affonda, il Governo annaspa. Dal cilindro di Calderoli esce solo l’idea di un campus.

Calderoli La situazione è chiara e pochi hanno intenzione di vederla per il giusto verso. In realtà il governo naviga a vista. La crisi (benché sia realmente presente..) serve a giustificare l'inefficacia di una politica di ripresa che è ben lontana dall'esserlo! L'opposizione latita, o meglio la parte più cospicua di questa sembra quasi lasciare che tutto scorra senza batter ciglio. La cronaca ci riporta solo la dignitosa presa di posizione della sola Idv, niente di altro. La manovra economica è stata "fatta digerire" in maniera incredibile; a tagli si sono sommati tagli. Lo stesso Draghi aveva sottolineato la necessità di operare tagli non scriteriati e anche che questi, da soli, non sarebbero stati sufficienti.

Afghanistan, scontata riconferma della missione. Cercasi opposizione coerente ma non compiacente.

Afghanistan Il rifinanziamento della missione in Afghanistan, come avevamo previsto, è stato licenziato questa mattina dal Senato con 269 voti favorevoli, 12 contrari ed un solo astenuto. Il concetto di guerra "giusta" passa anche dalle parti del PD, che "coerentemente" con quanto fatto nel gennaio del 2011, ha votato con la maggioranza. L'unico a dimostrarsi ancora più coerente è stato l'Idv, unica vera e coerente forza di opposizione attualmente presente. Sono lontani i tempi in cui l'allora segretario dei DS Piero Fassino alzava i toni per affermare che la guerra era solo la sconfitta della diplomazia politica, spingendosi addirittura a ipotizzare un improbabile tavolo di concertazione al quale fossero presenti tutti i soggetti coinvolti,

Parà ucciso in Afghanistan. Nonostante le perplessità espresse il rifinanziamento della missione diventa sempre più probabile

Guerra in Afghanistan Ancora una vittima tra i soldati italiani in Afghanistan. La 41^dal 2004, la terza nel solo mese di luglio di quest'anno. Si tratta del primo caporal maggiore David Tobini, Romano, anno di nascita 1983. La cronaca, scarna e impietosa si ferma qui. Sarebbe inutile raccontare le circostanze, la dinamica, i particolari o altro, quando la realtà incontrovertibile ci consegna il dato più importante di tutti: una giovane vita spezzata in guerra. I cittadini sono liberi di leggere ciò che vogliono e saranno loro a giudicare il modo falso e nauseante che certa stampa dispensa in questi casi. Si parla di dramma solo quando ritornano a casa le salme dei nostri soldati, ma nessuno, ripeto, nessuno che si chieda se è giusto quello che è accaduto.

Manovra senza ostacoli. La macelleria sociale ha inizio!

I due La manovra tanto invocata dalla maggioranza, verso la quale lo stesso Presidente Napolitano aveva invitato l'opposizione a collaborare in nome della salvezza finanziaria dell'Italia e di una coesione sociale da ricostruire, è passata indenne come era preventivato..
Pagheranno i più deboli, pagheranno i soliti, continueranno a pagare gli Italiani onesti, i lavoratori dipendenti e i meno abbienti! Questo è in sintesi lo scarno risultato che il Governo italiano ha voluto per rispondere ad una crisi economica e strutturale che ha messo in ginocchio il mondo ma, (udite udite!!) trovando l'Europa per prima, assolutamente impreparata, e l'Italia pronta ad approfittarne con la sua attuale classe dirigente governativa.