Visualizzazione post con etichetta Berlusconi Silvio. Mostra tutti i post
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Quando la realtà conta più degli “annunci”

berlusconi_riflessioneBerlusconi conquista ancora una volta la pole position nelle prime pagine dei quotidiani. La cronaca, almeno per quanto ci riguarda, potrebbe (e dovrebbe) finire qui. E' vero che si parla volente o nolente, dell'uomo che per diciotto anni ha monopolizzato la scena politica italiana, così come altrettanto innegabile è il fatto che non si può dimenticare quello ha significato e comportato. Tuttavia, le considerazioni che soprattutto a livello politico dovrebbero essere fatte, sono ben altre.

Lacrime padane. Roma, accogliente per anni, ritorna ad essere “ladrona”!

senaturLa preoccupazione più grande è rivolta a quel distacco che il Cittadino amplierà di fronte all'ennesimo esempio di "mala politica". In una democrazia il garantismo è d'obbligo, ma ovviamente le premesse non sono incoraggianti nei confronti del "capo" delle truppe politiche padane. Esiste un limite anche all'irruenza e all'arroganza, e Bossi, il Senatur, sta forse superando anche questo. Per anni ha condiviso, accettato, e sostenuto, anche se sarebbe interessante conoscerne i particolari, una politica governativa che ha devastato l'Italia. O forse sarebbe meglio dire senza incertezze che senza il suo sostegno lo scempio politico portato avanti dal Cavaliere non sarebbe avvenuto. Oggi in risposta alle accuse che gli sono state rivolte, lo stesso Senatur grida ancora Roma ladrona! Come si può definire un simile atteggiamento? Fino al momento in cui era al governo non diceva che Roma era “ladrona”, ma anzi, ci andava volentieri permettendosi di mostrarsi sprezzante nei confronti di tutti coloro che non erano allineati al (suo) potere.
Fa sorridere il pianto di un uomo che ha le stesse colpe di quel Berlusconi che ha tenuto politicamente in vita fino all'ultimo secondo, e per anni! Oggi piangere è diventata una moda. Ma gli italiani, saccheggiati, impoveriti, offesi e privati di molte opportunità, cosa dovrebbero fare? Le agenzie ci raccontano dell'emozione di una "platea" che non ha retto alle lacrime del "capo". Il capo?? Non ci deve interessare oggi quelli che sono fatti da provare. Lo abbiamo scritto più volte che la colpa deve essere accertata e provata. Ma non passiamo sopra ad un atteggiamento che ha dell'incredibile. Non ci interessa se lo stesso "capo" ha probabilmente preso in giro i suoi stessi "soldati", quanto ciò che quest'uomo ha fatto politicamente contraddicendo quei principi che demagogicamente andava sbandierando. Ed oggi abbiamo la riprova che si trattava di pura e semplice demagogia, rozza e pericolosa! Proviamo poca comprensione verso chi è stato complice di un malgoverno durato per anni. Tra le sue fila sono state partorite idee tramutate in leggi barbare, assurde, tanto da venir definite dai suoi stessi collaboratori (Calderoli se ci sei batti un colpo!) addirittura con termini quali "porcate".
Bene, è giunta quindi l'ora in cui anche il "capo" debba pensare a diventare adulto. Le lacrime siano messe da parte e sia fatta chiarezza su qualcosa che forse potrebbe portarci a capire meglio i meccanismi attraverso i quali, il Popolo italiano, (e non uno sedicente spicchio di Territorio neo ribattezzato), ha potuto subire di tutto e di più.

Monti sponsor di se stesso, lancia un monito ai partiti ma “santifica” Berlusconi!

b. e montiIl Premier mostra il suo vero volto. Lo fa sparando attraverso le agenzie di stampa, usando la comunicazione per far sapere che è più forte dei partiti. Non riflette però sul fatto che sono stati proprio Loro a chiamarlo a svolgere questo compito. Inutile che l'ex Preside della Bocconi si mascheri da tecnico quando sta facendo più politica del politico più consumato! Non sembra essere più l'uomo che si era messo a disposizione del Parlamento, quanto Colui il quale mostra spavaldamente un volto deciso che lo aiuta nell'esternare affermazioni che non lasciano dubbi. Dall'altro capo del Mondo giungono le sue dichiarazioni che hanno il chiaro sapore di un monito nei confronti degli stessi partiti che lo hanno fortemente voluto: "Nonostante il calo degli ultimi giorni, a causa delle misure sul mercato del lavoro, il governo gode di un forte consenso nei sondaggi di opinione, ma i partiti no", afferma infatti lo stesso Premier. Si cautela sottolineando che il compito dell'esecutivo tecnico "è e deve essere un'eccezione, quindi la vita politica tornerà ai partiti", ma subito riprende lo scettro e lancia in resta, detta il suo duro segnale: "Quando però Questi torneranno al potere saranno un po' diversi perché più consapevoli di prima rispetto alla richiesta di governance da parte degli italiani, mentre in passato l'offerta è stata carente".
Su quali basi poggiano queste riflessioni non è dato saperlo. Evidentemente Monti non vede, non sente e se c'era dormiva! Da mesi non passa giorno in cui non ci sia una protesta, uno sciopero, una dimostrazione; le trattative con le parti sociali e le Forze politiche sono sempre altalenanti e trovano ampio sconcerto tra i Cittadini che sono stanchi di essere trattati come le ultime ruote del carro. L'Italia di Monti sta diventando sempre di più un paese a due velocità con un divario tra ricchezza e povertà che ha ampliato la sua forbice. Si parla solo di tasse e tagli, che oltretutto colpiscono prevalentemente i lavoratori dipendenti. Si è voluto, inspiegabilmente, rinunciare all'applicazione di una patrimoniale sui "mega redditi"; si parla solo ed esclusivamente della fase in uscita dal mondo del lavoro come se questa fosse la soluzione che crea nuove prospettive!? Ma di quale consenso sta parlando quest'Uomo?? Addirittura ripesca e rivaluta l'uomo politico che negli ultimi anni ha devastato l'Italia facendola diventare lo zimbello d'Europa. Il riferimento di Monti alla "saggezza" di un leader come Silvio Berlusconi, definito come l'uomo al quale si dovrebbe riconoscenza per essersi dimesso "senza essere stato battuto in Parlamento" ha veramente qualcosa di incredibile.
Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio sulla collocazione politica di questo "Tecnico" intriso di valori candidi e circoscritti solo ai numeri, è servito! Le conclusioni di queste incredibili dichiarazioni fanno riferimento alla speranza che "Questo sia un anno di trasformazione per Italia, non solo per rimediare alle cause della crisi, ma per consolidare la situazione finanziaria e per porre le basi di una crescita più forte".
Ricapitolando: monito ai partiti, accusa alle precedenti gestioni politiche, santificazione del passato governo Berlusconi! La contraddizione è oltretutto evidente: Monti critica i partiti che hanno "lavorato" in questi ultimi anni e poi elogia il Cavaliere. Ci chiediamo se queste note rilasciate dal Premier alla stampa verranno lette anche in casa PD. Ci chiediamo ancora, se il marchio politico indelebile che queste dichiarazioni portano con sé, verrà preso in considerazione dal maggior partito della sinistra presente in Parlamento! Ci chiediamo infine (e tremiamo al solo pensiero!) che cosa avverrà quando gli Eletti dovranno alzare la mano per votare questa scellerata riforma del lavoro proposta dallo stesso governo Monti.  Se la politica onesta vuole recuperare credibilità non può votare a favore di una proposta che ripercorre palesemente il solco in cui sguazzava il precedente governo Berlusconi. Non è solo un semplice augurio, quanto una vera e propria speranza! Se non ci sarà una vera presa di coscienza su quella che si presenta come una situazione drammatica, l'Italia dei lavoratori e di chi crede nel lavoro come valore e fonte di vita, svanirà come neve al sole. La perdita dei diritti acquisiti in decenni di lotte infliggerebbe un colpo letale alla società italiana e non produrrebbe alcun tipo di prospettiva futura. In silenzio Berlusconi se la ride. Spavaldamente Monti e la Fornero sguainano la spada pronta a brandirla contro chi si opporrà ai loro voleri.




La voce di Bossi tuona contro il governo. Al teatrino della politica va in scena la stessa rappresentazione!

bossi Il timore più avvertito è quello di un colpo di coda del Berlusconismo, con o senza il suo Fondatore. Ancora non si è capito che Berlusconi è stato ed è solo un "propagandista", l'esecutore materiale che furbescamente interpretava le direttive di una politica neoliberista indicata e progettata in ambiti ben più pericolosi, importanti e lontani. Tuttavia i timori non sono infondati, e lo possiamo vedere dall'attuale posizione politica assunta dalla Lega stessa.

Monti al lavoro, mentre Berlusconi non si da per vinto e pensa al futuro. Nuovo partito all’orizzonte?

berlusconi - nuovo partito La situazione socio-economica dell'Italia resta e resterà grave, almeno per il Cittadino italiano. La fiducia che il governo Monti sembra riscuotere altro non è che il frutto dell'allineamento alla politica finanziaria voluta dalla Bce (braccio armato di Francia e Germania). L'ingerenza di questi ultimi si è rivelata assolutamente inaccettabile e lo abbiamo visto in più occasioni, ultima delle quali la sfrontata “sortita” di Sarkozy

Il solito Berlusconi. La maggioranza è senza numeri, perché non lascia il passo?

berlusconi e biglietto Non sono stati sufficienti tutti questi anni per capire chi è Silvio Berlusconi? Forse no. Lo si evince dalla situazione di pericolosa incertezza che, pur "perdendo", lo stesso Premier cerca di giostrare al meglio per tirarne fuori ancora una volta un vantaggio. I 308 voti ottenuti ieri alla Camera (martedì 8, ndr.) se da una parte sanciscono la fine della maggioranza, è pur vero che sono una certezza solo per la nota di cronaca.

Berlusconi si dimette? Questione spinosa, futuro dubbioso. E la nave Italia intanto affonda!

letta e berlusconi Nessuno si illuda, non è una fuga! Il Cavaliere, "il Caimano", "Sua emittenza" o come lo hanno chiamato in tutti questi anni, non è uomo da pensare a questioni di orgoglio o altro del genere. Lascerà quando e come gli tornerà più "utile". L'emblema del politico manager continua e si rinnova. Ferrara e Bechis sono solo due esempi eclatanti di personaggi che contano solo se indirizzati o "consigliati" da Lui stesso. E' probabile che la fine sia davvero vicina, ma era nelle cose,

Il Pd si conta in piazza. Se questa è l’alternativa non ci resta che piangere.

La realtà è lo specchio della verità, sempre e comunque. Il Pd si è ritrovato ieri a Roma in una piazza San Giovanni scontatamente affollata. Sarebbe stato sorprendente se un partito tra i pochi a poter contare su una macchina organizzativa professionale e oltretutto supportata da mezzi economici "adeguati" non fosse riuscito nell'impresa non certo titanica. Sembrava quasi una sorta di seconda kermesse dopo quella del giovan virgulto Matteo Renzi da Firenze. Niente di eclatante né di nuovo.

Tragicommedia all’italiana. Le pensioni non si toccano, o forse qualcosa sì. Per la giornata di oggi è tutto!

B.- Pinocchio I bambini sono molte volte più perspicaci e intelligenti, lo avrebbero capito. Le sole novità che possiamo aspettarci da questo governo sono trappole in cui far cadere la popolazione. Se Berlusconi festeggia il tapiro d'oro dopo i milioni di copie vendute con "portiamo il peso dell'eredità dei precedenti governi", il Cittadino italiano è veramente stufo di assistere a inciuci, accordicchi, legiferazioni basate su escamotage, postille e quant'altro. Berlusconi ha incerottato il governo strappando il sì della Lega. Ma è così in realtà? Se guardiamo la scellerata richiesta del “gruppo tecnocratico” europeo che si arroga il diritto a regolare la vita dei Cittadini membri dei singoli Stati dell’Ue, ciò che il Premier porterà con sé a Bruxelles è carta straccia! L'accordo che il Pdl "vende" come tale non apporta sostanziali modifiche allo stato di cose attuali in materia di previdenza e sarebbe comunque applicabile solo negli anni a venire. In poche parole non ci sono state decisioni ufficiali né cambiamenti sostanziali che prevedano qualcosa di certo. La Lega non accetta l'innalzamento a 67 anni di età e il Pdl "spulcia" tutti i possibili cavilli per giocare a ribasso offrendo a Bossi e compagnia qualcosa di "soddisfacente". Si parla addirittura di metter mano alle pensioni di reversibilità, oppure di avventurarsi nella caccia delle "baby pensioni", con l'arduo compito di intervenire sui diritti acquisiti. Insomma, per quanto ci riguarda direttamente, o meglio, per quanto riguarda la risposta da dare all'ennesimo cialtronesco diktat dei tecnocrati europei al servizio di Francia e Germania (tra i quali non dimentichiamo c'è pure un certo Draghi!) non ci sarà, salvo sorprese dell'ultim'ora, il sì all'innalzamento immediato dell'età pensionabile a 67 anni. Quest'ultima eventualità è presumibilmente avviata ad entrare progressivamente in vigore a partire dal 2014 fino al 2026. La demagogica politica leghista punta l'indice sulle pensioni d'invalidità, che a quanto sembra sono, almeno nel sud, stimate in numero quattro volte più grande rispetto alla Germania. Ma allora perché non puntare su una vera politica fiscale che garantisca serietà e rigidità, iniziando a stabilire criteri più equi e giusti, nonché convogliando l'attenzione sui grossi redditi? Il riferimento ad una vera patrimoniale è chiaro, e non si parla di quella "patrimonialetta" che vorrebbe la cassiera degli imprenditori, tale Emma Marcegaglia, quanto una vera tassazione degli altissimi redditi che portano il 10% delle famiglie italiane a detenere il circa 44% della ricchezza! Come ormai ben sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, ed è per questo che prima o poi il Cittadino chiederà lumi su questa situazione che è diventata senza via d'uscita. Il Nostro beneamato Premier si appresta quindi, letterina alla mano, a recarsi nuovamente a Bruxelles; si mostra come sempre apparentemente spavaldo, ma è ben conscio dell'altissima probabilità di essere nuovamente preso a schiaffi dalla troika economica europea. Si rimanda ancora una volta al buonsenso (di cui non si vede traccia!) della politica nostrana. Bossi tiene il punto sul fatto di non voler accettare governi tecnici ma i soli a seguirlo in questa convinzione sono i partiti della sinistra. Il coraggio è merce rara e nessuno continua a voler correre rischi per non perdere gli attuali vantaggi. Sembra quasi del tutto sparita la speranza dell'intervento Istituzionale, dal quale poi non si riceverebbe probabilmente altro che l'indicazione di un governo di transizione. Immaginate il caos e le infinite discussioni sul da farsi, sulle convenienze di parte e altro? Suvvia, siamo seri almeno per una volta, e cerchiamo di non peggiorare quella bassissima credibilità che ormai ci segue in ogni parte del mondo. Anche questo deriva dall'eredità proveniente dai governi del passato? Dopo quasi 20anni di Berlusconismo ci sembra davvero improbabile!

Prova di forza sulle pensioni. La Lega nel mirino, ma in realtà sono in molti a fare il gioco di Berlusconi!

Bossi e B. Stupirsi oggi non ha senso. La Lega sta dimostrando scaltrezza politica. La coerenza è ben altra cosa. Bossi da tempo ha capito di quale sorte perirà, e vuole uscire dal pantano governativo con una nota che lo differenzi dal resto degli alleati. Il fenomeno populista del Carroccio sta logorandosi. I vertici hanno fatto e disfatto, si sono tenuti alla larga dalla base mancando di portare quei risultati sperati e promessi. Il governo Berlusconi è alla frutta; circondato da ogni lato,tanto da vedersi incalzato sul versante interno (Confindustria che preme a favore di un cambio al vertice e nuove e più incisive riforme!) che ovviamente su quello esterno, dove i maggiori interpreti della tecnocrazia neoliberista, spinti da Francia e Germania, pressano per farci percorrere la strada della Grecia. Siamo veramente in un bel guaio! Viene spontaneo affermare questo in virtù della scomposizione di un quadro politico che poche volte ha trovato riscontri del genere. In realtà non si tratta solo di una questione interna alla maggioranza ma bensì di qualcosa di più articolato. Il Pd, maggior partito dell'opposizione, non sarebbe in disaccordo sul provvedimento di innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni. Lo afferma Enrico Letta il quale aggiunge tutta una serie di interventi economici in grado di "ridare" forza ad un nuovo sviluppo. Sinceramente non si capisce più quale possa essere l'interlocutore del lavoratore italiano! Altrettanto come possa essere accettata una risoluzione del genere quando esistono alternative che veramente avrebbero la precedenza su queste. Pensiamo ad una vera e incisiva tassa patrimoniale, così come ad una drastica riduzione della spesa sugli armamenti bellici con conseguente cambio di indirizzo sulla politica estera. Lo ha fatto Obama (non certo Che Guevara!) e non possiamo farlo Noi?? Ha senso penalizzare chi ha lavorato una vita facendogli pagare il frutto di una crisi non certo voluta dai Cittadini e dai lavoratori?? Il Terzo Polo si dimostra possibilista, con varie sfumature. I Finiani spingono per un assenso alla riforma legata alle dimissioni del Premier, mentre Casini (uomo di Confindustria e Chiesa) opta per la difesa dell'imprenditoria con soluzioni "buoniste" ma dai tratti incerti. C'è più di una possibilità che finalmente la spunti l’ormai celebre "baffetto" del Pd (D’Alema), l’eminenza grigia che da tempo immemorabile insegue l'Udc, anche a costo di svendere quel poco di sinistra che rimane nel suo partito. Il resto del panorama è chiaro: la sinistra fuori dal Parlamento (ma non per questo trascurabile!) alza il muro e dice ovviamente No. Sia Sinistra Ecologia Libertà che la Federazione della Sinistra si oppongono a fianco delle organizzazioni sindacali. La Fiom si è già duramente espressa con Rinaudo trovando nell'intera Cgil (strana la distanza con il Pd?) al proprio fianco. Il cerino acceso è rimasto nelle mani di Bossi; fosse altro che per il fatto di non accettare governi di transizione, tecnici (voluti da tutti). In effetti, è questo il punto dirimente della questione: chi vuole un governo tecnico è perché sa bene di non avere numeri né progetti attualmente validi per affrontare un'intera Legislatura! Bossi sa bene con chi ha a che fare, e da politico navigato e astuto, cerca di giocarsi le carte migliori (che attualmente sembrano essere in suo possesso..). Le Istituzioni navigano a vista; lo stesso Napolitano spinge verso un accordo forse più sulla base di convinzioni a Lui esterne che altro! L'agonia dell'Italia si sta allungando oltre il lecito. Governi tecnici poterebbero ancora a vecchie logiche di spartizione; la Gente è stufa di questa casta che si auto riproduce mostrando ogni volta il peggio di sé. L'augurio è veramente quello che Bossi stacchi la spina a questo governo e si lasci la parola agli Elettori. Il Popolo questa volta dovrà decidere senza alchimie.




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Berlusconi bocciato dall’Europa va all’attacco delle pensioni. Ancora una volta si mette le mani nelle tasche degli italiani!

Pensioni. crisi La questione principale sulla quale discutere sarebbe altra, e cioè la subalternità ad una Comunità Europea (o meglio a quello sparuto gruppo di burocrati che portano avanti soprattutto gli interessi di Francia e Germania!). I diktat non si fermano; l'Italia viene "aggredita" nuovamente e spinta verso destini di greca memoria. La ridicola figura incassata da Silvio Berlusconi dopo l'incontro europeo con Merkel e Sarkozy non è servita neppure ad accennare un timido gesto di riflessione da parte del Nostro premier.
Emblematica, assurda quanto ridicola l'uscita di Giorgia Meloni che parla del futuro dei giovani credendo addirittura di essere De Amicis: "Credo che non sia affatto assurdo chiedere un piccolo sforzo in più ai padri per il bene dei propri figli. Rimandare di qualche anno l'abbandono del posto di lavoro non è chiedere troppo, se si tratta di garantire l'accesso a un futuro dignitoso per tanti giovani". E fu' così che il tema previdenziale tornò di estrema attualità. E' chiaro il sintomo dell'incapacità di proporre qualcosa di alternativo, e se si tratta di metter le mani in tasca a qualcuno, bè, allora la strada è quella di metterle in quelle più accessibili: le tasche dei lavoratori!
Alle 18 di questo pomeriggio si riunirà il CdM straordinario dove già si preannunciano momenti di estrema tensione. La Lega sembra non recedere dalla volontà di difendere l'attuale sistema previdenziale; ma sarà solo per giustizia sociale o per ottenere qualcosa in cambio? Il prezzo si farebbe sempre più alto e lo spettro di elezioni anticipate sempre più vicino. La voce più autorevole della Lega, rappresentata in questo momento dal ministro Maroni, gela comunque il decisionismo (o l'irritazione per la misera figura subìta pubblicamente per opera di Merkel e Sarkozy...) del Premier italiano. Pur lasciando lo spiraglio aperto per ascoltare il dettaglio delle proposte di questa sera, il ministro dell'Interno afferma con decisione che "La nostra posizione è molto chiara sulla riforma delle pensioni: abbiamo già dato, i pensionati hanno già dato". La reazione delle Organizzazioni sindacali non si fa attendere. La Fiom, attraverso il suo Responsabile auto Enzo Masini, non ha dubbi e accoglie con estremo interesse la partecipata posizione della Lega, tanto da lasciare dichiarazioni ben precise ad un'apertura significativa: "Se qualcun altro si sveglia ben venga", commentando le dichiarazioni della leader del sindacato padano, Rosy Mauro, che senza mezzi termini ha minacciato di scendere in piazza contro la manovra. La Fiom, continua Masini, non si tirerà assolutamente indietro e con "l'intera Cgil darà continuità all’iniziativa", sottolineando come la proposta lanciata da Rosy Mauro "dimostra le difficoltà della Lega a stare in questo governo, che gli crea problemi anche con l’elettorato del nord". A volte ci chiediamo come può essere accaduto che tra tante contraddizioni, il governo Berlusconi abbia potuto durare così a lungo; bè, la risposta non è poi così difficile quando in un paese come il Nostro latita la stessa opposizione, tanto che, in momenti come questo, la stessa Lega assume le vesti della "parte critica" di turno. Ed ecco la dolente nota e ci viene niente meno che dal vice segretario del Pd Enrico Letta, il quale, pur ricorrendo ad alchimie aggiuntive, esprime tuttavia il suo parere favorevole: "Va fatto, come in tutta Europa. E con le risorse ottenute da investire nel welfare, bisogna risolvere il problema dei giovani, sia in termini di incentivi occupazionali che di pensioni per il loro futuro".
La situazione politica odierna è veramente da neurodeliri, tanto che ben si comprende quali siano le ragioni per le quali Berlusconi sia ancora in sella ad un governo "zoppo". Terzo polo possibilista, con una parte (Fli) che accetterebbe a patto che subito dopo il Premier salga al Colle dando le dimissioni; l'opposizione di centro-sinistra che balbettando continua a contarsi e scopre (ma non può davvero essere questa la novità, semmai la coerenza!) che Sel rigetta "la proposta pensioni" gridando il proprio ultimatum attraverso Massimiliano Smeriglio, responsabile economia e lavoro, ed invitando energicamente ad "adottare misure serie come la patrimoniale, la tassazione delle grandi rendite finanziarie e a ripensare radicalmente alla distribuzione del carico fiscale verso l’alto". Insomma, la sinistra è ancora lontana dalla costruzione di un'alternativa, così come nessuno degli altri partiti non allineati con Berlusconi, vuole fare il passo più lungo della gamba. Intanto il duo Merkel-Sarkozy marcia come un Caterpillar; ma il problema che più dovrebbe starci a cuore non è tanto quello della posizione dei due eminenti "vicini di casa" europei, quanto gli interessi del popolo Italiano e principalmente degli stessi lavoratori. Qualunque sia, comunque, il tipo di risposta che uscirà fuori dal CdM straordinario di questa sera, la politica italiana dimostra ancora una volta tutta la sua incorreggibile inconsistenza; o forse un distacco sorprendente da quelle che sono veramente le grosse problematiche della Gente. Berlusconi a parte, of course.



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La Politica da i numeri e Berlusconi incassa la fiducia. Ma è ancora quella degli Italiani?

fiduci incassata da B. La politica è prevedibile. Il disastro continua con l'affermazione della maggioranza che ottiene ancora una volta la fiducia. La sterile quanto miope politica dell'opposizione credeva forse in un miracolo! 
Non è questo che doveva esser fatto. Gli italiani sono stati presi in giro per ben due volte, una dal governo che nega i suoi misfatti e va avanti, e l'altra da un'opposizione che tenta vie impercorribili. Ridicolo! Giocare sui numeri, aspettare il numero legale, sperare nella defezione di qualcuno. Berlusconi viene ancora una volta sottovalutato. Era impensabile che il Premier non avesse "pensato" per tempo a costruire o verificare il numero delle sue forze in campo. E così è stato. La sola via, lo avevamo già scritto ieri, era (e sarebbe ancora) quella Istituzionale, attraverso l'intervento del presidente della Repubblica. Abbiamo anche motivato le nostre perplessità su quello che sarebbe stato (e sarebbe) un passo "non gradito" da parte del maggior partito dell'opposizione. 

Rimaniamo così avvolti da pensieri onirici; altri sacrifici, altra incertezza, ancora contraddizioni e sofferenze per il Cittadino italiano. Con 316 voti la nave corsara tiene la barra a dritta. C'è aria preoccupante in giro per il Paese; domani gli Indignati italiani manifesteranno a Roma. Non è fuori luogo sperare che non avvengano disordini, e lo sottolineiamo ancora una volta per esorcizzare questa possibilità. La violenza non dovrà prevalere, sia usata per protestare che in risposta a qualcosa di provocato. Non possiamo però nascondere le ragioni che questa folla umana in viaggio per la Capitale porta con sé. Le loro sono grida disperate, arrabbiate, e chiedono l'applicazione di una giustizia sociale. Credono e invocano un mondo possibile, non facendo neppure mistero sul percorso alternativo che non si riscontra certamente nei provvedimenti presi dal governo sulla crisi. E' l'Italia di chi non vuole pagare un debito, definito pubblico, ma in realtà generato dal fallimento di un sistema socio-economico aggravato da una gestione Amministrativa sulla quale viene doverosamente sospeso il giudizio. Sono Cittadini stanchi di pagare sempre e per qualsiasi cosa. Anche domani si conteranno i numeri; ed anche se non ci troveremo nell'emiciclo Parlamentare, saranno numeri che potrebbero pesare.



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Tra i banchi vuoti di Montecitorio regna l’indignazione. La farsa continua!

berlusconi e bossi Tutto secondo copione, come sempre. E dire che persino esponenti politici di vecchia data come Emanuele Macaluso, hanno criticato la posizione assunta dalle opposizioni, questa volta unite, che avevano deciso di non partecipare alla seduta parlamentare odierna; in verità saremo curiosi di conoscere il motivo di questo scetticismo, visto che l'essere o non essere presenti tra i banchi di Montecitorio non avrebbe cambiato di una virgola quello che abbiamo visto dall'esterno.

Governo battuto sul bilancio dello Stato. L’Italia ancora più “indignata” si rivolge a Napolitano

Berlusconi dopo il voto Governo battuto sull'art. 1 del rendiconto di Stato. E' forse giunto il momento della svolta. Frasi troppe volte dette e scritte, ma non eravamo mai giunti a situazioni di ingovernabilità come quella che si è resa evidente dopo il voto sul bilancio dello Stato. Berlusconi come sempre dispensa la sua arroganza e, irremovibile, vuole mantenere la rotta senza neppure conoscere la méta verso la quale è diretto.

Acque agitate nella Lega. Se Berlusconi piange, neppure Bossi ride!

lega-Varese Il Senatur non demorde. I fronti che si sono aperti sono due, e il tenace inventore del "ce l'ho duro" è costretto a percorrerli entrambe. In primis sa bene che il sodalizio con Silvio Berlusconi deve continuare; la morte di uno significa la fine anche dell'altro. Si spinge persino a dire che “qualcuno vorrebbe trasformare lo stesso Premier addirittura in un criminale"! Probabilmente il leader del carroccio non è molto aggiornato sui numerosi rinvii a giudizio formulati nei confronti del presidente del Consiglio, ma neppure del dubbio crescente che sta ormai prendendo piede nel Paese. Risulta altresì chiaro che parli implicitamente ai frondisti del Pdl, appropriandosi del ruolo dell'istrione (che ben sa recitare) per chiamare a raccolta l'unità del centrodestra. Strano modo il suo... Un giorno tira la corda quasi minaccioso di "far saltare il banco", e il giorno dopo (potenza dei telefonini o degli incontri carsici) rilancia il contrario di quanto sembrava voler affermare. Ma adesso si è aperto anche un fronte ben più rischioso, quello interno alla stessa Lega. Lo scontento della base leghista è palese. L'incoerenza politica, l'impalpabilità nonché l'aspetto eclatante di un populismo al quale ovviamente non hanno seguito i fatti, ha posto più di una riflessione. Il Bossi non cede e rilancia, come sempre a modo suo, in barba ai sostenitori del concetto di democrazia. Dispone le sue truppe, sceglie i fedelissimi, probabilmente in vista di una resa dei conti interna che più di uno chiede. Gli uomini soli al comando non hanno mai durato a lungo, e forse il caso più longevo è proprio Berlusconi, anche se ne conosciamo la ragione e le dinamiche! A Varese è saltato il tappo, con l'elezione più che discussa del segretario provinciale fortemente voluto dallo stesso ispiratore principe dei sogni Padani. E' ben più di una contestazione quella avvenuta all'assise della città Lombarda! Un segretario imposto senza essere stato votato, ma solo sulla base dell'esplicita indicazione di Bossi. I Maroniani assenti, clima da scontro, spinte, parole dure che sfiorano la contrapposizione "fisica" e la resa, probabilmente, di quello che una volta veniva definito come "fenomeno Lega". Ricordiamo che Varese è la culla politica dalla quale il Senatur ha sempre attinto maggiore linfa e risultati; una culla impietosa che ieri gli ha voltato le spalle tanto da costringerlo" a ricorrere all'imposizione del nuovo segretario (Maurilio Canton) bypassando una votazione democratica. La platea gridava "voto...voto...", ma così non è stato, non poteva essere. Avrebbe forse significato l'anticipazione di una svolta ufficiale che si fiuta nell'aria da tempo. Il cuore della Padania ha fibrillato, e con lui il mito dell'invincibile quanto finora indiscusso leader. Le tessere strappate sono uno scherzo? Sembrerebbe più il prezzo pagato per una politica di fiancheggiamento al Berlusconismo dal quale si voleva attingere per arrivare a ben altri scopi. Risultato: un utile che non ha prodotto il sogno venduto per anni. Ai fini del quadro politico nazionale non può sfuggire un dato che va persino oltre le parole di un Bossi che "addita i dissidenti come fascisti", così come non fanno neppure più stupore parole come " verranno bastonati coloro che non si adegueranno e formeranno correnti". La realtà ci consegna la fine di una leadership che non si affida più sulla condivisione di quanto proposto, ma ricorre a metodi "poco ortodossi" per mantenersi in vita. La stampella di Berlusconi si sta piegando sotto i colpi di una giustizia sociale che reclama fatti, realtà diverse e nuove realtà di vita; non certamente il solo mantenimento di un gruppo dirigente che sta diventando a questo punto solo autoreferenziale. Del resto Bossi sa bene che non ha più niente da offrire all'operaio di Mirafiori; così come ha ben compreso che i lavoratori non sono sprovveduti, e che alla lunga comprendono anche le parole sapientemente forgiate sull'affabulazione. Anche a costo di ripeterlo fino alla noia, stiamo assistendo all'implosione del giocattolo che nell'immaginario somiglia sempre di più ad una demolizione controllata di un grosso edificio. Prima che questo non generi altre "vittime", che sia staccata una buona volta la spina a questo governo. Il Paese lo pretende!

Niente di nuovo sul “fronte” italiano. Ma gli “indignati” si preparano!

Da sinistra: il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, il consigliere regionale del Carroccio Renzo Bossi, il leader della Lega Nord Umberto Bossi, il senatore della Lega Fabio Rizzi ed il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, posano per una foto al termine del confronto, oggi 08 agosto 2011 a Gemonio (Varese).
ANSA/STEFANO PORTA Il copione non cambia di una virgola. Berlusconi non va in Aula, Bossi tratta da "somari" coloro i quali espongono il tricolore, e il Pd si rifugia nei seminari per trovare l'ispirazione politica che gli consenta una spallata decisiva per "buttar" giù questo governo. Come dire: "Niente di nuovo sul fronte italiano!" In verità c'è molta carne al fuoco ma è una lotta impietosa contro il tempo, anche se nessuno sembra volerlo capire. Probabilmente tutti sanno perfettamente ciò che accade ma altrettanto bene continuano a gestire la situazione in modo che niente cambi di una virgola. Tremonti e Berlusconi hanno in questo momento il destino simile se non proprio uguale. Entrambe sono "tenuti in vita" dalla scaltra e cinica politica di Bossi e della sua Lega. Lo spavaldo Senatur continua ad esibirsi e fare proclami ma è il primo a sapere che non farà nulla di quello che annuncia fino a quando avrà la possibilità di foraggiare il suo partito stando al governo.
Se questo cade la Lega scompare risucchiata nel vortice di contraddizioni e danni che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare l'azione governativa. Questa volta sarebbero gli stessi ceti meno abbienti sui quali aveva fatto presa togliendo voti e consensi persino alla sinistra, a chiedergli spiegazioni alle quali non avrebbe risposta da dare. Il populismo gridato è ormai alla fine ed allora meglio rimanere in plancia di comando più che si può! Il referendum per l'abrogazione della legge elettorale in vigore ha già raggiunto un numero considerevole di firme e tutto lascia da pensare che sarà la prossima scadenza alla quale saranno chiamati ad esprimersi i Cittadini italiani. Ecco spiegato l'annunciato quanto lento dispiegamento di forze di un Pd che sembra quasi non aver fretta. Il maggior partito dell'opposizione pensa a ritrovarsi in un appuntamento seminariale sulla Socialdemocrazia quando ogni giorno il nostro governo, soprattutto grazie a Berlusconi ed al suo principale socio & alleato che lancia strali dalla “sua” Padania, offrono spunti e materiale per un lavoro che non lascia dubbi alla strategia politica che dovrebbe esser portata avanti. Non esistono più regole tanto che lo stesso Berlusconi si permette pure di affermare che si trova in uno Stato di polizia! Di quale stato parli non è dato sapere, Lui che ne dovrebbe invece rispondere per primo in qualità di Presidente del Consiglio. Il dito medio di Bossi, un Ministro della stessa Repubblica (Brunetta) tranquillamente etichettato come "pirla", il Premier che se ne frega della magistratura e non si presenta ai processi né tanto meno si mette a disposizione degli Organismi deputati alle indagini, colpi di decreti dai contorni sorprendenti e allucinanti (futura e probabile abolizione dei certificati antimafia) altro ormai non sono che note di cronaca. In questa cornice depressiva, somigliante ad una fase distimica tendente al netto ribasso, l'opposizione pensa a studiare?!
Malgrado questo c'è anche un'Italia che non si arrende; è l'Italia dello stato di diritto, del Cittadino che sta organizzando la propria "indignazione" che sfocerà nella più che probabile manifestazione di piazza del 15 ottobre a Roma. Gli indignati crescono, sono sempre più numerosi, scoprono di avere troppe cose in comune e altrettante da rivendicare. Sono i tanti Cittadini precari, disoccupati, sfruttati, dilaniati dai provvedimenti che alla fine colpiscono sempre loro tanto da spingerli, sulla spinta del movimento che ha preso origine in Spagna, a "indignarsi" apertamente anche nel Nostro paese. La situazione non è delle più incoraggiati; non si può essere entusiasti, neppure quando si assiste alla costruzione di una protesta ampia e diffusa: è il chiaro segno della disperazione che si respira, della delusione, scontentezza, delle nubi che avvolgono il futuro di milioni di Persone. Forse anche Berlusconi e Bossi non sono altro che la punta di un iceberg che indica quanto siano gravi le condizioni cliniche di un sistema sociale ed economico che ha mostrato tutti i suoi limiti tanto da spingerci alla diagnosi di malattia in fase terminale.

Il garantismo resti sovrano ma qualcuno fermi il declino impietoso di un uomo che vuole persino sfidare la storia.

berlusconi in un processo La realtà parla da sola e riporta un dato ineludibile rappresentato dal fatto che qualcosa di buono questa crisi l'ha pur fatto: è riuscita a rendere evidenti le mancanze di un governo, quello italiano, e del suo Capo, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La cronaca è minuziosa nella ricostruzione di quello che per anni è stato un modo di gestire gli affari personali intrecciandoli con quelli del ruolo pubblico. Neppure la stampa ha guadagnato in tutto questo.

Intercettazioni: è di nuovo bufera su Berlusconi. Ancora una volta rinviato a giudizio!

Unipol Occorre fare una doverosa premessa sul fatto di rivolgere spesso e volentieri l'attenzione al "personaggio" Berlusconi, o semplicemente "B.", come è solito chiamarlo il buon Travaglio. Il problema è semmai opposto e costituito dall'egemonia informativa e mediatica che Lui stesso ha creato. Risulta così assai noioso dover parlare ogni giorno del "solito" argomento; ma come potrebbe non esser così quando tutto o quasi deriva da questo?

La solita favola del perseguitato: Berlusconi a Bruxelles per difendere l’Italia dalla sinistra

Berlusconi e VanRompuy Anche volendo, risulta impossibile non occuparsi di Berlusconi. Il Nostro eroe si è recato in trasferta europea per salvaguardare l'Italia dall'ambiguità delle opposizioni che, come Lui stesso afferma, "criticano la manovra per rovinare l'immagine del presidente del Consiglio". Nessun legame con i suoi "affari giudiziari" quindi, ma solo per "convincere l'Europa" della genuinità della politica governativa italiana che non fa altro che difendersi da questa "solita" sinistra.

Tagli allo stato sociale: è scontro bipartisan. Parti sociali e opposizione pronta a dare battaglia (fuori e dentro il Parlamento)

La voce delle parti sociali si sta alzando. Non troverà certamente un bel clima vista la rinnovata insistenza con la quale Jean Claude Trichet lancia l'ennesimo monito all'Italia. Si profilo un nuovo, duro, e probabilmente decisivo scontro, che vede al centro della discussione, udite udite, i componenti della stessa maggioranza. Se la Spi-Cgil è inferocita per il rischio di un più che probabile attacco alle pensioni, è lo stesso Bossi a brandire la spada contro tale ipotesi. Nessuno si illuda, il Bossi resta sempre il “Senatur” leghista che ben conosciamo, ma questa volta alla compagnia si sono aggiunte le parti sociali, forti di un rinnovato spirito battagliero dello stesso Pd, memore forse di essere la Forza politica numericamente più rappresentativa dell'opposizione. "Apprendo di anticipazioni sconcertanti di misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi", chiosa un deciso Bersani.
Non siamo quindi in presenza di stati allucinatori ma di una rabbia diffusa che esce dai confini del transatlantico di Montecitorio e della quale si fa interprete lo stesso Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista che chiama a raccolta "un'opposizione più ampia e incisiva" che dovrà ora dimostrarsi molto più presente rispetto al passato. "Dalle indiscrezioni è evidente che il governo vuole usare l'emergenza per scaricare la crisi sui soliti noti: lavoratori, pensionati e giovani in primo luogo. È infatti evidente che ogni aumento dell'età pensionistica corrisponde a migliaia di giovani che restano disoccupati e precari". Il segretario del Partito della Rifondazione Comunista non si ferma e avanza proposte concrete come "dimezzare le spese militari, tassa patrimoniale per chi possiede più di un milione di euro, aumento della tassazione delle rendite finanziarie, dimezzare i costi della casta, restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che delocalizzano, stop alle grandi opere". Come sottolinea lo stesso Ferrero, si può correre ai ripari senza "mettere le mani nelle tasche degli Italiani"! Il fantasma di un rimedio "costi quel che costi" viene denunciato anche da Pierpaolo Leonardi dell'esecutivo nazionale Usb che non manca di denunciare come vi sia in atto il tentativo e "la volontà di scaricare di nuovo i costi della crisi sul mondo del lavoro e sulle pensioni invece che colpire le rendite, la speculazione e chi effettivamente ha creato questa condizione, per questo saremo sotto Palazzo Chigi a dire no alle misure annunciate e per diffidare le parti sociali dal dare qualsiasi via libera al governo".
Seppur altalenante e ondivaga, anche la Cisl si mostra critica e prova a mettere i puntini sulle "I”, sottolineando che accetterà la patrimoniale "a condizioni che non gravi su chi ha solo una casa perché di solito le tasse in Italia le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono pagare di nuovo quando c'è una patrimoniale". Ad esplicitarlo è lo stesso segretario Raffaele Bonanni, leader della confederazione, dai microfoni di Uno mattina. Nello stesso tempo esibisce il disco verde nei confronti delle liberalizzazioni, soprattutto delle municipalizzate che non manca di definire come "l'ultimo scorcio di Unione Sovietica in Italia". Per rendere ancora meno chiaro il suo discorso, Bonanni ammonisce a "non toccare Finmeccanica, Eni, Enel e Poste perché sono quotate in Borsa e non vorremmo che facessero la fine dei gioielli di famiglia, spezzettati e venduti negli anni '90".
Diverso invece il tenore delle dichiarazioni rilasciate da Cantone della Spi-Cgil, che definisce come vergognose le decisioni del Governo che si avvia con chiarezza verso una politica tendente a "colpire le pensioni medio basse ed il sistema delle pensioni di anzianità; a tagliare risorse a comuni e regioni. Inoltre si vuole ridurre drasticamente i servizi socio-sanitari-assistenziali, intervenire pesantemente su reversibilità, accompagnamento ed invalidità, servizi per non autosufficienti e per completare l'opera - conclude Cantone - si vuole modificare la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori con la scusa di modernizzare il mercato del lavoro". La raffica di prese di posizione provenienti dalle parti sociali continua. E' ancora la Cgil che attraverso una nota a due mani redatta dal segretario Confederale Vera Lamonica, e dal responsabile del dipartimento Welfare, Sandro Del Fattore, riprende con forza l'argomento pensioni, sottolineando come "nel mirino del governo ci siano nuovamente le pensioni di anzianità: evidentemente il governo ha scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat". I due dirigenti sindacali con hanno dubbi nell'affermare il fatto che "si vuole accelerare in questo modo il meccanismo delle cosiddette quote (somma tra età anagrafica e contributiva). Quelle quote però sono state già abbondantemente superate. Ci si dimentica, infatti, che già con la manovra dello scorso anno è entrata in vigore la cosiddetta “finestra mobile” che prolunga di un anno la permanenza al lavoro. Ciò vale anche per i lavoratori e le lavoratrici che maturano i 40 anni di contribuzione".
Come possiamo vedere la prognosi resta riservata per quanto riguarda le sorti economico-sociali del Nostro paese; una situazione che evolve di ora in ora e che non mancherà sicuramente di colpi di scena. Resta il rammarico di notare come ancora una volta l'opposizione mostri di non saper approfittare dei varchi e nelle contraddizioni che spesso si aprono nella maggioranza governativa. La prospettiva politica di una forte opposizione, propositiva e coinvolgente anche di quell'ampio settore che non è rappresentato in Parlamento, stenta a decollare. Il tempo stringe e il "contro-diktat" in risposta allo stesso Trichet ed alla Bce che intenderebbe disegnare scenari apocalittici nel Nostro paese pur di far quadrare i propri bilanci, tarda ancora a venire.
Intanto in tarda serata il “Senatur” incontrerà a Roma il Silvio Berlusconi. Manterrà la linea annunciata o sarà l'ennesimo fuoco di paglia di un altrettanto inciucio di Palazzo? Affidarsi a queste speranze è la dimostrazione di quanto occorra far presto per creare una vera alternativa politica che si faccia veramente interprete dei diritti e delle aspettative di un Popolo ormai sfinito e sfiduciato.