Toni paterni, distensivi, o forse meglio dire "anestetizzanti". Da più parti si richiama al dialogo. Esordisce Monti, segue la replica di fine anno (con altrettanta quanto efficace retorica) del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il richiamo al dialogo è più che giusto, e nessuno lo vuol mettere in discussione, ma ci sembra che qualcosa strida con la realtà del momento. In poche parole si chiede comprensione, o forse ahimé, obbedienza?
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