Penati rinuncia alla prescrizione. Resta difficile fare chiarezza su un lungo periodo di storia politica.

Penati con Bersani Troppo vicino ai vertici, per troppo tempo con un ruolo di primo piano. Filippo Penati ha ceduto, almeno in parte, alla pressione di chi chiedeva una sua rinuncia alla prescrizione. "Se, al termine delle indagini che tuttora sono in corso, tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la prescrizione". Proprio su questo interviene Roberto Cornelli, segretario metropolitano di Milano non mancando di sottolineare come la lettera di Filippo Penati alla Direzione provinciale del Pd "risponda alle sollecitazioni di molti di noi che chiedevamo, nel caso in cui le indagini non portino già a un'archiviazione per mancanza di riscontri, che Penati rinunciasse alla prescrizione per garantire l'onorabilità di se stesso e mantenere vivo il rapporto di fiducia con il partito e con gli elettori. Penso che come partito ci debba interessare che non rimangano ombre sulle vicende sollevate dalle indagini. E adesso occorre, da veri garantisti (che lo sono per lo straniero senza permesso di soggiorno come per il politico), rispettiamo il cittadino Penati e il suo diritto di difendersi". Nel suo intervento, parlando della vicenda, Cornelli ha detto: "Sta iniziando una fase 2, nei fatti. La richiede la vittoria di Milano e l'opportunità che il governo di Milano possa finalmente orientare il segno delle politiche anche nell'area metropolitana milanese.
L'inizio di questa fase è stata segnata da vicende giudiziarie che ci hanno colti di sorpresa, sconvolti e che stanno segnando la ripresa della nostra attività politica dopo la pausa d'agosto. Vorrei dire innanzitutto che non ci sono elementi per parlare di un sistema Sesto, e che il nostro primo compito è quello di evitare di alimentare noi stessi questa rappresentazione distorta dei fatti". Nella sua convinta disamina dei fatti Cornelli prosegue affermando che " in questo ci aiuta il fatto che il gip nell'ordinanza sulla custodia cautelare abbia derubricato il reato da concussione a corruzione; il fatto che la Giunta sestese questa mattina abbia deciso di querelare tutti coloro che dicono o scrivono falsità ( e sono tante) sull'operato dell'Amministrazione, che non trovano riscontro alcuno; il fatto che la Giunta di Oldrini abbia deciso di costituirsi parte civile in qualsiasi processo potrà eventualmente seguire alle indagini preliminari in corso". "Mi preme inoltre dire - ha detto - che le indagini in corso non coinvolgono in nessun modo il Partito democratico a nessun livello, che i nostri bilanci sono assolutamente in regola e senza ombre, che non abbiamo ricevuto finanziamenti illeciti, che svolgiamo la nostra attività politica in modo trasparente, onesto e con passione - ha sottolineato Cornelli . Capisco bene che sono in tanti ad avere interesse a mettere sotto accusa il Partito Democratico, sia a Sesto, per le elezioni imminenti, sia a livello nazionale, per sostenere la tesi che non abbiamo le carte in regola per governare. E invece le carte in regola che le abbiamo, non solo per il nostro progetto per l'Italia, ma anche per l'affidabilità che diamo dal punto di vista etico, E non perché noi siamo antropologicamente superiori, ma perché riteniamo la legalità una precondizione del fare politica e ci siamo dotati di regole interne e un codice etico che costituiscono degli anticorpi rispetto a episodi di corruzione".
E' chiaro, senza rivolgere accuse o illazioni, andare con la mente ad una questione morale che non è mai stata risolta. Penati è stato per anni Presidente della Provincia di Milano, l'uomo più vicino a Bersani, segretario del PD, ed è difficile non pensare che questa decisione sia stata più che doverosa. La riprova di quanto sopra scritto ci viene dalle parole di Antonio Di Pietro, presidente dell'IDV: "Quando una nave va a sbattere sugli scogli sarà pure colpa del nostromo ma la responsabilità oggettiva se la porta a casa il comandante della nave". Intervenendo a 24 Mattino su Radio 24, Di Pietro affronta la questione morale. "La responsabilità penale è personale, ma il Pd che fa? Una cosa è la responsabilità penale e una è quella politica. Il Pd se lo tiene ancora in bilico con la sospensione o gli dice 'Penati, amico mio, quella è la porta. Vai in pace? Bisogna interrompere immediatamente questo rapporto fiduciario fino a quando quel signore non giustifica i suoi comportamenti. I fatti usciti non sono beghe politiche, c'è una questione morale che va affrontata". I Cittadini, le Persone, adesso più che mai sono stufi delle ambiguità che spesso vivono all'ombra della politica Nostrana. Questo si dovrebbe capire.
Non si tratta di giustizialismo, né tanto meno di giacobinismo, ma bensì di voglia di affermare proprio quei principi attinenti alla questione morale, unico argomento che potrebbe ridare credibilità ad un sistema politico inquinato e controverso. Bersani dalla festa del Pd a Modena, ribadisce che Filippo Penati "ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare". Il segretario del Pd ha commentato così la lettera con la quale l'ex presidente della Provincia di Milano ha annunciato di non volersi nascondere dietro la prescrizione nella vicenda delle tangenti per l'area Falck di Sesto San Giovanni. "È una vicenda certamente dolorosa - ha detto Bersani - però a poco a poco si vedrà la differenza. La lettera di Penati dice 'non mi nascondo dietro la prescrizione, rivendico l'innocenza, lasciate fare alla magistratura. Ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare. Spero che prima o poi qualcuno di questi commentatori attenti che, giustamente, seguono questa vicenda chiedano anche: ma Berlusconi, Verdini, Scajola, Milanese, come si stanno comportando? Stanno facendo dei passi indietro? Noi abbiamo un altro modo; presunzione di innocenza sì, però passi indietro".
Il discorso di Bersani è condivisibile ma resta il fatto che difficilmente sapremo cosa è avvenuto nel corso degli anni, in particolar modo ancora prima che i DS diventassero PD. Questo è il punto dirimente, politico e giudiziario, sul quale sarà comunque difficile stabilire la verità e la realtà dei fatti. Se ipoteticamente Penati ha intascato tangenti a partire dal 1984 ci sembra quanto mai difficile dimostrarlo. Ecco l'insistenza di vertici e Partito (PD) nel cercare di favorire la collaborazione piuttosto che l'inasprimento del dubbio. C'è un "passaggio" politico e giudiziario che rimarrebbe sospeso, malgrado Veltroni corra in soccorso al PD affermando proprio che "la vicenda Penati è gravissima e colpisce uno degli elementi fondativi del Pd che è nato per girare pagina, per cambiare modo di fare politica, per combattere corruzione e illegalità". Il compito che attende Luigi Berlinguer, europarlamentare che presiederà la Commissione di garanzia del PD che verrà riunirà il 5 settembre p.v. sarà veramente poco invidiabile.




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Il cuore di Berlusconi non gronda più sangue: resa della Lega, salta il tabù pensioni!

Bossi e Berlusconi Come sempre è l'unico a rimanere soddisfatto vendendo come perfetto il suo diabolico prodotto. Dopo le proteste di questi giorni, ultima delle quali, la manifestazione che ha visto partecipare 2000 sindaci a Milano, ci aspettavamo un minimo di riflessione (pia illusione se si pensa al tipo di governo che abbiamo!). Ecco invece spuntare la manovra bis. Berlusconi arriva a descriverla come una manovra più equa!? Si mostra orgoglioso di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani. E' vero, ha solo fatto in modo che siano Loro stessi a versarle sul conto in passivo di un Paese deturpato dalle nefandezze di questo governo! Meglio dire cosa "ci racconta" il Premier prima di dare un'interpretazione viziata all'accaduto.

Esplode a Milano la rabbia dei Sindaci: siamo noi la risorsa dell’Italia!

sindaci manifestano E venne il giorno dei sindaci. Al grido di "siamo noi la risorsa dell'Italia siamo noi", in oltre 2000 sindaci hanno sfilato per le vie di Milano contro i tagli iniqui della manovra imposta dal governo. Erano presenti, tra i tanti, Alemanno (Roma) Fassino (Torino) Marta Vincenzi (Genova) Pisapia (Milano) e persino Tosi, sindaco di Verona. Pisapia e Fassino hanno annunciato che la protesta dei sindaci si concluderà solo quando si vedranno risposte concrete, e dopo una VERA discussione con il governo. Tanto che, intorno alle 16, una delegazione composta da Fassino, Alemanno, Marta Vincenzi, Osvaldo Napoli e Attilio Fontana è stata ricevuta in Prefettura a Milano dal Ministro Maroni, reduce dall'incontro di Arcore tra Bossi e Berlusconi.

Prodi “parla” all’Europa con proposte credibili e dignitose. Il gioco si riapre inaspettatamente

Prodi-Merkel Un vento di speranza viene sollevato dalla lettera che Romano Prodi e Quadrio Curzio hanno inviato ieri (martedì 23 agosto, NDR) al Sole24Ore con una proposta che trova ampi consensi in campo politico ed economico. "Bisogna innovare di più con il varo di un Fondo finanziario europeo (Ffe) che emetta gli EuroUnionBond" e che sia garantito con le “riserve auree del Sistema europeo di banche centrali". Una proposta come dicevamo, che piace a molti, e in Italia trova addirittura una sintonia emergente tra maggioranza e opposizione. Il primo vantaggio dell'emissione di EuroUnionBond consiste nel fatto che "il Ffe non sarebbe opportunistico ma stabilizzante nella gestione dei titoli di Stato nazionali

Monito dei Vescovi contro la manovra. Bagnasco rispedisce al mittente le proposte del governo

Foto Mauro Scrobogna /  LaPresse18-02-2011 RomaPoliticaRicorrenza della firma dei Patti LateranensiNella foto: Angelo Bagnasco, Silvio BerlusconiFoto Mauro Scrobogna /  LaPresse18-02-2011 RomePolitica Commemoration of the Patti LateranensiIn the picture: Angelo Bagnasco, Silvio Berlusconi Tanto tuonò che piovve. La portata sociale negativa di questa paventata manovra trova un'ulteriore quanto importante espressione negativa in quella Rappresentanza sociale e religiosa rappresentata dalla Chiesa di Roma. Laicismo e ingerenza negli affari di Stato questa volta sono superati dal buonsenso, sia civile che Religioso. A puntare l'indice sull'inadeguatezza di questa manovra è stavolta Mons. Bagnasco, Presidente della Cei, che non va tanto per il sottile ammonendo sulle conseguenze che questa finirebbe per avere sulle Famiglie. Le sue parole risultano questa volta di una semplicità disarmante.

Gli “indignados” Italiani: giù le mani dall’Art. 18!

Landini -Airaudo-Fiom Siamo sicuri di aver compreso bene la portata di questa crisi e del significato reale della relativa "manovra" per contenerla? Può sembrare banale porsi queste domande ma non lo è se andiamo a fondo a certe questioni. Difficoltà economico-finanziarie e relative ricadute sociali si intersecano, e come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, questo è un governo che ormai naviga a vista, capace di qualsiasi cosa pur di mantenersi in vita. Ma nel suo modo di procedere rispecchia pur sempre un percorso che avvantaggia gli uni a sfavore di altri. Le ipotesi che si susseguono sono tutte da provare e da vagliare, ma non possiamo porci il problema di ciò che "troveremo dopo che (speriamo...) la tempesta sarà passata".

Tassa di solidarietà: malumori tra i calciatori. L'Italia affonda, ma il problema politico resta

 tassa di solidarietàB Ormai è navigazione a vista. Il timone vira da una parte all'altra senza che il timoniere lo sfiori. Ogni cinque minuti un presunto provvedimento e la certezza che la politica stia abdicando al volere dei potenti è più che una sensazione. Forse c'è ancora un barlume di coscienza e dovrebbe essere usata per capire che non si colpisce a macchia di leopardo ma secondo un principio di equità sociale. La tassa voluta da Tremonti sui redditi superiori ai 90mila euro suscita le proteste dei "lavoratori del pallone". "Super ricchi" per antonomasia che trovano pure il tempo per protestare. L'AD per eccellenza del calcio italiano, Adriano Galliani, parte in quarta e mette le mani avanti.

Tagli allo stato sociale: è scontro bipartisan. Parti sociali e opposizione pronta a dare battaglia (fuori e dentro il Parlamento)

La voce delle parti sociali si sta alzando. Non troverà certamente un bel clima vista la rinnovata insistenza con la quale Jean Claude Trichet lancia l'ennesimo monito all'Italia. Si profilo un nuovo, duro, e probabilmente decisivo scontro, che vede al centro della discussione, udite udite, i componenti della stessa maggioranza. Se la Spi-Cgil è inferocita per il rischio di un più che probabile attacco alle pensioni, è lo stesso Bossi a brandire la spada contro tale ipotesi. Nessuno si illuda, il Bossi resta sempre il “Senatur” leghista che ben conosciamo, ma questa volta alla compagnia si sono aggiunte le parti sociali, forti di un rinnovato spirito battagliero dello stesso Pd, memore forse di essere la Forza politica numericamente più rappresentativa dell'opposizione. "Apprendo di anticipazioni sconcertanti di misure che il governo si appresterebbe a varare. Se pensano di far pagare la manovra alla povera gente, dovranno vedersela con noi", chiosa un deciso Bersani.
Non siamo quindi in presenza di stati allucinatori ma di una rabbia diffusa che esce dai confini del transatlantico di Montecitorio e della quale si fa interprete lo stesso Paolo Ferrero, segretario del Partito della Rifondazione Comunista che chiama a raccolta "un'opposizione più ampia e incisiva" che dovrà ora dimostrarsi molto più presente rispetto al passato. "Dalle indiscrezioni è evidente che il governo vuole usare l'emergenza per scaricare la crisi sui soliti noti: lavoratori, pensionati e giovani in primo luogo. È infatti evidente che ogni aumento dell'età pensionistica corrisponde a migliaia di giovani che restano disoccupati e precari". Il segretario del Partito della Rifondazione Comunista non si ferma e avanza proposte concrete come "dimezzare le spese militari, tassa patrimoniale per chi possiede più di un milione di euro, aumento della tassazione delle rendite finanziarie, dimezzare i costi della casta, restituzione dei finanziamenti pubblici da parte delle aziende che delocalizzano, stop alle grandi opere". Come sottolinea lo stesso Ferrero, si può correre ai ripari senza "mettere le mani nelle tasche degli Italiani"! Il fantasma di un rimedio "costi quel che costi" viene denunciato anche da Pierpaolo Leonardi dell'esecutivo nazionale Usb che non manca di denunciare come vi sia in atto il tentativo e "la volontà di scaricare di nuovo i costi della crisi sul mondo del lavoro e sulle pensioni invece che colpire le rendite, la speculazione e chi effettivamente ha creato questa condizione, per questo saremo sotto Palazzo Chigi a dire no alle misure annunciate e per diffidare le parti sociali dal dare qualsiasi via libera al governo".
Seppur altalenante e ondivaga, anche la Cisl si mostra critica e prova a mettere i puntini sulle "I”, sottolineando che accetterà la patrimoniale "a condizioni che non gravi su chi ha solo una casa perché di solito le tasse in Italia le pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati che non possono pagare di nuovo quando c'è una patrimoniale". Ad esplicitarlo è lo stesso segretario Raffaele Bonanni, leader della confederazione, dai microfoni di Uno mattina. Nello stesso tempo esibisce il disco verde nei confronti delle liberalizzazioni, soprattutto delle municipalizzate che non manca di definire come "l'ultimo scorcio di Unione Sovietica in Italia". Per rendere ancora meno chiaro il suo discorso, Bonanni ammonisce a "non toccare Finmeccanica, Eni, Enel e Poste perché sono quotate in Borsa e non vorremmo che facessero la fine dei gioielli di famiglia, spezzettati e venduti negli anni '90".
Diverso invece il tenore delle dichiarazioni rilasciate da Cantone della Spi-Cgil, che definisce come vergognose le decisioni del Governo che si avvia con chiarezza verso una politica tendente a "colpire le pensioni medio basse ed il sistema delle pensioni di anzianità; a tagliare risorse a comuni e regioni. Inoltre si vuole ridurre drasticamente i servizi socio-sanitari-assistenziali, intervenire pesantemente su reversibilità, accompagnamento ed invalidità, servizi per non autosufficienti e per completare l'opera - conclude Cantone - si vuole modificare la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori con la scusa di modernizzare il mercato del lavoro". La raffica di prese di posizione provenienti dalle parti sociali continua. E' ancora la Cgil che attraverso una nota a due mani redatta dal segretario Confederale Vera Lamonica, e dal responsabile del dipartimento Welfare, Sandro Del Fattore, riprende con forza l'argomento pensioni, sottolineando come "nel mirino del governo ci siano nuovamente le pensioni di anzianità: evidentemente il governo ha scambiato il sistema previdenziale come una sorta di bancomat". I due dirigenti sindacali con hanno dubbi nell'affermare il fatto che "si vuole accelerare in questo modo il meccanismo delle cosiddette quote (somma tra età anagrafica e contributiva). Quelle quote però sono state già abbondantemente superate. Ci si dimentica, infatti, che già con la manovra dello scorso anno è entrata in vigore la cosiddetta “finestra mobile” che prolunga di un anno la permanenza al lavoro. Ciò vale anche per i lavoratori e le lavoratrici che maturano i 40 anni di contribuzione".
Come possiamo vedere la prognosi resta riservata per quanto riguarda le sorti economico-sociali del Nostro paese; una situazione che evolve di ora in ora e che non mancherà sicuramente di colpi di scena. Resta il rammarico di notare come ancora una volta l'opposizione mostri di non saper approfittare dei varchi e nelle contraddizioni che spesso si aprono nella maggioranza governativa. La prospettiva politica di una forte opposizione, propositiva e coinvolgente anche di quell'ampio settore che non è rappresentato in Parlamento, stenta a decollare. Il tempo stringe e il "contro-diktat" in risposta allo stesso Trichet ed alla Bce che intenderebbe disegnare scenari apocalittici nel Nostro paese pur di far quadrare i propri bilanci, tarda ancora a venire.
Intanto in tarda serata il “Senatur” incontrerà a Roma il Silvio Berlusconi. Manterrà la linea annunciata o sarà l'ennesimo fuoco di paglia di un altrettanto inciucio di Palazzo? Affidarsi a queste speranze è la dimostrazione di quanto occorra far presto per creare una vera alternativa politica che si faccia veramente interprete dei diritti e delle aspettative di un Popolo ormai sfinito e sfiduciato.

P3, concluse le indagini. Per Dell’Utri e Verdini (Pdl) si aprono quelle del rinvio a giudizio.

B. disperato Solo episodi di cronaca? E' questa, anche ammesso che gli stessi siano "episodi non rilevanti", la traduzione che certi politici trasmettono ai cittadini? Stiamo parlando dell'ex coordinatore nazionale del Pdl, forza maggioritaria di governo, Denis Verdini e del senatore più vicino al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri.

Precisa e circostanziata nella descrizione delle motivazioni, la Procura di Roma parla di "un'associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti di corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento diffamazione e violenza privata caratterizzata, inoltre, dalla segretezza degli scopi e volta a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". Gli "associati", sempre per la Procura romana, avrebbero fatto in modo di "influenzare la decisione della Consulta nel giudizio sul cosiddetto lodo Alfano" (si tratta di uno dei capitoli più discussi e dibattuti a livello politico nazionale degli ultimi anni!"). Ma non basta, "intervenivano ripetutamente sul vice presidente del Csm (all'epoca dei fatti Nicola Mancino), sui componenti del Csm per indirizzare la scelta dei candidati e incarichi direttivi (presidente della Corte di appello di Milano e Salerno, procuratore della repubblica di Isernia e Nocera Inferiore)". L'indagine si conclude citando le pressioni che venivano fatte da queste persone "sui magistrati della corte di Cassazione alla scopo di favorire una conclusione favorevole alla parte privata di cause pendenti sia di natura civile (Lodo Mondatori) che penale (ricorso contro la misura cautelare disposta dalla magistratura napoletana nei confronti dell'on. Nicola Cosentino)". Sulla base di questo Verdini e Dell'Utri rischiano di essere rinviati a giudizio per il reato di costituzione di associazione segreta e corruzione, mentre per l'ex sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino si parla di diffamazione. Il tutto rientra nell'inchiesta su quella presunta P3 che conta al momento venti indagati. Le parole usate dalla Procura di Roma sono taglienti quanto esemplificative; siamo in presenza di associazioni segrete che hanno una finalità pericolosissima e tendente a manipolare "il funzionamento degli organi costituzionali". I Giudici contestano pure l'abuso di ufficio al Governatore della Sardegna Ugo Cappellacci in particolare sulla nomina di Ignazio Farris all'Agenzia regionale dell'ambiente. Gli ambiti del "lavoro illecito e oscuro" riscontrato dai Giudici abbraccia una parte di vita politica italiana vitale per l'andamento ed il buon funzionamento della Nostra democrazia; ma si spazia anche in settori energetici, (business dell'eolico in Sardegna, con il coinvolgimento dell'imprenditore Flavio Carboni). Una rete costruita con l'intento palese di unire interessi, capitali e gestione pubblica in modo segreto, sommerso. Per la difesa di Verdini si tratta di accuse surreali, come se i giudici si fossero un bel giorno svegliati con le allucinazioni. Molto coperto e con pochi riferimenti, quasi a voler fare poco rumore, il coinvolgimento del Senatore Dell'Utri. Basta leggere quanto riportano gli organi ufficiali della destra governativa che sottolineano una sorta di "ridimensionamento" per alcuni soggetti indagati nella stessa indagine. Sullo stesso Dell'Utri si parla con due parole di inserimento nel registro degli indagati.

La domanda che sorge spontanea è come sia possibile considerare di secondo piano una notizia del genere. Si parla come è stato detto in apertura dei vertici del maggior partito della coalizione governativa, di un ex coordinatore e di uno tra gli amici e collaboratori più stretti del Premier Silvio Berlusconi. Quale credibilità può avere una parte politica infarcita di soggetti di questo calibro? Il garantismo è d'obbligo e solo quando la pensa è certa si può fare affermazioni compiute. Resta un vuoto e una questione morale, eterna e mai risolta nella politica italiana: in questo lasso di tempo è giusto che i soggetti indagati rimangano con i loro privilegi come se l'essere indagato non fosse che una semplice e insignificante procedura burocratica? Nessuno chiede una condanna immediata ma che almeno ci sia la serietà di autosospendersi per non lasciare nel dubbio il Cittadino che gli ha votati ed eletti. Ma l'Italia come ben sappiamo, continua a viaggiare su questi binari.

L’Italia in fase di liquidazione. Il timone misteriosamente trasferito nelle mani della Bce. (sottotitolo: Berlusconi vai a casa!)

crisi-default-1 Siamo in una fase storico-politica senza precedenti. Qualcuno ha già iniziato il "count-down" in vista di un possibile default italiano. C'è un puzzle da definire e soprattutto da capir meglio. Stiamo assistendo ad un evento incredibile: la sovranità Nazionale, la politica o meglio il Governo italiano, esegue il compitino assegnatogli dalla Comunità Europea. Berlusconi è stato criticato da alcuni dei "suoi" per aver messo la testa nel cappio, ma a questo punto è difficile pensare che così sia stato. Le dichiarazioni del presidente dell'Idv Di Pietro sono chiare e fanno capire bene ciò che probabilmente sta accadendo. "Da qualche giorno siamo un Paese commissariato e sotto tutela.

Berlusconi tranquillizza tutti, niente di nuovo su Marte

Berlusconi- Napolitano Il tanto invocato "scatto" non c'è stato. Nel discorso alla Camera, Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di voler giocare la carta dell'immagine, come quella di una scatola bella ma vuota al proprio interno.
I numeri sembrano non averlo scalfito malgrado il segno meno che nuovamente ha registrato Piazza Affari. Parla con la testa rivolta all'indietro, ricordando la fiducia datagli dall'Europa ma toltagli dalla Borsa stessa, dai segni negativi che indicano il segno tangibile di una manovra che non sembra affatto aver prodotto quella tanto decantata fiducia. Arriva persino a descrivere l’Italia come un paese "economicamente e finanziariamente solido".

La barca affonda, il Governo annaspa. Dal cilindro di Calderoli esce solo l’idea di un campus.

Calderoli La situazione è chiara e pochi hanno intenzione di vederla per il giusto verso. In realtà il governo naviga a vista. La crisi (benché sia realmente presente..) serve a giustificare l'inefficacia di una politica di ripresa che è ben lontana dall'esserlo! L'opposizione latita, o meglio la parte più cospicua di questa sembra quasi lasciare che tutto scorra senza batter ciglio. La cronaca ci riporta solo la dignitosa presa di posizione della sola Idv, niente di altro. La manovra economica è stata "fatta digerire" in maniera incredibile; a tagli si sono sommati tagli. Lo stesso Draghi aveva sottolineato la necessità di operare tagli non scriteriati e anche che questi, da soli, non sarebbero stati sufficienti.