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Assemblea Onu: Obama si prepara alle Crociate!

USA UNITED NATIONS GENERAL ASSEMBLY Assistiamo alla stessa farsa da decenni, eppure la trama riesce a colpire egualmente il "cuore" dell'opinione pubblica!
Culture secolari, religioni, e costumi altrettanto antichi, rimangono ogni volta imprigionati nel mirino di un meccanismo che privilegia la tutela del sistema Occidentale.
Ormai c'è la tendenza (voluta?) a generalizzare, non pensando che il "buono" e il "cattivo" esiste in ogni dove.

Obama canta le lodi all'Amico italiano. Gloria effimera quella di “super Mario”?

Monti e ObamaLa musica non è cambiata. La propaganda è ancora lo strumento attraverso il quale si cerca di fare il lavaggio del cervello alle Persone. La dimostrazione ci viene dalle "stupefacenti" esternazioni di Barack Obama sul Nostro Premier. C'è da dire che si tratta di parole pronunciate da un Presidente debole, qual è appunto Obama.

Obama spaventato dall’Europa: cronaca di una miopia che non sorprende più!

Obama - Linkedin.mod Non si può che essere d'accordo con Obama quando afferma che l'Europa non ha reagito (o meglio, lo ha fatto seguendo la logica del profitto a vantaggio esclusivo di una casta ristretta che tiene le fila del destino economico Continentale da anni) con la dovuta velocità alla crisi del 2007.
Corre l’obbligo però, di sottolineare come l’essere d'accordo su questo passaggio non significhi il fatto di poter replicare con altrettanta risolutezza alla sfrontatezza con cui il solerte (adesso!) presidente degli Stati Uniti cerca di vendere un prodotto in modo da arrivare alla riconferma del mandato presidenziale.
Barack Obama sembra dimenticare il ruolo determinante, attivo e probabilmente primordiale che gli stessi States hanno avuto nell'accelerazione dello sgretolamento di un “sistema” arrivato al culmine della sua parabola discendente. Vogliamo ricordare al presidente Obama la sconsiderata politica economica che ha permesso la prima crisi dei “subprime” sottolineando come siano state le prime avvisaglie della "mondialità" e del carattere strutturale di quella che negli anni si è trasformata in una tragedia socio-economica. In realtà crediamo che anche Lui sia cosciente del fatto che da questa crisi si uscirà probabilmente con le ossa più che rotte, e che uscirne con i soliti strumenti significa creare nuove disuguaglianze, fare nuove "vittime" e produrre nuovo sfruttamento, umano e sociale. Se da questa crisi riusciremo ad uscire potremo solo sperare nella presa di coscienza del fatto che occorrano politiche alternative, tali da non riproporre gli strumenti che l'hanno determinata. Non essendo "geneticamente" d'accordo sul fatto di cambiare indirizzo, né tanto meno di modificare un modello socio-economico che è da tempo improntato sul liberismo selvaggio, il presidente Obama si guarda intorno alla ricerca di qualcuno che possa scontare la pena al posto del grande paese del quale si trova alla guida. Perché tacere e non chiamare le cose con il loro nome? Da che mondo è mondo l'America ha cercato di risolvere le lacune che di volta in volta si creavano al proprio interno attraverso l'uso ambiguo della partecipazione a conflitti bellici (quasi sempre evitabili), sviluppando e incrementando l'attività delle industrie produttrici di armi, senza mai aver messo in conto un cambiamento che coniugasse la tanto sbandierata parola "libertà" a quella più realistica e improntata sulle opportunità sociali diffuse e accessibili ai più. Le parole scorrono veloci quando a pronunciarle è lo stesso presidente Americano, che coglie l'occasione della sua presenza come ospite al dibattito sul tema dell'occupazione organizzato da Linkedin, il social network che si rivolge prevalentemente ai professionisti: "L'Europa sta affrontando la crisi del debito pubblico ma non sta agendo abbastanza velocemente per risolvere il problema".
Già, debito pubblico… Si è mai chiesto Obama, chi e come si è formato questo debito pubblico? Oppure, ha mai pensato al motivo per il quale viene chiesto ai più deboli, ai ceti meno abbienti e soprattutto ai lavoratori dipendenti, di pagare questo debito al posto di chi in realtà l'ha causato?
Se la crisi è mondiale, non possiamo che confrontarci con queste problematiche. Scaricare le responsabilità su altri come spesso (per non dir sempre) è avvenuto, non è più proponibile. Così come chiedere che a pagare il frutto di questa crisi siano sempre ed ancora gli stessi. Lo hanno compreso gli "Indignados" in Spagna e molti altri movimenti popolari che si stanno sviluppando ovunque. Già molto tempo fa, da Porto Allegre partì un segnale che nessuno ha mai voluto ascoltare, quanto piuttosto avversare. Gli effetti nefasti di un processo globalizzante ha determinato una forte accelerazione alla dissoluzione di un intero sistema economico-sociale. Quello stesso sistema che da secoli produce ricchezza attraverso lo sfruttamento e la crescita del profitto a discapito dell'aumento di una crescente fascia di povertà. Crediamo che siano in pochi a meravigliarsi delle paure del Presidente Obama, al quale potrebbe venir risposto che non è la sola Europa che spaventa il mondo quanto l'ostinatezza e l'avidità di coloro i quali fanno di tutto per mantenere una situazione di privilegio di cui fanno, e continueranno a fare le spese, i più deboli; non a caso definiti ormai con il termine di "soliti noti".



Pubblicato su Dazebao.NEWS.it

Obama investe, Napolitano spera. In cosa..?

Napolitano a Rimini Cresce lo sconforto quando si assiste all'incredibile altalena di messaggi che provengono dal mondo della politica istituzionale. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riporta l'apprezzamento dell'Europa; di quale Europa non è dato sapere se non supporre. Forse quella di Trichet e Draghi, o meglio di Draghi e Trichet? O forse di quel gruppo di alti burocrati che non sanno neppure cosa siano i sacrifici del lavoro. Non sarebbe male fare rispettosamente presente al Presidente Napolitano il fatto che, la necessità di operare una manovra economica, non è mai stato oggetto di dubbi o contese quanto semmai le misure che in questa erano e sono contenute. Obama dagli States ci mette a conoscenza del suo piano da 450 miliardi di dollari per rimettere in moto l'economia Americana ponendosi come obbiettivo quello di aiutare la ripresa e la nuova occupazione per milioni di famiglie americane. Ahimè, non così avviene nel Nostro paese, dove invece si mette a conoscenza le famiglie italiane dei sacrifici che dovranno ancora una volta fare senza nulla ricevere in cambio! Quando si parla di manovra necessaria e urgente, enfatizzando i toni con la sottolineatura del plauso di Trichet, non si può che rimanere sconcertati. Peggio ancora quando questa manovra, che potrebbe ricevere apporti correttivi nel proseguo del suo iter Parlamentare, viene "rinforzata" da una "sottolineatura importante". Sotto quali auspici si svolgerà la discussione alla Camera? Sembra che a nessuno interessi sapere cosa comporta per gli Italiani questo percorso. Come se non contasse nulla il fatto che i tanto scontati tagli alla "casta" politica sono stati in realtà dimezzati, così come non si è ridotta una lira dalle spese militari, che la vera lotta all'evasione fiscale non sarà mai messa in pratica da questo governo e che nessuna tassa patrimoniale (non almeno quella che potrebbe avere una rilevanza sul bilancio nazionale) verrà presa in considerazione. Napolitano ha visitato la Sicilia fermandosi in Atenei e Ville governative ma forse sarebbe meglio che ascoltasse il pianto dei disoccupati delle Acciaierie Lucchini di Piombino, o la rabbia dei Portuali livornesi, o quella dei metalmeccanici della componentistica toscana. Sarebbe interessante ascoltare quello che direbbe a questi lavoratori, spesso precari e cassintegrati, sull'iter che sta portando alla demolizione dello Statuto dei lavoratori attraverso la passionale guerra personale portata avanti dal Crociato Sacconi attraverso il suo articolo 8. E' questo di cui sono soddisfatti Trichet e Draghi? Perché è di queste cose che il Popolo italiano ha voluto discutere scioperando, gridando e voltando le spalle alle regole finora perbenisticamente condivise. Un Popolo che ha ben capito che sarà ancora Lui a pagare per tutti; redditi bassi e lavoratori dipendenti, stop! Meglio essere precisi anche rischiando di annoiare: questa manovra ha difeso le rendite di posizione, i redditi dei ricchi, guardandosi bene dallo sfiorare quell'idea trasversale che incontrava anche l'approvazione di grossi imprenditori quali Montezemolo, De Benedetti, Profumo ed altri, sull'imposizione di una tassa patrimoniale che attingesse ai "super-redditi". Si invoca la coesione sociale quando la stessa è andata via da tempo? "Pagate perché qualcuno ha sbagliato per voi...". Si parla e riparla di crisi mondiale come se fosse nata dall'oggi al domani, come se la globalizzazione dei mercati non fosse mai esistita, come se sfruttamento e capitale viaggiassero sulla stessa carrozza. Il presidente della Repubblica, in visita a Palermo, non manca di sottolineare la necessità di una crescita economica del paese. Ma in quali condizioni pensa di trovarsi? Lo definisce un tema "stringente e drammatico", e ci è impossibile davvero dargli torto. Non si può tuttavia ignorare che una distinzione tra "comportamenti che lo stesso Presidente definisce "di ostacolo" per una ripresa anche "sociale e civile" non possono essere distribuiti senza attribuirne una paternità. Né soluzioni né tanto meno suggerimenti possono venire dalle colonne di un giornale, ma da queste può levarsi la testimonianza del sentire diffuso delle Persone, e non è poco. Quando il mondo del lavoro incrocia le braccia e le notizie di stampa non fanno altro che riportare notizie di indagini, procedimenti e inquisizioni a carico di un Premier, bè, ci consenta Signor Presidente, di pensare che l'unica soluzione possa essere quella di una legittima verifica popolare che può venire solo e soltanto dal responso di un ritorno alle urne.



Pubblicato su Dazebao.NEWS.it

Obama fa i conti e prepara il ritiro dall’Afghanistan.

Ormai è certo, l'America si sta preparando al ritiro sia pur graduale dall'impegno bellico in Afghanistan. Si attendono solo i numeri attraverso i quali Obama indicherà, questa sera in una conferenza prevista per le ore 20 (ore 2 di notte circa in Italia, ndr ) le modalità del ritiro delle truppe Statunitensi.
Possiamo ipotizzare mille congetture e scomodare chiunque ma ciò che riporta il New York Times è indiscutibile, le guerre costano, specialmente se non portano guadagno.
Obama si sta preparando per il secondo mandato e le cifre non giocano a suo favore. Il tasso di disoccupazione degli States rimane elevato, oltre il 9 per cento, e gli altri dati sulla sua gestione "dell'economia domestica" non sono confortanti.